Casatenovo: ciclo di incontri sulla poesia delle origini con il professor Motta
Lunedì sera - presso Villa Facchi di Casatenovo - si è tenuto il secondo di tre incontri promossi dall’Università per Tutte le Età (UTE), dedicati alla poesia delle origini. Insieme al professor Stefano Motta si stanno attraversando le tappe fondamentali della formazione della lingua italiana e dei suoi tentativi di utilizzo artistico: da Raimbaut de Vaqueiras a Sordello da Goito, da Falchetto di Marsiglia a Giacomo da Lentini, fino ad arrivare al Cantico delle Creature di San Francesco, reputata da molti come la prima vera e propria forma di poesia del nostro paese.

Se nel primo incontro al pubblico è stato spiegato come la letteratura non nasca come tale ma come opere dedicate alla vita di tutti i giorni (come ad esempio i contratti legati alla vendita di terre), nell’incontro di lunedì il professor Motta ''ha acceso i riflettori'' sui trovatori provenzali e non, i quali si possono definire i primi poeti.

In principio per fare arte era utilizzata proprio la loro lingua, per poi passare al volgare italiano; il primo caso di questa transizione linguistica lo si può trovare nelle opere del trovatore provenzale Raimbaut de Vaqueiras, giunto in Italia per prestare i suoi servizi al Conte Ubizzo di Malaspina, che durante un soggiorno Genovese scrive un contrasto bilingue nel quale alterna strofe in dialetto genovese e in provenzale per parlare della propria esistenza.

Successivamente a De Vaqueiras Motta ha presentato un trovatore italiano che utilizza nelle sue poesie il volgare, ossia Sordello da Goito, personaggio letterario citato da Dante ne “La Commedia” prima alle dipendenze della famiglia Da Romano e poi recatosi in Francia da Sir Blacatz per il quale scriverà un compianto scritto in versi alessandrini che presentano tratti del volgare italiano.

Il terzo trovatore che è stato analizzato è invece un notaio presso la Corte di Palermo, Iacopo Da Lentini, primo produttore letterario che ha lasciato una traccia firmata e successivo fondatore della scuola siciliana. Con la sua traduzione del poeta provenzale Folchetto di Marsiglia si dice che abbia dato il via alla vera e propria lingua italiana intorno al 1225.

Il professor Motta ha infine spiegato al pubblico come sia arrivata la poesia provenzale ai siciliani, specificando che questi non abbiano mai sentito di persona i trovatori cantare le loro poesie, ma che bensì ne abbiano letto le parole su un manoscritto donato a Federico II che è poi stato tradotto dai notai di corte.
Pare che proprio da questo testo si origini il tema principale della poesia italiana: l’amore. ''Bisognerà aspettare l'epoca degli stilnovisti per avere delle vere e proprie testimonianze manoscritte del volgare che viene studiato a scuola'' ha precisato in chiusura.

L’incontro è terminato con lo spazio alle domande dei presenti, rivelando il successo e l’interesse suscitato dal tema. Ultimo appuntamento lunedì 23 febbraio, stesso luogo, stessa ora.

Il professor Stefano Motta
Se nel primo incontro al pubblico è stato spiegato come la letteratura non nasca come tale ma come opere dedicate alla vita di tutti i giorni (come ad esempio i contratti legati alla vendita di terre), nell’incontro di lunedì il professor Motta ''ha acceso i riflettori'' sui trovatori provenzali e non, i quali si possono definire i primi poeti.

In principio per fare arte era utilizzata proprio la loro lingua, per poi passare al volgare italiano; il primo caso di questa transizione linguistica lo si può trovare nelle opere del trovatore provenzale Raimbaut de Vaqueiras, giunto in Italia per prestare i suoi servizi al Conte Ubizzo di Malaspina, che durante un soggiorno Genovese scrive un contrasto bilingue nel quale alterna strofe in dialetto genovese e in provenzale per parlare della propria esistenza.

Successivamente a De Vaqueiras Motta ha presentato un trovatore italiano che utilizza nelle sue poesie il volgare, ossia Sordello da Goito, personaggio letterario citato da Dante ne “La Commedia” prima alle dipendenze della famiglia Da Romano e poi recatosi in Francia da Sir Blacatz per il quale scriverà un compianto scritto in versi alessandrini che presentano tratti del volgare italiano.

Il terzo trovatore che è stato analizzato è invece un notaio presso la Corte di Palermo, Iacopo Da Lentini, primo produttore letterario che ha lasciato una traccia firmata e successivo fondatore della scuola siciliana. Con la sua traduzione del poeta provenzale Folchetto di Marsiglia si dice che abbia dato il via alla vera e propria lingua italiana intorno al 1225.

Il professor Motta ha infine spiegato al pubblico come sia arrivata la poesia provenzale ai siciliani, specificando che questi non abbiano mai sentito di persona i trovatori cantare le loro poesie, ma che bensì ne abbiano letto le parole su un manoscritto donato a Federico II che è poi stato tradotto dai notai di corte.
Pare che proprio da questo testo si origini il tema principale della poesia italiana: l’amore. ''Bisognerà aspettare l'epoca degli stilnovisti per avere delle vere e proprie testimonianze manoscritte del volgare che viene studiato a scuola'' ha precisato in chiusura.

L’incontro è terminato con lo spazio alle domande dei presenti, rivelando il successo e l’interesse suscitato dal tema. Ultimo appuntamento lunedì 23 febbraio, stesso luogo, stessa ora.
I.M.


















