Nibionno: laboratorio di arteterapia con il centro La Rosa
Un caffè, una pausa, colori stesi su un foglio: è stata un’esperienza di condivisione, capace di trasformare l’arte in uno strumento di inclusione e racconto di sé.

Venerdì 23 gennaio, al Barycentro di Costa Masnaga, si è infatti concluso il percorso condotto dall’arteterapeuta Cristina Beretta. Un laboratorio iniziato a maggio 2025 e proseguito fino a dicembre, che ha coinvolto cinque ragazzi e ragazze frequentanti il CDD e il CSE della Fondazione La Rosa di Nibionno, insieme ai loro educatori, oltre a due ragazze inserite in un progetto integrato accompagnate dalla loro educatrice.

La mattinata conclusiva è stata un momento di festa e restituzione, pensato per raccontare a familiari, operatori, volontari e amici il cammino compiuto in questi mesi. Attraverso materiali creativi e artistici, i partecipanti hanno esplorato la propria identità, sperimentando linguaggi nuovi e modalità espressive diverse: di volta in volta sono diventati un colore, una pianta, un paesaggio, un animale.

Ogni elaborato è stato un tassello di un racconto personale, raccolto simbolicamente in un mazzo di carte: carte da mostrare per presentarsi e raccontarsi agli altri. Ognuno ha scelto gli elementi nei quali si riconosceva maggiormente, dando forma visibile a emozioni spesso difficili da esprimere a parole.

Durante l’incontro è stato proiettato un video che ha ripercorso le tappe del laboratorio con mani all’opera, materiali che prendono vita, sorrisi, concentrazione, libertà creativa. Dopo la visione, i presenti sono stati coinvolti in prima persona nella realizzazione della propria carta, entrando così a far parte di un’opera collettiva che ha reso concreta l’idea di inclusione sociale: ciascuno con il proprio stile, ciascuno con la propria unicità, senza distanze né barriere.

''L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri'' affermava Edgar Degas. Una frase che ben descrive il senso profondo di questo percorso, dove l’arte diventa strumento per comunicare aspetti di sé che talvolta restano nascosti o confusi tra le parole.

''Il bisogno di comunicare è innato nell’uomo: si manifesta ancora prima dell’uso della parola. Il linguaggio non verbale dell’arte permette di esprimere la propria individualità e di condividerla attraverso colori, forme e tratti'' racconta l’arteterapeuta Cristina Beretta. ''Arteterapia è fare esperienza di sé insieme agli altri, in uno spazio di cura liberato da ogni forma di giudizio''.

''Pausa Arte e Caffè'' si è così trasformato in un laboratorio di relazioni, oltre che di creatività: un luogo dove l’arte ha unito, accolto e dato voce a ciascuno. Un’esperienza che ha lasciato un segno nel cuore dei protagonisti.

Venerdì 23 gennaio, al Barycentro di Costa Masnaga, si è infatti concluso il percorso condotto dall’arteterapeuta Cristina Beretta. Un laboratorio iniziato a maggio 2025 e proseguito fino a dicembre, che ha coinvolto cinque ragazzi e ragazze frequentanti il CDD e il CSE della Fondazione La Rosa di Nibionno, insieme ai loro educatori, oltre a due ragazze inserite in un progetto integrato accompagnate dalla loro educatrice.

La mattinata conclusiva è stata un momento di festa e restituzione, pensato per raccontare a familiari, operatori, volontari e amici il cammino compiuto in questi mesi. Attraverso materiali creativi e artistici, i partecipanti hanno esplorato la propria identità, sperimentando linguaggi nuovi e modalità espressive diverse: di volta in volta sono diventati un colore, una pianta, un paesaggio, un animale.

Ogni elaborato è stato un tassello di un racconto personale, raccolto simbolicamente in un mazzo di carte: carte da mostrare per presentarsi e raccontarsi agli altri. Ognuno ha scelto gli elementi nei quali si riconosceva maggiormente, dando forma visibile a emozioni spesso difficili da esprimere a parole.

Durante l’incontro è stato proiettato un video che ha ripercorso le tappe del laboratorio con mani all’opera, materiali che prendono vita, sorrisi, concentrazione, libertà creativa. Dopo la visione, i presenti sono stati coinvolti in prima persona nella realizzazione della propria carta, entrando così a far parte di un’opera collettiva che ha reso concreta l’idea di inclusione sociale: ciascuno con il proprio stile, ciascuno con la propria unicità, senza distanze né barriere.

''L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri'' affermava Edgar Degas. Una frase che ben descrive il senso profondo di questo percorso, dove l’arte diventa strumento per comunicare aspetti di sé che talvolta restano nascosti o confusi tra le parole.

''Il bisogno di comunicare è innato nell’uomo: si manifesta ancora prima dell’uso della parola. Il linguaggio non verbale dell’arte permette di esprimere la propria individualità e di condividerla attraverso colori, forme e tratti'' racconta l’arteterapeuta Cristina Beretta. ''Arteterapia è fare esperienza di sé insieme agli altri, in uno spazio di cura liberato da ogni forma di giudizio''.

''Pausa Arte e Caffè'' si è così trasformato in un laboratorio di relazioni, oltre che di creatività: un luogo dove l’arte ha unito, accolto e dato voce a ciascuno. Un’esperienza che ha lasciato un segno nel cuore dei protagonisti.


















