In vista del referendum, accendiamo i riflettori sulla riforma della giustizia

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Il 22 e 23 marzo prossimi, al netto di eventuali ricorsi, si svolgerà il referendum per la riforma della giustizia e la CISL Monza Brianza Lecco, in linea con la sua natura di sindacato pluralista ha voluto essere vicino ai suoi iscritti, non fornendo indicazione di voto ma entrando nel il merito delle modifiche proposte e dell’iter referendario ad esse connesso.

A tal fine, venerdì 9 gennaio, presso la CISL di Monza, si è svolto un convegno aperto al pubblico con l'avvocato penalista Andrea Biganzoli, che ha reso possibile un momento di approfondimento e confronto sulla norma costituzionale e il referendum.

La riforma costituzionale del 30 ottobre 2025 modifica in maniera sostanziale l’assetto del potere giudiziario in Italia, segnando il punto d’arrivo di un confronto di durata pluridecennale fra le diverse componenti che animano sia il mondo politico che quello giuridico, confronto destinato ad allargarsi all’intera opinione pubblica proprio in ragione della sua implicazione referendaria.

Per un verso i fautori della riforma, fra cui una quota significativa dell’Esecutivo e una parte delle associazioni forensi, reputano che una radicale distinzione tra pubblici ministeri e giudici corrobori la terzietà di questi ultimi. Proprio a garanzia di una maggiore indipendenza reciproca, l’attuazione di due Consigli superiori separati. In tale prospettiva la riforma, lungi dal minare l’autonomia della magistratura, ne consoliderebbe l’equilibrio interno, garantendo che il potere giudicante non possa essere in alcun modo commisto al potere requirente.

La componente critica, composta da correnti della magistratura e da giuristi, paventa una deleteria frammentazione del potere giudiziario, che cela, come sostenuto ad esempio dall’ANM, “un disegno di indebolimento della magistratura, realizzato essenzialmente attraverso la separazione dell’unico ordine giudiziario mediante la previsione di due diversi Csm, uno per i giudici e l’altro per i pubblici ministeri, con un subdolo affidamento della direzione dei due organi alla componente di nomina 
politica, e mediante l’attribuzione della competenza disciplinare ad un’Alta Corte, che si configura come un tribunale speciale previsto solo per la magistratura ordinaria”.

Ulteriore oggetto di controversia la posizione del pubblico ministero. Da una parte si teme che a lungo andare una magistratura requirente troppo autonoma possa subire un eccessivo controllo da parte dell’Esecutivo, dall’altra che possa trovarsi in posizione di minor forza rispetto a quella giudicante. 

Il merito insomma non verte su dati di natura strettamente tecnico-giuridica bensì attiene a una diversità di visioni politiche sul ruolo cui è o dovrebbe essere chiamata la magistratura nel nostro ordinamento democratico. Da una parte si ribadiranno i vantaggi di cui sarebbe latrice la riforma in termini di indipendenza e chiarezza di ruoli. Per altro verso si insisterà invece sui rischi di frammentazione del potere giudiziario e sulle difficoltà possibili di coordinamento tra giudici e pubblici ministeri.

Anche la Cisl reputa la separazione delle carriere non soltanto una questione di natura tecnica, bensì il mettere a tema ancora una volta il rapporto tra giustizia e democrazia, le forme e i modi in cui la Carta costituzionale garantisce l’indipendenza dei magistrati e a un tempo l’efficienza e la trasparenza del sistema giudiziario. Ed ecco perché tutto ciò merita la massima attenzione in termini di conoscenza e partecipazione di chi noi rappresentiamo, lavoratrici e lavoratori, pensionate e
pensionati ovvero cittadine e cittadini della Repubblica.
Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco
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