Il Dizionario del referendum/1. la Riforma della Giustizia spiegata dal dr. Colasanti

Con questa prima puntata apriamo la collaborazione con il dottor Dario Colasanti, magistrato presso il Tribunale di Lecco e referente del Comitato referendario "Giusto dire NO", per la Provincia lecchese. Il Magistrato proporrà ai lettori del network la rubrica che intitoliamo "Il dizionario del Referendum", con finalità rigorosamente informativa e divulgativa delle nozioni e delle questioni attinenti alla consultazione referendaria di marzo 2026.
"Nonostante la mia convinzione per il No - spiega il dottor Colasanti - il mio intento è di garantire la corretta informazione su pro e contro, in modo da semplificare il dibattito e rendere accessibili ai lettori anche concetti un po' astrusi o comunque piuttosto tecnici. 
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1° PUNTATA: cosa significa referendum costituzionale confermativo?

Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, salvo imprevisti, saremo chiamati a votare per un ennesimo referendum. 
Ma attenzione! Questo non è come molti altri fatti per abrogare una legge ordinaria, più o meno importante, che si rivela un inutile dispendio di soldi se non si arriva al 50% dei votanti. 
Questo referendum ha lo scopo di confermare la recente legge di revisione della parte della Costituzione sulla magistratura, legge che è molto discussa perché secondo alcuni la riforma è necessaria per avere giudici veramente terzi, mentre secondo altri ne metterebbe a rischio l’indipendenza, non diminuendo di 1 giorno la durata dei processi (toccheremo con calma i vari punti nelle prossime puntate). 
Dunque, è estremamente importante informarsi e andare a votare, perché si tratta di un tema molto tecnico, che non si limita a toccare uno specifico argomento ma che potrebbe rivoluzionare, nel bene o nel male, la Giustizia nel nostro Paese. 
In particolare, è importante andare a votare perché, a differenza di tanti referendum passati, chi è contrario alla riforma e vuole che tutto rimanga come decisero i Padri Costituenti, non può affidarsi al fatto che tanto la maggioranza non ci andrà e che quindi il referendum non passerà per mancato raggiungimento del quorum del 50% (che, come detto, in quanto caso non è previsto). Allo stesso modo, chi vuole che la magistratura cambi nel modo previsto della riforma, deve andare assolutamente a votare “si”, perché se vanno a votare in pochi, e tra quei pochi la maggioranza vota “no”, si rischia di dover subire la decisione di quei pochissimi. 
Ma perché proprio a noi tocca decidere una questione così delicata e complessa? La risposta è che ciò è previsto dall’art. 138 della Costituzione, quando il Parlamento ha approvato la revisione di una norma costituzionale ma con una maggioranza appena sufficiente (cioè non superiore a 2/3), così da coinvolgere direttamente tutti cittadini per una maggiore riflessione data l’estrema importanza della decisione. 
Siamo, così, chiamati all’impegno di approfondire e capire ciò di cui si discute, anche se ostico ed estraneo alle nostre conoscenze. Ma nei prossimi mesi ci saranno tante iniziative divulgative, tra cui questo “Dizionario”, che tenterà di parlare dell’argomento in maniera chiara e non inutilmente complicata. Premetto che chi scrive è un attivo sostenitore del “no”, ma la convinzione che la partecipazione consapevole di chi vota venga prima di tutto, mi ha spinto a proporre questa rubrica, che aspira ad essere oggettiva ed affidabile. 
E, allora, impegniamoci ed informiamoci! 
Come ci insegna la canzone di Giorgio Gaber, “Libertà è partecipazione!”. 
Alla prossima puntata.
Dario Colasanti


PS. Se qualcuno volesse indicazioni per approfondire può scrivere a redazione@casateonline.it

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