Oggiono: al Bachelet l'HIV sul palco e negli interventi degli esperti

Una mattinata interessante quella in scena quest’oggi presso il PalaBachelet di Oggiono, dove il teatro è stato chiave di lettura ideale per parlare ai ragazzi di una tematica molto importante: l'HIV.
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Protagonista il libro ''La cura inaspettata - L’HIV da peste del secolo a farmaco di precisione'' scritto a quattro mani dal dottor Alessandro Aiuti, primario dell’Unità Operativa di Immunoematologia Pediatrica IRCCS dell’Ospedale San Raffaele di Milano, e da Anna Maria Zaccheddu, divulgatrice scientifica presso Fondazione Telethon.
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Il dottor Alessandro Aiuti

L'opera è stata riadattata in un breve spettacolo teatrale, il quale ha attraversato non solo le varie fasi di studio e scoperta della malattia, ma anche la biografia del dottor Aiuti, un luminare nel suo campo, grazie soprattutto alla passione trasmessagli dal padre.
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Ferdinando Aiuti e Rosaria Iardino

Fernando Aiuti è stato infatti uno dei primi in Italia ad occuparsi di AIDS, quando l’epidemia era solo agli inizi. Egli è stato protagonista di una celebre foto del 1991, in cui bacia una giovane donna sieropositiva, Rosaria Iardino, scattata proprio per abbattere lo stigma associato all’HIV.
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Alessandro Aiuti, cresciuto in mezzo alle battaglie sociali e alla passione del padre verso la ricerca scientifica, ha in parte seguito le sue orme, specializzandosi però nel settore della terapia genica.
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''Nel libro ho raccontato una storia attraverso gli occhi della mia famiglia - ha affermato - per permettere a tutti di conoscere i grandi passi che ha svolto la scienza per conoscere la malattia, cosa significa fare scienza con passione e cosa vuol dire avere davanti a sé persone affette da malattie prima incontrollabili''.
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Il professor Gerolamo Giovanni Lozza

Infatti, il suo impegno ha portato lui e il suo team ad ottenere nel 2016 la prima terapia genica al mondo con cellule staminali per l’ADA-SCID, seguita nel 2020 da quella per la leucodistrofia metacromatica, che vede l’HIV come punto di partenza.
''In questo modo siamo riusciti a trasformare il virus in uno strumento per restituire speranza ai bambini affetti da queste rare patologie''. Oggi, la ricerca sta proseguendo su altre malattie, come la sindrome di Hurler, la beta-talassemia e la sindrome di Wiskott-Aldrich.
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Valentina Maurelli di Fondazione Telethon

Tutti questi contenuti sono stati magistralmente resi accessibili ai ragazzi attraverso un potentissimo strumento: l’arte. In particolare, il riadattamento teatrale è stato frutto del lavoro del regista e professore Alessandro Carnevale Pellino, insegnante degli Istituti Edmundo De Amicis di Milano.
''Oggi avete assistito ad uno spettacolo inscenato da ragazzi della vostra età del nostro indirizzo di scienze umane. Il tutto è nato dall’idea di una nostra ex studentessa, la quale voleva organizzare un evento incentrato proprio su ''La cura inaspettata''. Così - ha raccontato Pellino - ho letto e studiato il libro, portando sul palco le storia della scoperta scientifica, oltre che del dottor Aiuti e di suo padre''.
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Il professor Alessandro Pellino

Moderati da Valentina Murelli, divulgatrice scientifica della Fondazione Telethon, gli interventi del medico e del professore si sono uniti a quelli della dottoressa Anna Maria Zaccheddu, anche lei autrice, come si accennava sopra, del libro fulcro della mattinata. Zaccheddu ha ripreso i momenti cruciali della sensibilizzazione al tema dell’HIV partendo dal 1981, quando la malattia iniziava a mietere le sue prime vittime.
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La dottoressa Anna Maria Zaccheddu

''Purtroppo, anche voi ragazzi oggi siete familiari alla parola ''pandemia'' a seguito di quella del Covid-19, quindi potete capire quanto si fosse estesa la malattia, ancora oggi assai presente. La ricerca si è attivata e oggi la patologia è controllabile. Tuttavia, è stato necessario sensibilizzare la popolazione sull’argomento - raccontando come in - diversi personaggi dello spettacolo, da Rock Hudson a Freddie Mercury, si sono fatti avanti per parlarne''.
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Un tema non semplice da affrontare, ha dato vita ad un momento di riflessione, oltre che di speranza, nelle giovani menti del Bachlet. Oggi è stato dimostrato come un argomento apparentemente destinato ai soli ''addetti ai lavori'', si intersechi indissolubilmente a battaglie sociali importanti e da non dimenticare.
M.E.
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