Valaperta: ricordato l'eccidio dei quattro giovani partigiani
Ogni 3 gennaio, da moltissimi anni, forse già dal 1945, un corteo infreddolito ma determinato di numerose persone di età e provenienza disparate, cammina dalla chiesa di San Carlo di Valaperta fino al cippo memoriale dell’eccidio di quattro partigiani - Nazzaro Vitali, Natale Beretta, Gabriele Colombo e Mario Villa - il cui sacrificio viene oggi ricordato e celebrato durante una solenne cerimonia antifascista, preceduta da una messa.

Alle 20.15 di sabato 3 gennaio la parrocchia di Valaperta si è riempita di fedeli e di autorità civili e militari, familiari delle vittime, volontari dell’Anpi, volontari di numerose associazioni, forze armate, carabinieri e una numerosa parte di cittadinanza.

Don Massimo Santambrogio, nella sua omelia, ha ricordato che "siamo dentro ancora al tempo del Natale, anche se i fatti della storia sembrano strapparci via in fretta i momenti di gioia, che vorremmo più estesi. Le letture di oggi ci ricordano che il programma di Dio che Gesù cerca nei testi di Isaia è rivolto ai poveri, agli oppressi, ai prigionieri,alle categorie di umanità più sofferenti. L'evento di questa sera ci ricorda i prigionieri di una dittatura, come Nazzaro, Natale, Gabriele e Mario, che hanno cercato di sfuggire alla violenza''.

Al termine della funzione, Gaia Riva ha letto la “preghiera del Ribelle”, scritta da Teresio Olivelli, partigiano poi beatificato dalla Chiesa, i cui versi sferzanti e inarrestabili ancora oggi smuovono le coscienze:
“[...] Quanto piú s'addensa e incupisce l'avversario, facci limpidi e diritti. / Nella tortura serra le nostre labbra./ Spezzaci, non lasciarci piegare [...].” Dopo il commovente canto finale a cura del coro parrocchiale, i funzionari comunali, i presenti hanno dato inizio al corteo, illuminato solo dalla piccola ma ferma luce delle fiaccole nella notte fredda e nebbiosa. In silenzio hanno raggiunto il cippo commemorativo: una moltitudine di luci che a mano a mano si è fatta avanti nella nebbia.

Il sindaco Filippo Galbiati ha introdotto il discorso commemorativo, cedendo poi la parola alla collega di Lomagna, Cristina Citterio, che ha ricordato in un elaborato e impegnato discorso l’impegno che i giovani, come Nazzaro, Natale, Gabriele e Mario portano avanti, come a loro spetti il diritto e il dovere di prendere posizione e responsabilità nel complicato, violento, manipolato mondo di oggi.

''Il nostro Presidente della Repubblica Mattarella invita i giovani a essere coraggiosi, a essere generosi come la generazione che ottanta anni fa costruì l’Italia moderna. I quattro partigiani assassinati a Valaperta nel 1945 sono simboli eterni di quel sacrificio, di quella resistenza al potere oppressivo, ingiusto, prevaricatore che emerge costantemente, che continua a dilaniare il mondo''.

''Dobbiamo anche ricordarci che la pace è un modo di pensare. Non dimentichiamo che i quattro partigiani che oggi ricordiamo sono stati uccisi per vendetta, esacerbata da ulteriore violenza, come un processo chimico inarrestabile e ineludibile" ha aggiunto. “Siamo. E sentiamo. La ferita di ieri che non si lenisce, ma che acquisisce sempre più profondità, insieme alla lacerazioni di oggi, dove siamo oltre la soglia dell’allerta'' ha sostenuto Cristina Citterio, ricordando le circostanze contingenti che costringono frammenti di umanità in condizioni impietose.
''Siamo. È il tempo di gesti precisi, di parole costruite, è il tempo di gesti che esprimono disgusto per le armi e le azioni che portano al riarmo. La paura e l'odio si diffondono, conducono alla scellerata necessità di armarci, che ci viene ripetuta costantemente e presentata come l’unica soluzione''.

''Tutto ciò che accade nel mondo non è lontano da Valaperta: la tragedia inizia quando si tollera l'odio, quando ci si esime dal coraggio di dire no, quando si smette di dire siamo. Ma noi siamo. E sentiamo. Riappropriamoci della coscienza. La loro voce, la voce dei nostri partigiani, ci chiama, ci chiede di palpitare ancora in noi''. Un messaggio che mette in comunicazione diretta un evento commemorativo con un programma di azioni civili, di impegno personale e sociale, che trasmette rabbia e forza per emergere e opporsi alle crudeltà insensate del mondo.
Successivamente ha preso la parola Albero Magni, rappresentante di ANPI Lecco, che ha ripercorso nel dettaglio la vicenda che portò all’uccisione dei quattro partigiani ricordati.

