Mandic: tra un passato glorioso e un futuro denso di incertezze
C’erano tutti, direttori di strutture complesse e responsabili di strutture semplici. Forse mai in passato, come sabato 17 gennaio, il San Leopoldo Mandic si è fisicamente presentato ai cittadini del “suo” bacino. La festa per i 175 anni dalla fondazione dell’ospedale è stata trasformata in una grande opportunità: quella di “mettere assieme” tutti i dirigenti per rafforzare quello spirito di squadra che, al Mandic, è già vivo e operativo da tempo.
Una festa, dunque. Ma è abbastanza per scacciare le preoccupazioni? No, non lo è. E pur con tutto l’impegno profuso nell’iniziativa – prima “popolare” poi “istituzionale – da Marco Trivelli, la sensazione di “vuoto” oltre le slide, resta.
Anche senza pensare all’eventuale applicazione del D.M. 70 – e ancor meno al drammatico disegno di legge delega approvato qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri – restano per il nostro ospedale domande sospese, aspettative inevase, nuovi timori.
Inutile fare il consueto elenco dell’offerta sanitaria che prima c’era e ora non c’è più. Basta solo citare la soppressione nei fatti di Ostetricia-Ginecologia, un attacco diretto, violento, ideologico contro Gregorio Del Boca, costato a centinaia e centinaia di partorienti, trasferte disagevoli e la rinuncia a un professionista di assoluta grandezza.
E, non ce ne voglia, ma i fatti e i tempi sono incontrovertibili: il de profundis del reparto porta la firma Marco Trivelli.
Ripartire con quel che resta e tentarne il rilancio era lo scopo primo dell’iniziativa collimata con l’anniversario dell’ospedale (una storia lunghissima, quella del Mandic, che pochi ospedali possono vantare).
La piega subìta con l’inserimento organizzativo della Direzione Strategica, non ha comunque vanificato lo scopo dell’evento: portare fisicamente l’ospedale in piazza. Anche se non tutti i direttori di strutture complesse hanno potuto – com’era nelle intenzioni originarie – spiegare i punti di forza dei propri reparti. Quelle particolarità che rispetto ad altri presidi possono fare la differenza.
Preoccupa il ritornello snocciolato da diversi oratori, sul “fare rete”, “essere nel sistema”. Attenzione a seguire le sirene del “facciamo rete con altri presidi” perché si rischia la demolizione di altre strutture complesse, come in passato – purtroppo citato da nessun relatore – è accaduto.
Ci sarebbero tante cose da aggiungere ma una va detta: il miglior intervento, forse, l’ha svolto Mauro Piazza, sottosegretario regionale che parlando del D.M. 70/2015 – devastante, se applicato alla lettera - ha spiegato che la Lombardia lo applicherà in maniera critica e ragionata, alla luce della grande difformità territoriale che caratterizza la nostra Regione.
Un calcolo su un bacino di 300mila abitanti – uno dei parametri per mantenere il Dea di 1° livello – un conto è se applicato alla città, un altro a un ambito composto da 84 comuni, due comunità montane, una propaggine lacustre fino al confine con la provincia successiva. E Piazza ha bene illustrato questo concetto. Regalando un po’ di serenità a quanti, letto con cura il Decreto, già temevano (e purtroppo ancora temono) provvedimenti distruttivi.
Una festa, dunque. Ma è abbastanza per scacciare le preoccupazioni? No, non lo è. E pur con tutto l’impegno profuso nell’iniziativa – prima “popolare” poi “istituzionale – da Marco Trivelli, la sensazione di “vuoto” oltre le slide, resta.
Anche senza pensare all’eventuale applicazione del D.M. 70 – e ancor meno al drammatico disegno di legge delega approvato qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri – restano per il nostro ospedale domande sospese, aspettative inevase, nuovi timori.
Inutile fare il consueto elenco dell’offerta sanitaria che prima c’era e ora non c’è più. Basta solo citare la soppressione nei fatti di Ostetricia-Ginecologia, un attacco diretto, violento, ideologico contro Gregorio Del Boca, costato a centinaia e centinaia di partorienti, trasferte disagevoli e la rinuncia a un professionista di assoluta grandezza.
E, non ce ne voglia, ma i fatti e i tempi sono incontrovertibili: il de profundis del reparto porta la firma Marco Trivelli.
Ripartire con quel che resta e tentarne il rilancio era lo scopo primo dell’iniziativa collimata con l’anniversario dell’ospedale (una storia lunghissima, quella del Mandic, che pochi ospedali possono vantare).
La piega subìta con l’inserimento organizzativo della Direzione Strategica, non ha comunque vanificato lo scopo dell’evento: portare fisicamente l’ospedale in piazza. Anche se non tutti i direttori di strutture complesse hanno potuto – com’era nelle intenzioni originarie – spiegare i punti di forza dei propri reparti. Quelle particolarità che rispetto ad altri presidi possono fare la differenza.
Preoccupa il ritornello snocciolato da diversi oratori, sul “fare rete”, “essere nel sistema”. Attenzione a seguire le sirene del “facciamo rete con altri presidi” perché si rischia la demolizione di altre strutture complesse, come in passato – purtroppo citato da nessun relatore – è accaduto.
Ci sarebbero tante cose da aggiungere ma una va detta: il miglior intervento, forse, l’ha svolto Mauro Piazza, sottosegretario regionale che parlando del D.M. 70/2015 – devastante, se applicato alla lettera - ha spiegato che la Lombardia lo applicherà in maniera critica e ragionata, alla luce della grande difformità territoriale che caratterizza la nostra Regione.
Un calcolo su un bacino di 300mila abitanti – uno dei parametri per mantenere il Dea di 1° livello – un conto è se applicato alla città, un altro a un ambito composto da 84 comuni, due comunità montane, una propaggine lacustre fino al confine con la provincia successiva. E Piazza ha bene illustrato questo concetto. Regalando un po’ di serenità a quanti, letto con cura il Decreto, già temevano (e purtroppo ancora temono) provvedimenti distruttivi.
Claudio Brambilla


















