Sulla sanità i giochi sono ormai scoperti
Vedo giustamente sempre più intensificarsi una schiera di interventi assai preoccupati sul progressivo depauperamento della Sanità Pubblica a vantaggio di quella variamente “Privata”.
Anch'io ormai da anni ne seguo le sorti con particolare riferimento alle sue declinazioni locali che, pur essendo collocate in quella che viene pomposamente definita una Regione d'Eccellenza, dimostrano invece tutti i limiti e disservizi di un sistema in via di graduale dissolvimento.
Uno svuotamento della sua costitutiva funzione universalistica, quindi a prescindere dal reddito di ognuno di noi, a cui fa non casualmente da contrappunto il sorgere di sempre più numerose strutture sanitarie private in quello che in modo snaturato viene ormai definito come un vero e proprio Mercato della Salute.
Sappiamo tutti che le cause sono molteplici ed accumulate nello scorrere di anni di intrecci tra incurie, interessi di bottega, logiche clientelari e quant'altri elementi di una gestione perlomeno approssimativa per non dire peggio.
Ciononostante, grazie soprattutto alla abnegazione degli operatori di base che da sempre mettono pezze alla inadeguatezza di gran parte dei cosiddetti manager lautamente retribuiti, la situazione sembra ancora reggere con la speranza di una pur graduale inversione di tendenza che potrà essere tale solo se costantemente monitorata dalla Cittadinanza più attiva.
Ma per poter “raddrizzare la barca” occorrerebbe, come sempre, individuare le cause più profonde per poterne porvi rimedio. Cosa nient'affatto facile per il groviglio di sovrapposizioni intercorse nel corso degli anni ma che al contempo potrebbero anche, in nome del proverbiale concetto di complessità, costituire un alibi al non agire.
Provo qui di seguito a ricondurre, volutamente un po' semplificando, a quelli che in sostanza mi sembrano gli elementi strutturali, sperando così di renderli comprensibili a tutti.
Cerco quindi di comparare, pur riducendone all'osso i fattori non essendo ne ragioniere ne tanto meno commercialista, le componenti che formano i costi/ricavi sia del Sistema Pubblico che di quello Privato.
Settore Pubblico: Costo manodopera + costi generali = Totale Costi
Settore Privato: “ + “ + Utili = Totale Ricavi
Dalla comparazione balza subito all'occhio una semplice domanda: perché il Pubblico, nonostante non debba produrre Utili, è sottoposto a progressivo svuotamento mentre il Privato, che vive di Utili oltre ai propri costi, è invece in continua espansione?
Ritengo che anche la proverbiale casalinga di Voghera sappia darsi una ben plausibile risposta.
Certo nei costi generali possono ben esserci elementi vari d'inefficienza e di quant'altre cause ma come non comprendere che la strada maestra sia superare semmai queste inefficienze e non “delegare” - finanziandolo - al Privato? Ecco la vera strutturale “scelta di campo politica” soprattutto in nome di una Costituzione che assegna parità di diritti e di doveri a tutti (in primis quello dell'Assistenza sanitaria) e quindi in particolare non condizionata dal “portafoglio”.
Ne derivano almeno 2 corrispondenti conseguenze:
Si potrebbe ben dire che, viste i conclamati e spesso strumentali “piagnistei” da penuria di risorse, tutte le politiche che vanno nella direzione di finanziare in svariati modi il Privato sono a scapito del Pubblico.
Il reperimento di maggior risorse comporta necessariamente una netta opzione politica: i soldi si prendono soprattutto dove in gran misura ci sono ( ce lo dice la proporzionalità crescente del prelievo fiscale sancito dalla nostra preziosissima Costituzione) . Ed è su questo piano di reale Giustizia Sociale che si deve valutare l'effettiva volontà di qualsiasi Governo che si rispetti.
In sostanza: Il tempo degli alibi per tutti è abbondantemente finito.
