Dolzago: le ragioni del NO al referendum nella serata con il giudice Morosini
Il 22 e 23 marzo saremo chiamati alle urne per uno dei referendum più importanti degli ultimi ottant'anni. Non ci sarà il quorum, quindi ogni voto conterà: si tratta di un referendum confermativo sulla riforma della separazione delle carriere nella magistratura. Una riforma che, dietro lo slogan apparentemente semplice della "separazione", a detta di molti nasconde rischi concreti per gli equilibri democratici del nostro Paese.

A Dolzago, Paolo Lanfranchi, coordinatore provinciale e membro nazionale di Avviso Pubblico, ha ospitato un incontro proprio per fare chiarezza. "C'è bisogno di informazione per scegliere consapevolmente, qualsiasi cosa si scelga'', ha spiegato.
Accanto a lui, la dottoressa Chiara Stoppioni - pubblico ministero a Lecco ed esponente dell'Associazione Nazionale Magistrati - il dottor Angelo De Battista di Libera Lecco, che ha istituito il Comitato civile per il NO, raccogliendo in una sola sera l'adesione di 19 associazioni lecchesi.

Protagonista della serata informativa è stato il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, autore del libro ''Mani Legate'' che ha spiegato nel dettaglio quelli che a suo dire sarebbero i pericoli nascosti nella riforma proposta dall’attuale Governo Meloni: "Stiamo parlando dello smantellamento della Costituzione del 1948. I costituenti, con la loro saggezza, avevano previsto un sistema in cui i magistrati potessero esprimere i propri convincimenti senza essere condizionati dai poteri forti. Per questo crearono il Consiglio Superiore della Magistratura, un organo di garanzia dell'indipendenza della giustizia''.

La storia - come è stato ricordato ieri sera - ci insegna che quando la magistratura è stata subalterna al potere politico, le conseguenze sono state drammatiche: dall'insabbiamento dell'omicidio Matteotti in epoca fascista, alle indagini bloccate sui crolli bancari dell'800 che portarono alla rovina migliaia di famiglie.

Non si tratta solo di teoria costituzionale. Morosini ha portato esempi concreti di come l'indipendenza della magistratura abbia difeso i diritti di tutti i cittadini: nel 1971, tre pretori milanesi applicarono integralmente lo Statuto dei Lavoratori. La Corte d'Appello tentò di spostarli, accusandoli di essere "troppo politicizzati", ma il CSM li difese. ''Grazie a quella battaglia, lo Statuto venne rispettato in tutta Italia, garantendo diritti sul lavoro, sicurezza e rappresentanza sindacale'' ha sottolineato.

Episodio ancora più recente, riportato alla memoria ieri sera, quello della giudice Iolanda Apostolico, che aveva espresso decisioni sgradite al Governo in materia di immigrazione. Ella finì per dimettersi prima della pensione. ''Con questa riforma, casi simili diventerebbero la norma anziché l'eccezione''.

L'avvocato Roberto Romagnano dell'Associazione Bang, che ha moderato la serata, ha sottolineato un paradosso: "L'approccio del Governo è opposto a quanto previsto dall'Unione Europea", che raccomanda sistemi che garantiscano l'indipendenza della Magistratura. ''Tale riforma andrebbe nella direzione contraria'' e non solo: andrebbe anche in opposizione con lo spirito stesso della Carta quando è stata promulgata. ''L’intenzione dei costituenti era quello di renderla accessibile a tutti, aspetto evidente nei suoi articolo fondamentali. Oggi viene preferita la disinformazione''.

Inoltre, come ha evidenziato Morosini, ''in certi momenti della storia, la libertà e indipendenza della magistratura è arrivata addirittura ad evitare degli spargimenti di sangue'', come nel caso della lotta per i diritti della popolazione afroamericana durante gli anni '50 negli USA. ''Altro Paese - quello americano - che si sta progressivamente dirigendo verso una spaventosa morsa autocratica''.

Siamo immersi in un contesto socio-politico globale dove, come ha illustrato il magistrato ''sono messi in pericolo tre aspetti fondamentali: la libera informazione, il multilateralismo con rapporti intergovernativi già presi insieme alla messa in discussione degli ordini di garanzia''.

Quando si parla di Costituzione Italiana non si discute di qualcosa di unicamente tecnico, ma di elementi che incidono sulla vita di tutti i cittadini italiani. ''La riforma tocca l'equilibrio tra i poteri dello Stato, quello stesso equilibrio che l’Assemblea Costituente – provenienti dalle varie posizioni politiche e pensando addirittura a tutelare chi avrebbe perso le elezioni – costruirono come rete di protezione per i cittadini più deboli. Oggi, stiamo assistendo ad ribaltamento di questi principi e valori. Siamo di fronte ad un proposta di riforma che non viene neppure illustrata dal Governo, che avrebbe il dovere di farlo, nella drammaticità della divagante e nociva disinformazione che stanno esercitando i promotori del referendum''.

Il 22 e 23 marzo, ogni singolo voto conterà, non essendoci la necessità di giungere al quorum. Come ha ribadito Morosini non servono slogan, ''serve la consapevolezza che ciascuno di noi, con quella matita dentro le urne, deciderà il futuro della nostra democrazia''. ''Dobbiamo - ha aggiunto l'ospite - riscoprire l'importanza che riveste la nostra Carta d'identità Nazionale. Che ci dia coraggio e orgoglio in un momento instabile come quello odierno".

