Sirtori, Percorsi nella Memoria: Stassi parla di libri ''bersaglio'' dei totalitarismi
Il terzo appuntamento del ciclo "Percorsi nella Memoria" dedicato al tema "Resistenze" si è tenuto giovedì sera nell'aula magna della scuola primaria di Sirtori. Dopo i saluti delle autorità locali – il consigliere comunale Paolo Belletti e Lucia Urbano, presidente del Consorzio Brianteo Villa Greppi - l'incontro ha posto l'accento sull'opposizione culturale al nazifascismo, con un focus sui libri bersaglio dei regimi totalitari.

Protagonista della serata Fabio Stassi, scrittore di origini siciliane che lavora come bibliotecario a Roma presso La Sapienza. A Sirtori il protagonista è stato il suo nuovo libro Bebelplatz: un ibrido tra diario di viaggio e saggio, non facilmente catalogabile, che intreccia temi storici e attuali. A moderare la presentazione, Daniele Frisco, consulente storico del Consorzio.

Pendolare da trent'anni, Stassi ha raccontato come i libri l'abbiano accompagnato nei lunghi viaggi, fin dall'infanzia, fino a esperienze di biblioterapia in carceri e contesti difficili.

"Questo libro è stato un regalo della vita" ha confessato, rivelando una crisi d'identità superata durante il Covid, quel "ventre della balena di Pinocchio" simbolo di naufragio collettivo. Il lockdown e la guerra in Ucraina, osservata in prima persona ad Amburgo dalle code di profughi sulle banchine della stazione, hanno secondo lui bruciato certezze.
"La parola 'pace', costruita in ottant'anni, oggi è andata in fumo - sostiene - perché riviviamo lontane parole che provengono dal Novecento causate dall’avvento dell’era della scomparsa dei testimoni oculari".

Oltre ad essere interrogato sulla genesi del suo libro, a Stassi è stato chiesto cosa avesse scoperto quando ha scavato nella storia dei bombardamenti aerei, citati a partire dalle conferenze del 1907 che li bollavano come "l'atto umano più barbaro", vietando l’utilizzo di munizioni dai palloni aerostatici, i gas tossici e i campi di concentramento.

''Questo tabù - come li definisce - è stato infranto per la prima volta durante la Guerra civile spagnola a Durango, prima di Guernica: le vittime civili passarono dal 15% nella Prima guerra mondiale al 65% nella Seconda, fino al 90% nei conflitti odierni come Gaza''.

A fronte di questi dati, sostiene che sia necessario prendere una posizione umana, andando oltre le proprie idee personali, in modo tale da poter combattere il conformismo che genera totalitarismi ''solo così si potrà essere liberi''.

''Come ti sei sentito nell'apprendere che è stato un tuo collega bibliotecario a stilare le liste nere dei libri da bruciare?'' ha chiesto Frisco all’autore che ha risposto con un brivido: "è contro il nostro codice di condotta. Noi infatti dovremmo proteggere i libri".
Per quanto riguarda il perché i libri facciano così paura ai regimi Stassi ha un’opinione molto chiara. "Gli scrittori criticano il presente con la storia e l'arte, diventando sentinelle della coscienza e chi li legge è in grado di pensare con la propria testa; un lettore autonomo, con degli 'occhiali' sulla realtà, è dunque meno manipolabile".

Infine, è emerso che tra gli autori dati alle fiamme ce n’erano anche di italiani, Stassi ne ha indicati cinque, legati da un filo di resistenza: Pietro Aretino, già bruciato dalla Chiesa per i suoi inni a libertà e gioia; Giuseppe Antonio Borgese, professore antifascista che ideò una "costituzione mondiale"; Emilio Salgari, antinazionalista che tramite Sandokan ha rievocato lo spirito garibaldino; Maria Volpi, autrice di romanzi rosa censurata per una storia d'amore interrazziale e ritratti di donne indipendenti che smascherano il patriarcato; Ignazio Silone, comunista che sfidò Stalin.

"Leggere è un atto politico, una responsabilità, per questo è importante che vengano creati gruppi di lettura che rappresentino la resistenza della coscienza contro la manipolazione del sapere" ha concluso Stassi.
In un'epoca di oblio e conformismo, Stassi lancia dunque un monito: i libri non sono solo reliquie del passato, ma resistenza e conoscenza. L'appuntamento di Sirtori ricorda che la memoria è un dovere politico, non solo morale, per evitare che la storia si ripeta.