Ad ognuno valutare in che condizione siamo...ma soprattutto vigilare sulle scelte delle competenti autorità a tutti i livelli e in primis quello territoriale.
Anch'io ormai da anni ne seguo le sorti con particolare riferimento alle sue declinazioni locali che, pur essendo collocate in quella che viene pomposamente definita una Regione d'Eccellenza, dimostrano invece tutti i limiti e disservizi di un sistema in via di graduale dissolvimento.
Uno svuotamento della sua costitutiva funzione universalistica, quindi a prescindere dal reddito di ognuno di noi, a cui fa non casualmente da contrappunto il sorgere di sempre più numerose strutture sanitarie private in quello che in modo snaturato viene ormai definito come un vero e proprio Mercato della Salute.
Sappiamo tutti che le cause sono molteplici ed accumulate nello scorrere di anni di intrecci tra incurie, interessi di bottega, logiche clientelari e quant'altri elementi di una gestione perlomeno approssimativa per non dire peggio.
Ciononostante, grazie soprattutto alla abnegazione degli operatori di base che da sempre mettono pezze alla inadeguatezza di gran parte dei cosiddetti manager lautamente retribuiti, la situazione sembra ancora reggere con la speranza di una pur graduale inversione di tendenza che potrà essere tale solo se costantemente monitorata dalla Cittadinanza più attiva.
Ma per poter “raddrizzare la barca” occorrerebbe, come sempre, individuare le cause più profonde per poterne porvi rimedio. Cosa nient'affatto facile per il groviglio di sovrapposizioni intercorse nel corso degli anni ma che al contempo potrebbero anche, in nome del proverbiale concetto di complessità, costituire un alibi al non agire.
Provo qui di seguito a ricondurre, volutamente un po' semplificando, a quelli che in sostanza mi sembrano gli elementi strutturali, sperando così di renderli comprensibili a tutti.
Cerco quindi di comparare, pur riducendone all'osso i fattori non essendo ne ragioniere ne tanto meno commercialista, le componenti che formano i costi/ricavi sia del Sistema Pubblico che di quello Privato.
Settore Pubblico: Costo manodopera + costi generali = Totale Costi
Settore Privato: “ + “ + Utili = Totale Ricavi
Dalla comparazione balza subito all'occhio una semplice domanda: perché il Pubblico, nonostante non debba produrre Utili, è sottoposto a progressivo svuotamento mentre il Privato, che vive di Utili oltre ai propri costi, è invece in continua espansione?
Ritengo che anche la proverbiale casalinga di Voghera sappia darsi una ben plausibile risposta.
Certo nei costi generali possono ben esserci elementi vari d'inefficienza e di quant'altre cause ma come non comprendere che la strada maestra sia superare semmai queste inefficienze e non “delegare” - finanziandolo - al Privato? Ecco la vera strutturale “scelta di campo politica” soprattutto in nome di una Costituzione che assegna parità di diritti e di doveri a tutti (in primis quello dell'Assistenza sanitaria) e quindi in particolare non condizionata dal “portafoglio”.
Ne derivano almeno 2 corrispondenti conseguenze:
Si potrebbe ben dire che, viste i conclamati e spesso strumentali “piagnistei” da penuria di risorse, tutte le politiche che vanno nella direzione di finanziare in svariati modi il Privato sono a scapito del Pubblico.
Il reperimento di maggior risorse comporta necessariamente una netta opzione politica: i soldi si prendono soprattutto dove in gran misura ci sono ( ce lo dice la proporzionalità crescente del prelievo fiscale sancito dalla nostra preziosissima Costituzione) . Ed è su questo piano di reale Giustizia Sociale che si deve valutare l'effettiva volontà di qualsiasi Governo che si rispetti.
In sostanza: Il tempo degli alibi per tutti è abbondantemente finito.
Ad ognuno valutare in che condizione siamo...ma soprattutto vigilare sulle scelte delle competenti autorità a tutti i livelli e in primis quello territoriale.
Germano Bosisio



















