Campofiorenzo: l'orrore delle foibe raccontato dall'esule Anna Maria Crasti

''Bisogna raccontare la storia onestamente. Senza accuse, senza giustificazioni, senza tutto quell’odio e quella mancanza di equilibrio che non fanno altro che incrementare la violenza e l’incomprensione''. Con queste parole Anna Maria Crasti ha aperto l’incontro svoltosi nella serata di lunedì 16 febbraio presso la sala civica di Campofiorenzo di Casatenovo, in occasione del Giorno del Ricordo. Una commemorazione istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, che ricorda la tragedia di tutte le vittime delle foibe e del drammatico esodo giuliano dalmata dalle loro terre.
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Alberto Cantù e Anna Maria Crasti

Alberto Cantù
, coordinatore del circolo Fratelli d’Italia di Casatenovo e organizzatore dell’evento, ha ribadito immediatamente l’assenza di intenti politici della serata: ''Siamo qui per parlare non di politica, ma della storia italiana e di una tragedia che ha coinvolto umanamente tantissime persone. Ringrazio l’amministrazione comunale, la quale ha concesso il patrocinio gratuito a testimonianza del fatto che si tratti di un argomento che deve unire e non dividere. Solo così possiamo evitare i rischi del riduzionismo e del negazionismo che purtroppo sono sempre dietro l’angolo''.
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Con la testimonianza di avvenimenti vissuti in prima persona, Anna Maria Crasti ha coinvolto emotivamente il pubblico, trasformando il ricordo individuale in memoria condivisa e lasciando ai presenti una profonda riflessione sul valore dell’esperienza, della resilienza e della dignità umana. Originaria di Orsera, comune costiero nell’Istria occidentale, nel suo intervento ha guidato il pubblico in un intenso viaggio nella storia del territorio, ricostruendo il complesso percorso che ne ha definito l’identità italiana, fino a giungere ai dolorosi eventi novecenteschi delle foibe e della strage di Vergarolla.
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''Quando iniziarono a sparire le persone di notte, non volevamo credere che finissero in quelle che per i contadini sono state delle vere e proprie discariche. Il pensiero che venissero legate con il filo di ferro e gettate spesso ancora vive in quelle fosse era terribile, eppure abbiamo iniziato a crederci dai lamenti che si sentivano e dall’odore terribile che imprimeva l’aria'' ha raccontato Anna Maria, espressioni molto forti che rendono molto chiaramente la situazione davvero drammatica di quegli anni.
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Un orrore che è stato costituito da tre fasi: la prima dal 1943, che ha visto in particolare l’uccisione della studentessa Norma Cossetto da parte dei partigiani jugoslavi nei presi della foiba di Villa Surani; la seconda, caratterizzata dalle cosiddette ''foibe azzurre'', in cui le vittime erano gettate in mare; la terza, dal 1945 al 1947, durante la quale le prime vittime sono state i partigiani italiani non fascisti. Una situazione tanto tragica e una mancanza di sicurezza che ha condotto a un vero e proprio esodo, nel tentativo di riacquisire quella libertà e quell’umanità che ormai nella propria terra i cittadini avevano perso.
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Durante l’incontro Crasti ha poi raccontato la strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto 1946 presso la spiaggia vicina a Pola in occasione di alcune gare sportive che avevano radunato circa 2000 cittadini. Un’esplosione di novanta quintali di mine sottomarine che erano state depositate negligentemente dall’esercito inglese sulla costa, la quale ha causato la morte di 110 persone di cui solo 64 identificate. ''Si è trattato di un vero e proprio massacro – ha raccontato Anna Maria - prima giustificato con l’autocombustione, poi definito incidente, infine descritto come attentato. Il 30% delle vittime identificate erano bambini dai 2 ai 16 anni, le altre erano numerose donne e diversi uomini. Un evento drammatico di cui fortunatamente si inizia a fare memoria più spesso''.
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La serata, svoltasi all’insegna del ricordo e della consapevolezza, si è conclusa con la consegna di un omaggio floreale a Crasti, un simbolo di ringraziamento per la sua preziosa testimonianza e di apprezzamento per la sua capacità di perdonare nonostante tutte le ingiustizie subite e l’orrore vissuto.
C.Fu.
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