Da sinistra Lucia Urbano del Consorzio Villa Greppi, l'autore Fabio Stassi, il consigliere comunale Paolo Belletti e il moderatore Daniele Frisco
Protagonista della serata Fabio Stassi, scrittore di origini siciliane che lavora come bibliotecario a Roma presso La Sapienza. A Sirtori il protagonista è stato il suo nuovo libro Bebelplatz: un ibrido tra diario di viaggio e saggio, non facilmente catalogabile, che intreccia temi storici e attuali. A moderare la presentazione, Daniele Frisco, consulente storico del Consorzio.

Pendolare da trent'anni, Stassi ha raccontato come i libri l'abbiano accompagnato nei lunghi viaggi, fin dall'infanzia, fino a esperienze di biblioterapia in carceri e contesti difficili.

"Questo libro è stato un regalo della vita" ha confessato, rivelando una crisi d'identità superata durante il Covid, quel "ventre della balena di Pinocchio" simbolo di naufragio collettivo. Il lockdown e la guerra in Ucraina, osservata in prima persona ad Amburgo dalle code di profughi sulle banchine della stazione, hanno secondo lui bruciato certezze.
"La parola 'pace', costruita in ottant'anni, oggi è andata in fumo - sostiene - perché riviviamo lontane parole che provengono dal Novecento causate dall’avvento dell’era della scomparsa dei testimoni oculari".

Oltre ad essere interrogato sulla genesi del suo libro, a Stassi è stato chiesto cosa avesse scoperto quando ha scavato nella storia dei bombardamenti aerei, citati a partire dalle conferenze del 1907 che li bollavano come "l'atto umano più barbaro", vietando l’utilizzo di munizioni dai palloni aerostatici, i gas tossici e i campi di concentramento.

''Questo tabù - come li definisce - è stato infranto per la prima volta durante la Guerra civile spagnola a Durango, prima di Guernica: le vittime civili passarono dal 15% nella Prima guerra mondiale al 65% nella Seconda, fino al 90% nei conflitti odierni come Gaza''.

A fronte di questi dati, sostiene che sia necessario prendere una posizione umana, andando oltre le proprie idee personali, in modo tale da poter combattere il conformismo che genera totalitarismi ''solo così si potrà essere liberi''.

''Come ti sei sentito nell'apprendere che è stato un tuo collega bibliotecario a stilare le liste nere dei libri da bruciare?'' ha chiesto Frisco all’autore che ha risposto con un brivido: "è contro il nostro codice di condotta. Noi infatti dovremmo proteggere i libri".
Per quanto riguarda il perché i libri facciano così paura ai regimi Stassi ha un’opinione molto chiara. "Gli scrittori criticano il presente con la storia e l'arte, diventando sentinelle della coscienza e chi li legge è in grado di pensare con la propria testa; un lettore autonomo, con degli 'occhiali' sulla realtà, è dunque meno manipolabile".

Infine, è emerso che tra gli autori dati alle fiamme ce n’erano anche di italiani, Stassi ne ha indicati cinque, legati da un filo di resistenza: Pietro Aretino, già bruciato dalla Chiesa per i suoi inni a libertà e gioia; Giuseppe Antonio Borgese, professore antifascista che ideò una "costituzione mondiale"; Emilio Salgari, antinazionalista che tramite Sandokan ha rievocato lo spirito garibaldino; Maria Volpi, autrice di romanzi rosa censurata per una storia d'amore interrazziale e ritratti di donne indipendenti che smascherano il patriarcato; Ignazio Silone, comunista che sfidò Stalin.

"Leggere è un atto politico, una responsabilità, per questo è importante che vengano creati gruppi di lettura che rappresentino la resistenza della coscienza contro la manipolazione del sapere" ha concluso Stassi.
In un'epoca di oblio e conformismo, Stassi lancia dunque un monito: i libri non sono solo reliquie del passato, ma resistenza e conoscenza. L'appuntamento di Sirtori ricorda che la memoria è un dovere politico, non solo morale, per evitare che la storia si ripeta.
I.M.


















