La Fiera di Sant'Apollonia in passato è stata una sorta di San Valentino per molti giovani

Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Renato Ornaghi sulla ricorrenza di Sant'Apollonia – compatrona di Viganò - che si celebra quest'oggi. Il monticellese in particolare ricorda il rito del ''Bulà la morosa'', una tradizione ormai perduta ma un tempo particolarmente sentita nella comunità e più in generale nel territorio:

Passato il mese di gennaio, anche in Brianza le giornate cominciano ad allungarsi e si cominciano a sentire nell’aria i primi vagiti della nuova stagione primaverile. Trascorsi i falò comunitari del primo mese dell’anno (quelli di Sant’Antonio Abate e della Gibiana, finalizzati a dissipare il ricordo delle negatività dell’anno prima), a inizio Febbraio si guarda finalmente al futuro. E la festa di Santa Apollonia, celebrata con grande sfarzo e sin da tempi remoti il 9 Febbraio presso la comunità di Viganò Brianza, rappresentava emblematicamente lo spartiacque in questo passaggio dal passato all’avvenire.

Dal punto di vista meteorologico, Sant’Apollonia era considerata ricorrenza ove negli anni si verificava l’ultima grande nevicata, non a caso nella tradizione proverbiale brianzola Sant’Apollonia era chiamata ''l’ultim mercant che el porta nev''. Ma questo ovviamente lo si diceva in passato, visto che al giorno d’oggi di neve a febbraio non se ne vede manco l’ombra (se va bene, qualche briciola ne cade qua e là in Brianza sulle colline più alte): di grande nevicate, complice il cambiamento climatico, in questa seconda parte dell’inverno non se ne ha traccia ormai da decenni.
In passato viceversa era neve a tutta birra per la festa di Sant’Apollonia, e mentre i maturi paesani pensavano a sistemare stalla e attrezzi in viste delle semine, i ragazzi e le ragazze ragionavano sul loro futuro in maniera molto più strategica: bisognava trovare il compagno o la compagna di vita con il/la quale costruire una relazione d’amore, che in passato non poteva che portare a diventare famiglia.

E per questa bisogna, il calendario brianzolo offriva ai teenagers brianzoli vogliosi di compagnia amorosa due distinte opportunità, in cui poter anelare al meglio all’anima gemella: per le ragazze l’appiglio era la festa di Sant’Antonio Abate, patrono di tutte le ragazze in cerca di marito, che veniva invocato per avere un compagno di vita, solido economicamente ma soprattutto avvenente. La preghiera recitata dalle ragazze davanti la statua di Sant’Antonio Abate era tanto semplice quanto concreta: ''Sant’Antoni del porcell, damm un omm, ma ch’el sia bell!''.

Per i maschi, che poverini si illudevano di essere i protagonisti nel mestiere di ''trovare la morosa'', la faccenda si faceva invece complessa e metteva al centro della ricerca dell’anima gemella proprio la festa di Sant’Apollonia a Viganò. In quel grandissimo casino e bailamme di gente che si creava in quella baraonda domenicale, con presenza delle bancarelle e arrivo di fiumi di persone da tutti i paesi vicini, la festa del 9 Febbraio a Viganò era il luogo ideale per far trovare ai maschietti la ragazza più consona alle proprie aspettative. I ''vitelloni umani'' dunque, i giovani maschi brianzoli non ancora accoppiati sapevano di andare alla fiera di Sant’Apollonia con la certezza di trovarci tante ragazze in cerca di compagno, tra le quali poter identificare la propria ''ragazza giusta''. 

Le ragazze, ovviamente sapendo di questa ricerca maschile che tradizionalmente era calendarizzata alla festa di Sant’Apollonia, ci andavano in gruppo e si agghindavano al meglio, per contraccambiare gli amorosi sensi dei ragazzi che mostravano interesse nei loro confronti. Fin qui nulla di strano direte, e sono d’accorso. Ma la vera e simpaticissima unicità della festa di Sant’Apollonia era che il ragazzo interessato a una determinata ragazza aveva un unico modo per trasmettere a lei il proprio interesse, mediante un gesto tanto semplice manto concreto: tirargli una palla di neve (neve che, come dicevo, in passato era abbondante a inizio febbraio per le strade del paese). La ragazza prescelta di fronte alla palla di neve aveva due opportunità: o scansare la palla di neve se non gradiva il ragazzo che l’aveva lanciata, oppure restare bella ferma e farsi per così dire ''bollare'' dal giovane spasimante. 

Era un modo semplicissimo, ma anche rapido per far capire al ragazzo che poteva nascere o meno una relazione. Ovviamente oggi, mancando del tutto la neve ed essendo radicalmente mutate le modalità di ingaggio tra i due sessi con ampi usi di cellulare e social, la tradizione del ''bollare la morosa'' il 9 febbraio a Viganò è andata definitivamente perduta, complice - non ultimo - il cambiamento climatico. Ma in passato era veramente un dovere per ogni ragazzo in cerca di fidanzata affidarsi alla festa di Sant’Apollonia, al fine di trovare una compagna. E andava da sé ovviamente che le ragazze più carine in piazza a Viganò venissero ''bollate'' da numerose palle di neve lanciate da vari pretendenti, mentre le poverine meno avvenenti restassero magari a ''bollata asciutta''. Peccato, ci avrebbero provato con miglior risultato l’anno prossimo. 

La fiera di Sant’Apollonia, nella cultura dei nostri padri, era se vogliamo l’antesignana della festa di San Valentino, dove come sappiamo le coppie escono la sera a cena a scambiarsi baci e regalini, mentre coloro che sono rimasti marello o marella (celibe o nubile) devono sperare in altri più fortunati momenti. Era una gioia di tutti, però, quando a Viganò alla fiera di Sant’Apollonia si sentiva l’urlo di gioia di una ragazza che gridava alle amiche: ''Son stada bulada!''. Era la gioia di sapere che, da qualche parte sarebbe nata una nuova coppia, una nuova famiglia. E la comunità umana brianzola, così, poteva continuare a perpetuarsi.
Renato Ornaghi
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