Il barzaghese Andrea a Osaka: insegna l'italiano agli studenti giapponesi
Partire da un piccolo paese della Brianza e ritrovarsi a Osaka ad insegnare italiano agli studenti giapponesi non è proprio cosa da tutti. Oggi vi raccontiamo il percorso di Andrea De Leonardis: originario di Barzago, il 38enne vive in una delle metropoli più vivaci del Giappone dove lavora come certificatore di lingua italiana.
La passione per l’Oriente non è nata in lui all’improvviso. ''Fin da bambino - racconta Andrea - ho sempre nutrito molto interesse per Cina, Russia e Giappone, quindi leggevo e guardavo di tutto per saperne di più''.
Attorno ai 16 anni il barzaghese decide di prendersi un impegno con se stesso: ''Mi promisi che avrei provato almeno a studiare tutte e tre le lingue''.
Così Andrea si iscrive all'Università di Bergamo con il cinese quale lingua principale del proprio percorso di studi, frequentando nel frattempo anche lezioni di russo e di giapponese, spinto da un interesse personale che non accenna a diminuire.
Gli anni universitari e quelli subito successivi sono scanditi dai viaggi. ''Tra il 2009 e il 2013 ho fatto due vacanze studio in Cina e due in Russia'', esperienze che lo avvicinano in modo concreto alle culture che da tempo lo incuriosivano.
Nel 2014 arriva il passo più importante: si trasferisce a Shanghai, dove resterà fino al 2019. La Cina diventa casa sua per cinque anni, ma a un certo punto sente che è arrivato il momento di cambiare.
Vuole ''completare il terzetto'', come dice lui, dei Paesi orientali e decide di regalarsi un anno sabbatico di studio e lavoro part-time a Osaka. ''Alla fine mi sono trovato benissimo e ho deciso di vivere qui''.
Il filo conduttore del suo percorso professionale – sul quale nelle scorse settimane ha acceso i riflettori anche il periodico d'informazione del gruppo Il Paese Barzago - è la lingua italiana. Il primo contatto con l’insegnamento arriva con un tirocinio.
''Per l'università ho insegnato italiano ai bambini cinesi delle scuole elementari e medie… mi è piaciuto!'' spiega Andrea.
Nel 2014 un ex compagno gli chiede di lavorare con lui in una scuola di italiano a Shanghai e il barzaghese accetta. Quando poi approda a Osaka, dopo aver terminato il corso di lingua giapponese, sceglie di rimanere nello stesso ambito: ''Ho continuato ad insegnare italiano, sempre in una scuola di lingue''.
Passo dopo passo, costruisce la propria carriera da certificatore.
Non è un lavoro semplice, soprattutto quando si tratta di spiegare l’italiano a chi lo vede come una lingua lontana, complicata da quei meccanismi che per una persona madrelingua sono scontati. ''La cosa più difficile – ammette – è far capire concetti che noi diamo per ovvi''.
Con gli studenti asiatici, spesso, arrivano domande spiazzanti come ''perché esistono gli articoli?'', o ancora, ''perché i verbi cambiano così tanto?''. Interrogativi che costringono a ripensare la propria lingua da zero, a scomporla, renderla trasparente e a trovare esempi efficaci. Ma dietro a queste difficoltà ci sono anche molte soddisfazioni, soprattutto perché le persone che Andrea incontra scelgono di studiare italiano spinte da una vera curiosità verso il nostro Paese.
Un altro elemento che Andrea sottolinea è il clima lavorativo: ''Devo dire che sono stato fortunato, dal momento che ho sempre trovato ambienti sani. Un aspetto, a parer mio, molto importante''.
La scelta di approdare ad Osaka è stata ben ponderata. Prima di trasferirsi in Giappone, nel 2018, quando viveva ancora a Shanghai, Andrea aveva trascorso una settimana a Tokyo. ''L'ho trovata caotica, fredda e dispersiva e, dopo cinque anni in Cina, ero stanco di vivere in città così gigantesche''.
Così, informandosi tra YouTube, amici e conoscenti, individua Osaka come perfetta alternativa. ''Qui le persone sono più solari e hanno un tipico accento che le rende molto simpatiche. Inoltre, la città è molto vivibile offrendo ottimi servizi e opportunità''.
Il confronto tra Giappone e Italia, nella sua vita quotidiana, è continuo. ''Forse dirò una cosa un po' impopolare, ma, ad esempio, mi piace molto come la scuola e la famiglia responsabilizzino i bambini fin dalle elementari'', ci spiega.
Già da piccoli, infatti, i giapponesi vanno e tornano da scuola da soli, fanno molta attività fisica e partecipano attivamente alla cura degli spazi: puliscono le aule e i giardini, raccolgono i rifiuti per strada. ''Pensate che la scuola elementare del mio quartiere, una volta all’anno, manda i bambini ad aiutare i contadini per il raccolto del riso o delle patate''.