Votare NO – stando alle motivazioni addotte ieri sera a Dolzago - significa ''difendere l'indipendenza della magistratura, l'equilibrio dei poteri e, in definitiva, i diritti di tutti i cittadini. Significa scegliere consapevolmente la Costituzione del 1948 e i suoi principi di uguaglianza''.
Al microfono il dottor Piergiorgio Morosini
A Dolzago, Paolo Lanfranchi, coordinatore provinciale e membro nazionale di Avviso Pubblico, ha ospitato un incontro proprio per fare chiarezza. "C'è bisogno di informazione per scegliere consapevolmente, qualsiasi cosa si scelga'', ha spiegato.
Accanto a lui, la dottoressa Chiara Stoppioni - pubblico ministero a Lecco ed esponente dell'Associazione Nazionale Magistrati - il dottor Angelo De Battista di Libera Lecco, che ha istituito il Comitato civile per il NO, raccogliendo in una sola sera l'adesione di 19 associazioni lecchesi.

La dottoressa Chiara Stoppioni
Protagonista della serata informativa è stato il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, autore del libro ''Mani Legate'' che ha spiegato nel dettaglio quelli che a suo dire sarebbero i pericoli nascosti nella riforma proposta dall’attuale Governo Meloni: "Stiamo parlando dello smantellamento della Costituzione del 1948. I costituenti, con la loro saggezza, avevano previsto un sistema in cui i magistrati potessero esprimere i propri convincimenti senza essere condizionati dai poteri forti. Per questo crearono il Consiglio Superiore della Magistratura, un organo di garanzia dell'indipendenza della giustizia''.

La storia - come è stato ricordato ieri sera - ci insegna che quando la magistratura è stata subalterna al potere politico, le conseguenze sono state drammatiche: dall'insabbiamento dell'omicidio Matteotti in epoca fascista, alle indagini bloccate sui crolli bancari dell'800 che portarono alla rovina migliaia di famiglie.
Paolo Lanfranchi, sindaco di Dolzago e coordinatore provinciale di Avviso Pubblico
Non si tratta solo di teoria costituzionale. Morosini ha portato esempi concreti di come l'indipendenza della magistratura abbia difeso i diritti di tutti i cittadini: nel 1971, tre pretori milanesi applicarono integralmente lo Statuto dei Lavoratori. La Corte d'Appello tentò di spostarli, accusandoli di essere "troppo politicizzati", ma il CSM li difese. ''Grazie a quella battaglia, lo Statuto venne rispettato in tutta Italia, garantendo diritti sul lavoro, sicurezza e rappresentanza sindacale'' ha sottolineato.
Episodio ancora più recente, riportato alla memoria ieri sera, quello della giudice Iolanda Apostolico, che aveva espresso decisioni sgradite al Governo in materia di immigrazione. Ella finì per dimettersi prima della pensione. ''Con questa riforma, casi simili diventerebbero la norma anziché l'eccezione''.

L'avvocato Roberto Romagnano dell'Associazione Bang
L'avvocato Roberto Romagnano dell'Associazione Bang, che ha moderato la serata, ha sottolineato un paradosso: "L'approccio del Governo è opposto a quanto previsto dall'Unione Europea", che raccomanda sistemi che garantiscano l'indipendenza della Magistratura. ''Tale riforma andrebbe nella direzione contraria'' e non solo: andrebbe anche in opposizione con lo spirito stesso della Carta quando è stata promulgata. ''L’intenzione dei costituenti era quello di renderla accessibile a tutti, aspetto evidente nei suoi articolo fondamentali. Oggi viene preferita la disinformazione''.

Inoltre, come ha evidenziato Morosini, ''in certi momenti della storia, la libertà e indipendenza della magistratura è arrivata addirittura ad evitare degli spargimenti di sangue'', come nel caso della lotta per i diritti della popolazione afroamericana durante gli anni '50 negli USA. ''Altro Paese - quello americano - che si sta progressivamente dirigendo verso una spaventosa morsa autocratica''.

Siamo immersi in un contesto socio-politico globale dove, come ha illustrato il magistrato ''sono messi in pericolo tre aspetti fondamentali: la libera informazione, il multilateralismo con rapporti intergovernativi già presi insieme alla messa in discussione degli ordini di garanzia''.
A destra i giudici del Tribunale di Lecco, Gianluca Piantadosi e Dario Colasanti
Quando si parla di Costituzione Italiana non si discute di qualcosa di unicamente tecnico, ma di elementi che incidono sulla vita di tutti i cittadini italiani. ''La riforma tocca l'equilibrio tra i poteri dello Stato, quello stesso equilibrio che l’Assemblea Costituente – provenienti dalle varie posizioni politiche e pensando addirittura a tutelare chi avrebbe perso le elezioni – costruirono come rete di protezione per i cittadini più deboli. Oggi, stiamo assistendo ad ribaltamento di questi principi e valori. Siamo di fronte ad un proposta di riforma che non viene neppure illustrata dal Governo, che avrebbe il dovere di farlo, nella drammaticità della divagante e nociva disinformazione che stanno esercitando i promotori del referendum''.

Angelo De Battista
Il 22 e 23 marzo, ogni singolo voto conterà, non essendoci la necessità di giungere al quorum. Come ha ribadito Morosini non servono slogan, ''serve la consapevolezza che ciascuno di noi, con quella matita dentro le urne, deciderà il futuro della nostra democrazia''. ''Dobbiamo - ha aggiunto l'ospite - riscoprire l'importanza che riveste la nostra Carta d'identità Nazionale. Che ci dia coraggio e orgoglio in un momento instabile come quello odierno".
Votare NO – stando alle motivazioni addotte ieri sera a Dolzago - significa ''difendere l'indipendenza della magistratura, l'equilibrio dei poteri e, in definitiva, i diritti di tutti i cittadini. Significa scegliere consapevolmente la Costituzione del 1948 e i suoi principi di uguaglianza''.
M.E.


