''L'eccidio di Valaperta è tutto nelle mani dei fascisti. Un elemento comune tra nazismo e fascismo è identificabile nella sospensione dello stato di diritto, a favore dello stato di eccezione: quando il giuridico è inferiore al politico, il politico agisce fuori dal diritto'' ha spiegato Alberto Magni, che ha posto poi in evidenza - con una lucida e disincantata analisi - come molti procedimenti tipici di regimi totalitari o tendenti alla dittatura siano già degli infiltrati nella quotidianità, concludendo infine il proprio intervento citando Margaret Winkler.
''In uno dei suoi racconti, questa scrittrice narra del volo di ritorno a casa di una cicogna. L’animale sorvola terre bruciate, campi di miseria e di orrore, distese di distruzione. Ma noi, come la cicogna, conosciamo il nostro orizzonte: la resistenza conosce la direzione, il viaggio ha una meta ed è chiara, verso la quale sempre tendiamo''.
Alle 20.15 di sabato 3 gennaio la parrocchia di Valaperta si è riempita di fedeli e di autorità civili e militari, familiari delle vittime, volontari dell’Anpi, volontari di numerose associazioni, forze armate, carabinieri e una numerosa parte di cittadinanza.
Don Massimo Santambrogio, nella sua omelia, ha ricordato che "siamo dentro ancora al tempo del Natale, anche se i fatti della storia sembrano strapparci via in fretta i momenti di gioia, che vorremmo più estesi. Le letture di oggi ci ricordano che il programma di Dio che Gesù cerca nei testi di Isaia è rivolto ai poveri, agli oppressi, ai prigionieri,alle categorie di umanità più sofferenti. L'evento di questa sera ci ricorda i prigionieri di una dittatura, come Nazzaro, Natale, Gabriele e Mario, che hanno cercato di sfuggire alla violenza''.
Al termine della funzione, Gaia Riva ha letto la “preghiera del Ribelle”, scritta da Teresio Olivelli, partigiano poi beatificato dalla Chiesa, i cui versi sferzanti e inarrestabili ancora oggi smuovono le coscienze:
“[...] Quanto piú s'addensa e incupisce l'avversario, facci limpidi e diritti. / Nella tortura serra le nostre labbra./ Spezzaci, non lasciarci piegare [...].” Dopo il commovente canto finale a cura del coro parrocchiale, i funzionari comunali, i presenti hanno dato inizio al corteo, illuminato solo dalla piccola ma ferma luce delle fiaccole nella notte fredda e nebbiosa. In silenzio hanno raggiunto il cippo commemorativo: una moltitudine di luci che a mano a mano si è fatta avanti nella nebbia.
Il sindaco Filippo Galbiati ha introdotto il discorso commemorativo, cedendo poi la parola alla collega di Lomagna, Cristina Citterio, che ha ricordato in un elaborato e impegnato discorso l’impegno che i giovani, come Nazzaro, Natale, Gabriele e Mario portano avanti, come a loro spetti il diritto e il dovere di prendere posizione e responsabilità nel complicato, violento, manipolato mondo di oggi.
''Il nostro Presidente della Repubblica Mattarella invita i giovani a essere coraggiosi, a essere generosi come la generazione che ottanta anni fa costruì l’Italia moderna. I quattro partigiani assassinati a Valaperta nel 1945 sono simboli eterni di quel sacrificio, di quella resistenza al potere oppressivo, ingiusto, prevaricatore che emerge costantemente, che continua a dilaniare il mondo''.
Il sindaco di Casatenovo, Filippo Galbiati
Con una ricercata citazione alla poesia di Mariangela Gualtieri ''Quando non morivo'', la sindaca ha rimarcato quanto sia fondamentale affermare il ''siamo'' che percorre e orienta tutta la poesia: un tenersi collettivo di valori, di azioni, di parole scandite ad alta voce che afferma il dissenso, la disapprovazione, il disgusto insopprimibile che anima e deve animare la cittadinanza italiana tutta, l’umanità intera davanti a ogni forma di violenza e prevaricazione.''Siamo. È il tempo di gesti precisi, di parole costruite, è il tempo di gesti che esprimono disgusto per le armi e le azioni che portano al riarmo. La paura e l'odio si diffondono, conducono alla scellerata necessità di armarci, che ci viene ripetuta costantemente e presentata come l’unica soluzione''.
La sindaca di Lomagna, Cristina Citterio
La sindaca ha poi concluso il suo discorso, evidenziando come l'eccidio di Valaperta sia come un codice già scritto, che mette in evidenza la ripetizione di comportamenti che conducono a un finale già conosciuto:''Tutto ciò che accade nel mondo non è lontano da Valaperta: la tragedia inizia quando si tollera l'odio, quando ci si esime dal coraggio di dire no, quando si smette di dire siamo. Ma noi siamo. E sentiamo. Riappropriamoci della coscienza. La loro voce, la voce dei nostri partigiani, ci chiama, ci chiede di palpitare ancora in noi''. Un messaggio che mette in comunicazione diretta un evento commemorativo con un programma di azioni civili, di impegno personale e sociale, che trasmette rabbia e forza per emergere e opporsi alle crudeltà insensate del mondo.
Successivamente ha preso la parola Albero Magni, rappresentante di ANPI Lecco, che ha ripercorso nel dettaglio la vicenda che portò all’uccisione dei quattro partigiani ricordati.
''L'eccidio di Valaperta è tutto nelle mani dei fascisti. Un elemento comune tra nazismo e fascismo è identificabile nella sospensione dello stato di diritto, a favore dello stato di eccezione: quando il giuridico è inferiore al politico, il politico agisce fuori dal diritto'' ha spiegato Alberto Magni, che ha posto poi in evidenza - con una lucida e disincantata analisi - come molti procedimenti tipici di regimi totalitari o tendenti alla dittatura siano già degli infiltrati nella quotidianità, concludendo infine il proprio intervento citando Margaret Winkler.
''In uno dei suoi racconti, questa scrittrice narra del volo di ritorno a casa di una cicogna. L’animale sorvola terre bruciate, campi di miseria e di orrore, distese di distruzione. Ma noi, come la cicogna, conosciamo il nostro orizzonte: la resistenza conosce la direzione, il viaggio ha una meta ed è chiara, verso la quale sempre tendiamo''.
L.F.



