Si tratta di un modo di costruire senso civico a partire dai gesti più semplici. Dall’altro lato, però, ci sono elementi del vivere all’italiana che a suo avviso in Giappone mancano. ''Da noi italiani potrebbero apprendere il legame molto forte che nutriamo con la famiglia, che qui è un po' più freddo e distaccato, oltre che la leggerezza nel vivere''.
Andrea racconta infatti che anche solo coltivare i propri hobby è difficile: ''Purtroppo – osserva – molti giapponesi lavorano davvero tanto e trovano il tempo per dedicarsi alle passioni solo dopo la pensione''. Un equilibrio diverso, insomma, tra dovere e piacere.
Come molti italiani all’estero, anche Andrea tiene un piede nella propria cucina e uno in quella del Paese che lo ospita. Tra i suoi piatti preferiti, due classici: pizza e sushi, un binomio tanto semplice quanto rappresentativo dei suoi due mondi.
Per le occasioni speciali, però, le scelte si fanno più precise: ''Di italiano amo il risotto con l’ossobuco, mentre di giapponese adoro lo yakiniku, ossia una grigliata con carni in diverse salse accompagnate da contorni e verdure, riso e spaghetti freddi a scelta - che Andrea ci descrive essere - ideale per una serata con gli amici, dato che il cameriere porta tutto ma poi sei tu a cuocere la carne sulla griglia in mezzo al tavolo''.
Sul futuro, non si sbilancia troppo, ma per ora l’orizzonte resta fissato a Osaka. Andrea non ha progetti alternativi né in Italia né altrove e immagina i prossimi anni ancora in Giappone, senza però escludere a priori altre strade. ''Poi chissà, mai dire mai'', commenta con realismo.
A chi sogna un percorso simile al suo, tra estremo Oriente e lingua italiana, lancia un doppio invito. Il primo è quello di partire verso i Paesi a est solo se esiste un interesse autentico verso questa parte di mondo. ''Sembra un suggerimento banale, ma vi assicuro che ho visto diversi italiani scappare da qui a gambe levate per la profonda diversità che esiste'', sottolinea.
Il secondo suggerimento lo rivolge soprattutto alle generazioni più giovani: esplorare ciò che sta fuori dall’Occidente, anche senza prendere un aereo. Libri, documentari, corsi di lingua, cucina, arti marziali o altre discipline possono già da soli aprire prospettive nuove. ''A parer mio, è un ottimo modo per stimolare la curiosità, la consapevolezza e lo spirito critico in generale, sia come individui che come cittadini italiani'' evidenza con spiccata apertura.
''Ora, a quasi 40 anni, posso dire di aver mantenuto la promessa con il me stesso adolescente e ne sono felice!'' conclude Andrea, la cui storia, in fondo, è quella di un ragazzo di Barzago che ha trasformato questa sua curiosità in una professione e in uno stile di vita.
La passione per l’Oriente non è nata in lui all’improvviso. ''Fin da bambino - racconta Andrea - ho sempre nutrito molto interesse per Cina, Russia e Giappone, quindi leggevo e guardavo di tutto per saperne di più''.
Attorno ai 16 anni il barzaghese decide di prendersi un impegno con se stesso: ''Mi promisi che avrei provato almeno a studiare tutte e tre le lingue''.

Alcune immagini di Andrea De Leonardis
Così Andrea si iscrive all'Università di Bergamo con il cinese quale lingua principale del proprio percorso di studi, frequentando nel frattempo anche lezioni di russo e di giapponese, spinto da un interesse personale che non accenna a diminuire.
Gli anni universitari e quelli subito successivi sono scanditi dai viaggi. ''Tra il 2009 e il 2013 ho fatto due vacanze studio in Cina e due in Russia'', esperienze che lo avvicinano in modo concreto alle culture che da tempo lo incuriosivano.
Nel 2014 arriva il passo più importante: si trasferisce a Shanghai, dove resterà fino al 2019. La Cina diventa casa sua per cinque anni, ma a un certo punto sente che è arrivato il momento di cambiare.
Vuole ''completare il terzetto'', come dice lui, dei Paesi orientali e decide di regalarsi un anno sabbatico di studio e lavoro part-time a Osaka. ''Alla fine mi sono trovato benissimo e ho deciso di vivere qui''.
Il filo conduttore del suo percorso professionale – sul quale nelle scorse settimane ha acceso i riflettori anche il periodico d'informazione del gruppo Il Paese Barzago - è la lingua italiana. Il primo contatto con l’insegnamento arriva con un tirocinio.
