Monticello: alla messa per Sant'Agata presente don Giuseppe Conti
Una mattinata di festa e raccoglimento per la comunità di Monticello, che domenica 8 febbraio si è riunita per la celebrazione solenne in memoria di Sant’Agata, patrona della Parrocchia. Un appuntamento sentito, capace di unire dimensione religiosa e identità civile, rinnovando un legame profondo con le radici storiche e spirituali del territorio.

La celebrazione si è aperta con il tradizionale rito del faro, che accompagna le feste dei Martiri, testimoni della fede cristiana fino al sacrificio estremo. Il gesto simbolico del fuoco richiama infatti il significato del martirio: il pallone che si consuma rappresenta la vita donata interamente: ''Hanno vinto grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire'' (Ap 12,11).

La messa solenne è stata presieduta da don Giuseppe Conti, attuale parroco a Carate Brianza e originario di Monticello, affiancato da don Marco Crippa, parroco della comunità. Un ritorno particolarmente sentito quello di don Giuseppe, nato e cresciuto in paese prima di intraprendere il cammino sacerdotale che lo ha portato a svolgere il suo ministero in diversi paesi, da Paderno Dugnano a Seregno, fino all’attuale incarico.
Nel corso dell’omelia, don Giuseppe ha invitato i fedeli a vivere pienamente il clima di festa: ''Dovete fare la faccia della festa. La festa patronale è un momento di gioia e va rappresentato''. Il religioso ha poi ricordato il significato della domenica dedicata alla divina clemenza, sottolineando come Dio abbia sempre una disposizione di bene verso l’umanità. Tornando al rito del faro, si è soffermato sul simbolismo del fuoco, inteso come amore, non bisogna essere tiepidi, e come luce, segno visibile della fede. I martiri, ha spiegato, ricordano quanto Cristo sia centrale e insostituibile, al punto da valere più della stessa vita.

Ad accompagnare la liturgia, fedeli e cantori hanno animato la celebrazione con canti e preghiere, creando un clima di festa e intensa spiritualità. Tra i presenti anche il sindaco di Monticello, Alessandra Hofmann, a cui don Giuseppe ha rivolto un pensiero particolare durante l’omelia, sottolineando come la sua presenza rappresentasse simbolicamente l’intera comunità civile. Le preghiere rivolte a Sant’Agata, ha ricordato, non sono destinate solo ai fedeli presenti in chiesa, ma a tutta la comunità.

Nel suo intervento, il sacerdote ha richiamato anche il significato storico dell’istituzione del Santo Patrono, nata in epoche antiche come forma di tutela per chi non godeva di diritti: porsi sotto la protezione del patrono significava condividerne la dignità. Sant’Agata, in questo senso, è patrona e guida, strumento di Dio orientato al bene autentico delle persone.

La festa patronale è stata infine presentata come un momento prezioso non solo per la Chiesa, ma per l’intera comunità. Don Giuseppe ha ricordato i sacerdoti che lo hanno accompagnato nella fede durante l’infanzia – don Natale Panizza e don Arialdo Beneggi – insieme a tutti coloro che, ancora oggi, operano nel catechismo e nella vita dell’oratorio. ''È la festa di tutti noi – ha detto – che camminiamo insieme come comunità, uniti dalla consapevolezza di essere figli di Dio e in comunione anche con chi ci ha preceduto''.

Al termine della funzione, don Marco Crippa ha ringraziato don Giuseppe per la sua presenza e la testimonianza offerta, il sindaco -segno di unità tra comunità civile e religiosa - e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della celebrazione. Don Giuseppe si è unito ai ringraziamenti, rivolgendo un pensiero particolare al gruppo dei coscritti presenti in chiesa e ricordando con affetto i sacerdoti e il sacrestano che hanno segnato i suoi primi anni di fede.

Una celebrazione che ha saputo unire memoria, spiritualità e senso di appartenenza, confermando la festa di Sant’Agata come uno dei momenti più significativi per Monticello.

