Garbagnate: il libro su Casa Alber presentato in oratorio

''Stasera, in occasione della settimana dell’educazione, voglio raccontarvi una storia d’amore, un amore contagioso che ho avuto la fortuna di sperimentare sulla mia pelle''.
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Al microfono Maurizio Volpi

Con queste parole Maurizio Volpi, pedagogista che da quasi trent’anni si dedica al lavoro sociale e di cura, ha aperto la quarta serata di presentazione di Casa Alber, un volume dedicato all’incredibile forza di Albertina Negri e Silvio Barbieri.
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L’incontro, svoltosi nella serata di venerdì 23 gennaio presso il salone dell’oratorio di Brongio, a Garbagnate Monastero, ha attirato una folla numerosissima di cittadini curiosi (circa un centinaio), spinti dalla volontà di conoscere meglio l’esperienza ''profetica'' descritta dall’autore.
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Primo a destra don Francesco Beretta

Dopo aver ricordato le scorse tre tappe di presentazione (a Lecco, Olginate e Bosisio Parini), don Francesco Beretta ha voluto descrivere Silvio e Albertina come due esempi di santità e di semplicità, due caratteristiche che hanno permesso loro di realizzare un progetto straordinario. ''Probabilmente – ha affermato – si sarebbero molto stupiti nel vedere le locandine di queste presentazioni perché per loro quello che hanno fatto non è stato eccezionale, ma quotidiano ed elementare. L’educazione fa parte dell’opera di Dio e vogliamo cogliere e assaporare l’azione educativa di Dio attraverso gli insegnamenti dei due coniugi''.
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È poi seguita la voce di Maurizio Volpi che, con emozione e dolcezza, ha raccontato al pubblico l’esperienza e la storia di Casa Alber, una realtà che, per la sua importanza e il suo significato, negli anni ha attirato l'interesse di testate giornalistiche nazionali quali la Famiglia Cristiana, Avvenire e il Corriere della Sera. Anche la nostra Redazione si è occupata, di recente, di un approfondimento su questa importante realtà.
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Casa Alber, attiva dal 5 dicembre 1961 al 30 giugno 1986, è stata una piccola comunità familiare stabilitasi a Olginate grazie appunto ad Albertina e Silvio, che ha permesso a 121 minori soli e in difficoltà di sentirsi amati incondizionatamente e di cogliere questa opportunità per crescere e amare a loro volta.
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Uno dei punti di forza dei due coniugi è stato instaurare un rapporto personalizzato con ogni ragazzo, in quanto ognuno di loro aveva un carattere e una personalità diversi che dovevano essere compresi e valorizzati. Per alcuni si è trattato di un’accoglienza di poche settimane, per altri di diversi anni, ma ciò che li accomuna tutti quanti è il forte legame mantenuto nel tempo, nonostante il raggiungimento di un inserimento familiare o di un’autonomia.
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''Il Cardinale Carlo Maria Martini ha descritto l’esperienza di Casa Alber come ‘profetica’, per più motivi. Prima di tutto Silvio e Albertina sono stati due ribelli perché nel 1961 in Italia esistevano solo gli istituti, senza educatori e privi della possibilità di uscire dall’edificio. Inoltre la legge sull’adozione è stata varata nel 1983, molto più tardi dell’inizio del progetto dei due coniugi. Questo carattere premonitore e l’innovazione educativa proposta mi hanno spinto a organizzare serate per fare memoria e testimonianza perché ci hanno lasciato in eredità qualcosa che è per sempre e non può essere dimenticato'' ha raccontato Volpi commosso, ricordando come fosse considerato il ''122esimo figlio'' da Albertina e Silvio.
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La testimonianza di Carlo

Tante le storie dei ragazzi di Casa Alber che sono state ricordate durante la serata, le quali hanno introdotto la testimonianza di Carlo, uno dei 121 ''figli'' dei due coniugi. ''Dopo essere stato in un istituto a Milano e poi a Cannobio – ha raccontato emozionato – sono arrivato a Olginate nel 1962 e sono rimasto per otto anni. Questo periodo ha significato tutto per me, Silvio e Albertina mi hanno dato tutto il loro amore e fino alla loro scomparsa mi hanno sempre chiamato nel giorno del mio compleanno per farmi gli auguri e aggiornarci sulle nostre vite. Tutte le sere prima di andare a dormire ci rimboccavano le coperte e ci davano una carezza o un bacio, dei gesti che mi sono sempre mancati dopo essere stato adottato. Per me ci seguono ancora oggi e li sento sempre vicini''.
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Roberta e Michele

Hanno poi preso la parola Roberta Bosisio e Michele Colombo, una coppia del territorio che ha deciso di costruire una famiglia attraverso l’adozione e l’affido. Dopo essere stati volontari presso una casa famiglia in Toscana, hanno ottenuto l’adozione di un ragazzo e successivamente l’affido a lungo termine di due gemelli. Dal 2023 si sono lanciati in una nuova sfida: quella della pronta accoglienza, una realtà per cui i neonati vengono allontani dalla famiglia per diverse problematiche in attesa che il tribunale stabilisca il futuro dei rispettivi genitori e vengono affidati temporaneamente ad altre famiglie.
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''Il mondo dell’adozione e dell’affidamento appare complicato, ma una volta che si è coinvolti si comprende come si tratti semplicemente di accogliere nella propria casa bambini che chiedono solo di essere amati. Il distacco rimane la parte più difficile, ma si fa con gioia perché speriamo che i bimbi possano crescere con semplicità e serenità'' ha raccontato Roberta.
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Al centro Padre Lorenzo

L’ultimo intervento è stato affidato a Padre Lorenzo, Padre Somasco e educatore presso la Casa San Girolamo di Vercurago, due realtà a cui Albertina e Silvio erano molto vicini.
''Credo che per i coniugi di Casa Alber il vangelo sia stato un importante punto di riferimento, un modello di amore in grado di dare loro forza. Le comunità del giorno d’oggi si pongono come obiettivi quelli di accogliere i ragazzi senza giudicare il loro passato, di vivere con loro la quotidianità e di essere un centro sicuro e educativo, tutte cose che Silvio e Albertina sostenevano già negli anni Sessanta. Il fondamento di tutto ciò resta la fede, non c’è vera educazione senza religione e non c’è vera crescita senza il rapporto diretto con Gesù'' ha riferito il religioso.
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A destra il parroco don Giandomenico Colombo

Don Giandomenico Colombo ha infine concluso la serata ringraziando i numerosi presenti in sala per la loro partecipazione e il loro calore, l’autore Maurizio Volpi per la sua opera e la sua presenza, l’assessore ai servizi sociali Santina Motta e Gianni Pelegatta, il quale ha accompagnato le parole dei testimoni con la melodia di un dolce mandolino, toccando il cuore del pubblico. Il parroco ha poi aggiunto una breve riflessione: ''L’amore fa davvero cose straordinarie, siamo qui grazie proprio a quell’amore delle tante persone che ci permettono di fiorire. Stasera tutti voi ci avete fatto scoprire le pepite d’oro che sono in fondo al cuore di ciascuno di noi ed è meraviglioso mostrare come i ragazzi siano una ricchezza''.
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Alla fine dell’incontro c’è stata la possibilità di acquistare il volume di Volpi, il cui ricavato sarà completamente devoluto alla Caritas.
C.Fu.
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