''Per l'università ho insegnato italiano ai bambini cinesi delle scuole elementari e medie… mi è piaciuto!'' spiega Andrea.
Nel 2014 un ex compagno gli chiede di lavorare con lui in una scuola di italiano a Shanghai e il barzaghese accetta. Quando poi approda a Osaka, dopo aver terminato il corso di lingua giapponese, sceglie di rimanere nello stesso ambito: ''Ho continuato ad insegnare italiano, sempre in una scuola di lingue''.
Passo dopo passo, costruisce la propria carriera da certificatore.

Con gli studenti asiatici, spesso, arrivano domande spiazzanti come ''perché esistono gli articoli?'', o ancora, ''perché i verbi cambiano così tanto?''. Interrogativi che costringono a ripensare la propria lingua da zero, a scomporla, renderla trasparente e a trovare esempi efficaci. Ma dietro a queste difficoltà ci sono anche molte soddisfazioni, soprattutto perché le persone che Andrea incontra scelgono di studiare italiano spinte da una vera curiosità verso il nostro Paese.
Un altro elemento che Andrea sottolinea è il clima lavorativo: ''Devo dire che sono stato fortunato, dal momento che ho sempre trovato ambienti sani. Un aspetto, a parer mio, molto importante''.
La scelta di approdare ad Osaka è stata ben ponderata. Prima di trasferirsi in Giappone, nel 2018, quando viveva ancora a Shanghai, Andrea aveva trascorso una settimana a Tokyo. ''L'ho trovata caotica, fredda e dispersiva e, dopo cinque anni in Cina, ero stanco di vivere in città così gigantesche''.
Così, informandosi tra YouTube, amici e conoscenti, individua Osaka come perfetta alternativa. ''Qui le persone sono più solari e hanno un tipico accento che le rende molto simpatiche. Inoltre, la città è molto vivibile offrendo ottimi servizi e opportunità''.

Già da piccoli, infatti, i giapponesi vanno e tornano da scuola da soli, fanno molta attività fisica e partecipano attivamente alla cura degli spazi: puliscono le aule e i giardini, raccolgono i rifiuti per strada. ''Pensate che la scuola elementare del mio quartiere, una volta all’anno, manda i bambini ad aiutare i contadini per il raccolto del riso o delle patate''.
Si tratta di un modo di costruire senso civico a partire dai gesti più semplici. Dall’altro lato, però, ci sono elementi del vivere all’italiana che a suo avviso in Giappone mancano. ''Da noi italiani potrebbero apprendere il legame molto forte che nutriamo con la famiglia, che qui è un po' più freddo e distaccato, oltre che la leggerezza nel vivere''.
Andrea racconta infatti che anche solo coltivare i propri hobby è difficile: ''Purtroppo – osserva – molti giapponesi lavorano davvero tanto e trovano il tempo per dedicarsi alle passioni solo dopo la pensione''. Un equilibrio diverso, insomma, tra dovere e piacere.
Come molti italiani all’estero, anche Andrea tiene un piede nella propria cucina e uno in quella del Paese che lo ospita. Tra i suoi piatti preferiti, due classici: pizza e sushi, un binomio tanto semplice quanto rappresentativo dei suoi due mondi.
Per le occasioni speciali, però, le scelte si fanno più precise: ''Di italiano amo il risotto con l’ossobuco, mentre di giapponese adoro lo yakiniku, ossia una grigliata con carni in diverse salse accompagnate da contorni e verdure, riso e spaghetti freddi a scelta - che Andrea ci descrive essere - ideale per una serata con gli amici, dato che il cameriere porta tutto ma poi sei tu a cuocere la carne sulla griglia in mezzo al tavolo''.
Sul futuro, non si sbilancia troppo, ma per ora l’orizzonte resta fissato a Osaka. Andrea non ha progetti alternativi né in Italia né altrove e immagina i prossimi anni ancora in Giappone, senza però escludere a priori altre strade. ''Poi chissà, mai dire mai'', commenta con realismo.

Il secondo suggerimento lo rivolge soprattutto alle generazioni più giovani: esplorare ciò che sta fuori dall’Occidente, anche senza prendere un aereo. Libri, documentari, corsi di lingua, cucina, arti marziali o altre discipline possono già da soli aprire prospettive nuove. ''A parer mio, è un ottimo modo per stimolare la curiosità, la consapevolezza e lo spirito critico in generale, sia come individui che come cittadini italiani'' evidenza con spiccata apertura.
''Ora, a quasi 40 anni, posso dire di aver mantenuto la promessa con il me stesso adolescente e ne sono felice!'' conclude Andrea, la cui storia, in fondo, è quella di un ragazzo di Barzago che ha trasformato questa sua curiosità in una professione e in uno stile di vita.
M.E.


















