Gli ultimi istanti condivisi in decollo: ti saluto così, Andrea!
Andrea, il nuovo anno ti ha portato via in un istante, lasciando un vuoto che pesa come il cielo quando si chiude. Pochi minuti prima eravamo insieme in decollo, a condividere una fetta di panettone e un sorriso leggero, il modo più semplice e più vero per salutare l’anno che iniziava. Ti guardavo e ripensavo al tuo percorso: da allievo curioso a istruttore competente, fino all’"Acro", la disciplina che amavi perché univa rischio, tecnica e libertà.
Poi quei cinque secondi. La vela che si chiude, ti avvolge, ti stringe come un bozzolo (voleva proteggerti?).
Cinque secondi in cui tu, che il cielo lo sapevi leggere come pochi, hai capito tutto.
Hai riconosciuto la traiettoria, l’inevitabile, la fine che arrivava rapida.
Non panico, non terrore: solo la lucidità di chi ha passato la vita sospeso tra aria e gravità.
E poi il silenzio, improvviso, senza dolore.
Ti saluto così, Andrea: con il ricordo di quel momento semplice condiviso in decollo e con la gratitudine per ciò che sei stato. Rimane il cielo, che ora ti appartiene più di prima.
Rimane il tuo passaggio, breve e luminoso, come una vela che sfiora l’aria e poi scompare oltre l’orizzonte.
Che il cielo che amavi ti accolga.

Cinque secondi in cui tu, che il cielo lo sapevi leggere come pochi, hai capito tutto.
Hai riconosciuto la traiettoria, l’inevitabile, la fine che arrivava rapida.
Non panico, non terrore: solo la lucidità di chi ha passato la vita sospeso tra aria e gravità.
E poi il silenzio, improvviso, senza dolore.
Ti saluto così, Andrea: con il ricordo di quel momento semplice condiviso in decollo e con la gratitudine per ciò che sei stato. Rimane il cielo, che ora ti appartiene più di prima.
Rimane il tuo passaggio, breve e luminoso, come una vela che sfiora l’aria e poi scompare oltre l’orizzonte.
Che il cielo che amavi ti accolga.
Paolo Alfonso Castagna
