Casatenovo: guardia medica rapinata, chiesti tre anni (in abbreviato) per l'aggressore

banner bglobohomebig-55870.jpg
Tre anni di reclusione oltre al pagamento di una multa di 1800 euro: è la richiesta di condanna formulata ieri mattina in Tribunale a Lecco, dal sostituto procuratore Pasquale Esposito nei confronti dell'imputato classe 1991 chiamato a rispondere di rapina impropria presso la postazione della Guardia Medica di Casatenovo, nella sede ASST di Via Monteregio. 
Nel maggio dello scorso anno infatti, l'uomo – stando alle contestazioni mosse della Procura a suo carico - avrebbe strappato con la forza due prescrizioni e un timbro medico alla dottoressa di turno; al tentativo di quest'ultima di fermarlo l'avrebbe infine colpita, guadagnandosi così la fuga. 
Una volta risaliti alla sua identità, nei giorni successivi all’aggressione i carabinieri avevano tentato più volte di convocarlo per l’interrogatorio preliminare (novità giuridica introdotta di recente nell'ambito della riforma Nordio in materia di misure cautelari) senza però riuscire a rintracciarlo. Qualche settimana più tardi era così scattato l'arresto, con la traduzione del 34enne - oggi residente nel vimercatese, all'epoca domiciliato in provincia di Lecco - a San Vittore, dove è rimasto sino all'inizio di ottobre. 
Una richiesta di misura cautelare – quella della detenzione in carcere – nel frattempo sostituita con gli arresti domiciliari e applicazione del braccialetto elettronico.
asstcasatenovo.jpg (41 KB)
Il suo difensore, l'avvocato Francesca Cascione del Foro di Monza, lo scorso ottobre aveva chiesto l'ammissione al rito abbreviato, condizionato però all'escussione di un proprio consulente: un medico specialista che ben conosce la patologia neurologica di cui è affetto il proprio assistito e che, a detta del legale, potrebbe aver condizionato la condotta messa in atto quella domenica mattina a Casatenovo, ai danni della dottoressa ''aggredita''. 
Una richiesta ritenuta fondata dal giudice per le udienze preliminari Salvatore Catalano che al termine dell'udienza dello scorso 11 novembre, aveva disposto a carico dell'imputato la perizia psichiatrica.
Un passaggio ritenuto dunque fondamentale per accertare l'eventuale compromissione della capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento dei fatti, avvenuti il 4 maggio scorso e rispetto ai quali le parti hanno fornito versioni non totalmente coincidenti. 
Se il 18 novembre il Tribunale aveva affidato al professionista l'incarico, nel frattempo l'esito dell'indagine è stato depositato e ha fornito spunti alle parti per la discussione, svoltasi ieri mattina in Aula. 
A questo proposito il pubblico ministero Esposito – sulla base delle risultanze della perizia - ha chiesto la condanna del 34enne alla pena di tre anni di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 1800 euro. 
Insomma, per la Procura la patologia di cui è affetto l'imputato non avrebbe alterato la sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti, nonostante la tesi sostenuta dalla difesa e dal proprio consulente di parte.
L'udienza è stata aggiornata (per repliche e sentenza) al prossimo 24 febbraio.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.