L'uragano Melissa e la Dengue mettono in ginocchio Cuba: la testimonianza di don Adriano

Don Adriano Valagussa torna a scrivere da Cuba. Sul notiziario dell'Unità Pastorale di Monticello è stata infatti pubblicata l'ultima missiva inviata dal sacerdote che per un breve periodo, prima di partire nel 2017 alla volta dell'isola caraibica come fidei donum, aveva collaborato con don Marco Crippa, risiedendo nella casa parrocchiale di Torrevilla.
''Carissimi, è passata ormai una settimana dal passaggio dell'uragano Melissa e ancora la città mostra tutti i segni di distruzione che ha lasciato'' scrive il sacerdote originario di Verderio e per diversi anni alla guida della Parrocchia di Cassago. ''E’ stato il ciclone più forte di sempre ed è durato una notte intera. Moltissimi i danni materiali, ma soprattutto in molte persone si vedono le ferite che ha lasciato nel cuore. Tanti sono rimasti senza casa, anche perché le case erano ancora in legno, vecchie e malandate. Molti, anche la maggior parte della casa parrocchiale, sono rimasti senza tetto e un po’ alla volta si sta cercando di sistemare quello che si riesce''.
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Don Adriano Valagussa

Come ricordato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, il passaggio di Melissa – tra i tre uragani più intensi mai registrati nella regione atlantica – ha colpito duramente le province orientali di Santiago de Cuba, Granma, Holguín e Guantánamo, lasciando oltre 1,7 milioni di persone con danni alle abitazioni, un milione senza beni essenziali e più di 117.000 tuttora prive di accesso all’acqua potabile. Le stime indicano livelli di distruzione particolarmente gravi, con infrastrutture danneggiate, comunità isolate e sistemi idrici e sanitari compromessi. Proprio per questa ragione, anche l'Italia ha aderito negli scorsi giorni al Piano di Risposta all’uragano Melissa, coordinato dal Sistema delle Nazioni Unite a Cuba insieme ai principali partner internazionali, stanziando risorse economiche.
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Il sacerdote con monsignor Delpini in visita a Cuba nel 2023

Don Adriano non nasconde il timore per le conseguenze di questo evento naturale – che ha cambiato i volti di piazze e vie della città – anche sul fronte economico. ''Nei campi sono stati persi tutti i raccolti. Questo significa che tra un po’ mancherà il cibo e i prezzi aumenteranno sempre di più. Da più di una settimana siamo senza corrente e incomincia a mancare anche l’acqua. Ciò che più impressiona però – aggiunge il sacerdote è il volto della gente. Gli anziani, come quelli che vengono al comedor, hanno un volto triste, stanno lì seduti e non parlano. Gli altri che vedo nelle strade hanno un volto che manifesta preoccupazione, stanchezza non solo fisica ma anche interiore''. La violenta perturbazione registrata nelle scorse settimane non è che l'ennesima ''tegola'' per Cuba che, al netto della percezione che si ha da turisti, sta affrontando da tempo altri problemi, anche di natura sanitaria. Nella sua lettera don Adriano riferisce ad esempio, la diffusione impressionante di casi di Dengue, ma anche di Chincungulla, di Oropouche ''che, in concomitanza con una mancanza ormai cronica di medicine, ha avuto anche conseguenze mortali''. 
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Il ciclone Melissa ha imposto pure la chiusura delle scuole che hanno avuto seri danni.
''Tutto questo – aggiunge il sacerdote - per dire che per la gente tutto si è fatto più difficile. Il tempo della difficoltà è il tempo della persona. L’ho visto in questi giorni. Ho visto persone mostrare una disponibilità e una attenzione ai più bisognosi e ho visto persone che nella difficoltà si sono dati solo a rubare pensando così di salvare sé stessi. Ho visto persone mostrare una fede e una speranza e ho visto persone disperate cercando solo di dar la colpa a qualcuno. La difficoltà mostra chi sei veramente. E’ l’esperienza del limite che accompagna la nostra vita, ma è anche l’esperienza della grandezza del cuore dell’uomo che avendo un fondamento nella vita non si chiude in sé stesso e si apre all’altro che vede nel bisogno''.
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Don Adriano durante una messa celebrata a Cassago in occasione di uno dei suoi rientri in Italia

Don Adriano tuttavia, non abbandona l'ottimismo, sostenuto come sempre della fede. ''Cristo è questo fondamento che prende anche tutta la tua debolezza e la trasforma in opera e segno di speranza per sé e per gli altri. I bisogni sono tanti e non possiamo risolverli con quello che abbiamo, però sanno di non essere abbandonati. Per questo ringrazio il Signore che mi permette di stare qui con loro''.
Nel chiudere la propria corrispondenza con gli amici della Brianza, il sacerdote verderiese ringrazia chi periodicamente sostiene la sua missione, inviando medicinali, alimenti e offerte.
G.C.
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