Oggiono, IC: dal dolore alla riconciliazione. La testimonianza di Lucia Di Mauro agli studenti

Per concludere la settimana della legalità, l'ICS Marco d’Oggiono ha promosso l’incontro con Lucia Di Mauro, vedova dell’agente Gaetano Montanino, vittima innocente di camorra. L’auditorium della scuola ha accolto, nella mattinata di sabato 7 febbraio, studenti e autorità civili e militari del territorio, per un momento toccante, all’insegna dei valori della giustizia. 
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Da sinistra la dirigente Pierina Lucia Montella e l'ospite, Lucia Di Mauro

''Abbiamo pensato di presentare questa giornata, carica di grande emozione, con un accompagnamento musicale'' ha esordito la dirigente Pierina Lucia Montella. ''Il tema richiama non solo parole, ma anche storie, scelte e sentimento. Stiamo consegnando ai nostri figli un mondo dove i valori sembrano quasi un’eccezione. Si respira l’emergenza di tornare all’umanità a scuola, negli ospedali, in carcere. Per questo, abbiamo deciso di celebrare questa occasione con l’ascolto di una storia vera, caratterizzata da paura e coraggio: la storia di Lucia, che inizia quando sembra tutto finire, dopo la morte di suo marito, vittima della camorra. Una testimonianza forte, pensata soprattutto per i ragazzi, che ogni giorno si confrontano con prepotenza e violenza''.
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In prima fila gli amministratori comunali di Annone, Dolzago, Ello e Oggiono

Un breve omaggio musicale e un caloroso applauso hanno accolto l’ospite, in un’atmosfera di ascolto e condivisione. ''In qualità di assistente sociale sono abituata a parlare in colloqui individuali: rivolgersi a una platea, quindi, non è compito facile, specialmente quando ci si racconta negli aspetti più intimi'' ha confidato Lucia Di Mauro, moglie della vittima. ''Ci tengo a sottolineare che non parlo di perdono, ma di riconciliazione: questa distinzione è importante per la scelta che io e altre vittime abbiamo intrapreso. Questa decisione è dettata dalla volontà di occuparci di chi ci ha ferito perché loro hanno bisogno di noi. Partendo dal principio, tutto ebbe inizio il 4 agosto 2009, quando mio marito perse la vita durante una sparatoria in Piazza Mercato a Napoli''.
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Dalle parole della testimone è emerso il ritratto di un rapporto coniugale profondo e solido, segnato dal volontariato come vocazione condivisa, sullo sfondo di una Napoli segnata da rapine e criminalità organizzata. ''Quella notte - ha proseguito Lucia - la mia vita è cambiata per sempre: dopo un cambio turno improvviso, lui è uscito di casa e non l’ho più rivisto. I sei mesi successivi sono stati veramente difficili: riuscivo a riposare solo con l’aiuto dei farmaci. La forza me l’ha data mia figlia, allora ventunenne, che non aveva perso solo un papà, ma anche una mamma. In quel periodo, pensavo che il dolore fosse unicamente mio, perché sembrava che per gli altri la vita continuasse. Dopo il primo Natale senza di lui, decisi di lavorare come assistente sociale in un comune di circa tremila abitanti. In questo modo, occupandomi di storie altrui avrei cercato di pensare meno al mio dolore. Da questo momento, cominciai a interessarmi anche delle dinamiche della camorra''.
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Gli studenti dell'indirizzo musicale che hanno eseguito due brani nel corso della mattinata

L’incontro con i familiari di altre vittime di mafia ha aperto lo sguardo di Lucia verso la giustizia riparativa, un messaggio da trasmettere anche ai giovani, per credere che dal dolore possa nascere una scelta di umanità. Una possibilità che permette di offrire uno spazio di dialogo anche con chi ha commesso il male.
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''Sentivo di dover fare qualcosa di più - ha condiviso Di Mauro - quindi porto la mia testimonianza anche in carcere. Aiutare a comprendere il dolore di chi è stato colpito apre l’orizzonte a una prospettiva diversa. Conoscere storie pone di fronte a chiunque una grande responsabilità: nonostante sia un'assistente sociale, non avevo mai colto le difficoltà e le scelte dei ragazzi cresciuti in quei quartieri. Ho capito che scelgono la strada della criminalità perché non conoscono altri percorsi. A questi giovani, quindi, viene data la prima vera opportunità di vita, dove possono confrontarsi con la scuola, con lo sport e con valori sani''.
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Questa consapevolezza, maturata insieme ad Anna Maria Atria – sorella della vittima di mafia Rita Atria – si traduce in una giustizia volta alla rieducazione del condannato e alla possibilità di riconciliazione tra vittima e reo.
Un messaggio significativo, raccontato anche nel libro di Lucia Di Mauro, ''Storia di un abbraccio'', rivolto non solo agli studenti presenti, ma all’intera comunità, chiamata a riflettere e a farsi parte attiva di questa tematica.
V.I.
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