Commento critico sulla programmazione sanitaria regionale 2026
La delibera regionale nr. 5589 del 30.12.2025 per la programmazione sanitaria per il 2026, assume come obiettivi quando già approvato nel piano sanitario 2024/2028 ed afferma che tutti gli obiettivi saranno realizzati a costo zero rispetto al 2025, in nome della cosiddetta “compatibilità economica”.
Un’impostazione che rende l’intero provvedimento poco credibile: non è possibile migliorare il sistema sanitario, ridurre le liste d’attesa e rafforzare la sanità di prossimità senza investimenti aggiuntivi.
Questa affermazione risulta ancora più grave se si considera che nel 2025 la Regione Lombardia ha stanziato circa 10 milioni di euro aggiuntivi rispetto al bilancio ordinario a favore del privato accreditato per la riduzione delle liste d’attesa, senza produrre risultati strutturali. Quelle risorse non hanno rafforzato il servizio pubblico, ma hanno aumentato la dipendenza dal privato, senza affrontare le vere cause delle criticità.
La delibera non contiene alcun bilancio sull’anno appena trascorso: nessuna valutazione degli esiti, nessuna analisi delle inefficienze, nessuna assunzione di responsabilità. Senza una lettura critica del passato, la programmazione per il futuro resta un esercizio retorico.
Il nodo centrale resta la totale assenza di investimenti sul personale sanitario e sociosanitario.
Non esistono:
- analisi del fabbisogno reale di risorse umane;
- piani per garantire il turnover a fronte di dimissioni e pensionamenti;
- misure per rendere attrattivo il lavoro nel servizio sanitario pubblico.
In queste condizioni, prevenzione e sanità di prossimità restano soltanto uno slogan.
Le Case di Comunità non rappresentano un nuovo modello organizzativo, ma un semplice cambio di nome dei poliambulatori esistenti, senza personale aggiuntivo né integrazione reale dei servizi.
Gravissima anche l’assenza di interventi sull’intramoenia, che in molte ASST ha ormai superato l’attività istituzionale, in violazione delle norme e a danno dell’equità di accesso alle cure.
Allo stesso modo, manca qualsiasi misura concreta per governare e controllare il sistema privato accreditato, che negli anni è diventato sempre più invasivo e condizionante nella programmazione sanitaria regionale.
Il caso della Città della Salute di Sesto San Giovanni è emblematico di questa deriva. A fine progetto, l’ASST Nord Milano si troverà a operare in un contesto con ben sei ospedali sullo stesso territorio:
2 ospedali pubblici: Ospedale di Sesto San Giovanni e Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo;
2 ospedali di rilevanza nazionale, entrambi IRCCS e fondazioni: Istituto Nazionale dei Tumori e Istituto Neurologico Carlo Besta;
2 strutture private: San Raffaele 2 e Multimedica, presente a Sesto San Giovanni dal 1996.
A questo si aggiunge un dato particolarmente significativo: le risorse regionali destinate alla Città della Salute sono passate da 280 milioni a 560 milioni di euro, di cui 40 milioni provenienti dallo Stato, qui la compatibilità economica è stata presa in considerazione?
Un raddoppio dell’investimento pubblico che evidenzia una scelta politica precisa, non accompagnata però da una strategia di rafforzamento dei servizi territoriali.
Il risultato è una concentrazione straordinaria di grandi strutture ospedaliere, pubbliche, fondazioni e private, senza una politica di riequilibrio territoriale, senza investimenti sulla medicina di base, sull’assistenza domiciliare e sulla presa in carico delle fragilità. Un modello iper-specialistico che attrae pazienti da tutta Italia, ma lascia scoperti i bisogni di salute quotidiani delle comunità locali.
In sintesi, questa programmazione delinea una sanità:
senza investimenti strutturali sul personale,
sempre più sbilanciata verso il privato,
povera di governo pubblico,
lontana dai bisogni reali dei cittadini.
**Una delibera che non governa il sistema sanitario lombardo, ma ne certifica le distorsioni.
Un’impostazione che rende l’intero provvedimento poco credibile: non è possibile migliorare il sistema sanitario, ridurre le liste d’attesa e rafforzare la sanità di prossimità senza investimenti aggiuntivi.
Questa affermazione risulta ancora più grave se si considera che nel 2025 la Regione Lombardia ha stanziato circa 10 milioni di euro aggiuntivi rispetto al bilancio ordinario a favore del privato accreditato per la riduzione delle liste d’attesa, senza produrre risultati strutturali. Quelle risorse non hanno rafforzato il servizio pubblico, ma hanno aumentato la dipendenza dal privato, senza affrontare le vere cause delle criticità.
La delibera non contiene alcun bilancio sull’anno appena trascorso: nessuna valutazione degli esiti, nessuna analisi delle inefficienze, nessuna assunzione di responsabilità. Senza una lettura critica del passato, la programmazione per il futuro resta un esercizio retorico.
Il nodo centrale resta la totale assenza di investimenti sul personale sanitario e sociosanitario.
Non esistono:
- analisi del fabbisogno reale di risorse umane;
- piani per garantire il turnover a fronte di dimissioni e pensionamenti;
- misure per rendere attrattivo il lavoro nel servizio sanitario pubblico.
In queste condizioni, prevenzione e sanità di prossimità restano soltanto uno slogan.
Le Case di Comunità non rappresentano un nuovo modello organizzativo, ma un semplice cambio di nome dei poliambulatori esistenti, senza personale aggiuntivo né integrazione reale dei servizi.
Gravissima anche l’assenza di interventi sull’intramoenia, che in molte ASST ha ormai superato l’attività istituzionale, in violazione delle norme e a danno dell’equità di accesso alle cure.
Allo stesso modo, manca qualsiasi misura concreta per governare e controllare il sistema privato accreditato, che negli anni è diventato sempre più invasivo e condizionante nella programmazione sanitaria regionale.
Il caso della Città della Salute di Sesto San Giovanni è emblematico di questa deriva. A fine progetto, l’ASST Nord Milano si troverà a operare in un contesto con ben sei ospedali sullo stesso territorio:
2 ospedali pubblici: Ospedale di Sesto San Giovanni e Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo;
2 ospedali di rilevanza nazionale, entrambi IRCCS e fondazioni: Istituto Nazionale dei Tumori e Istituto Neurologico Carlo Besta;
2 strutture private: San Raffaele 2 e Multimedica, presente a Sesto San Giovanni dal 1996.
A questo si aggiunge un dato particolarmente significativo: le risorse regionali destinate alla Città della Salute sono passate da 280 milioni a 560 milioni di euro, di cui 40 milioni provenienti dallo Stato, qui la compatibilità economica è stata presa in considerazione?
Un raddoppio dell’investimento pubblico che evidenzia una scelta politica precisa, non accompagnata però da una strategia di rafforzamento dei servizi territoriali.
Il risultato è una concentrazione straordinaria di grandi strutture ospedaliere, pubbliche, fondazioni e private, senza una politica di riequilibrio territoriale, senza investimenti sulla medicina di base, sull’assistenza domiciliare e sulla presa in carico delle fragilità. Un modello iper-specialistico che attrae pazienti da tutta Italia, ma lascia scoperti i bisogni di salute quotidiani delle comunità locali.
In sintesi, questa programmazione delinea una sanità:
senza investimenti strutturali sul personale,
sempre più sbilanciata verso il privato,
povera di governo pubblico,
lontana dai bisogni reali dei cittadini.
**Una delibera che non governa il sistema sanitario lombardo, ma ne certifica le distorsioni.
Milva Caglio, Sinistra italiana Lecco/AVS



