Al centro don Marco Crippa e don Giuseppe Conti con il sindaco Alessandra Hofmann, l'assessore Marco Pirovano e i chierichetti
La celebrazione si è aperta con il tradizionale rito del faro, che accompagna le feste dei Martiri, testimoni della fede cristiana fino al sacrificio estremo. Il gesto simbolico del fuoco richiama infatti il significato del martirio: il pallone che si consuma rappresenta la vita donata interamente: ''Hanno vinto grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire'' (Ap 12,11).

La messa solenne è stata presieduta da don Giuseppe Conti, attuale parroco a Carate Brianza e originario di Monticello, affiancato da don Marco Crippa, parroco della comunità. Un ritorno particolarmente sentito quello di don Giuseppe, nato e cresciuto in paese prima di intraprendere il cammino sacerdotale che lo ha portato a svolgere il suo ministero in diversi paesi, da Paderno Dugnano a Seregno, fino all’attuale incarico.
Nel corso dell’omelia, don Giuseppe ha invitato i fedeli a vivere pienamente il clima di festa: ''Dovete fare la faccia della festa. La festa patronale è un momento di gioia e va rappresentato''. Il religioso ha poi ricordato il significato della domenica dedicata alla divina clemenza, sottolineando come Dio abbia sempre una disposizione di bene verso l’umanità. Tornando al rito del faro, si è soffermato sul simbolismo del fuoco, inteso come amore, non bisogna essere tiepidi, e come luce, segno visibile della fede. I martiri, ha spiegato, ricordano quanto Cristo sia centrale e insostituibile, al punto da valere più della stessa vita.

Il rito del faro
Ad accompagnare la liturgia, fedeli e cantori hanno animato la celebrazione con canti e preghiere, creando un clima di festa e intensa spiritualità. Tra i presenti anche il sindaco di Monticello, Alessandra Hofmann, a cui don Giuseppe ha rivolto un pensiero particolare durante l’omelia, sottolineando come la sua presenza rappresentasse simbolicamente l’intera comunità civile. Le preghiere rivolte a Sant’Agata, ha ricordato, non sono destinate solo ai fedeli presenti in chiesa, ma a tutta la comunità.

Don Giuseppe e di spalle il sindaco Hofmann
Nel suo intervento, il sacerdote ha richiamato anche il significato storico dell’istituzione del Santo Patrono, nata in epoche antiche come forma di tutela per chi non godeva di diritti: porsi sotto la protezione del patrono significava condividerne la dignità. Sant’Agata, in questo senso, è patrona e guida, strumento di Dio orientato al bene autentico delle persone.

Il parroco don Marco Crippa
La festa patronale è stata infine presentata come un momento prezioso non solo per la Chiesa, ma per l’intera comunità. Don Giuseppe ha ricordato i sacerdoti che lo hanno accompagnato nella fede durante l’infanzia – don Natale Panizza e don Arialdo Beneggi – insieme a tutti coloro che, ancora oggi, operano nel catechismo e nella vita dell’oratorio. ''È la festa di tutti noi – ha detto – che camminiamo insieme come comunità, uniti dalla consapevolezza di essere figli di Dio e in comunione anche con chi ci ha preceduto''.

Don Giuseppe insieme al coro parrocchiale
Al termine della funzione, don Marco Crippa ha ringraziato don Giuseppe per la sua presenza e la testimonianza offerta, il sindaco -segno di unità tra comunità civile e religiosa - e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della celebrazione. Don Giuseppe si è unito ai ringraziamenti, rivolgendo un pensiero particolare al gruppo dei coscritti presenti in chiesa e ricordando con affetto i sacerdoti e il sacrestano che hanno segnato i suoi primi anni di fede.

Una celebrazione che ha saputo unire memoria, spiritualità e senso di appartenenza, confermando la festa di Sant’Agata come uno dei momenti più significativi per Monticello.
G.S.


















