Tre bulciaghesi al Cammino di Santiago: il loro racconto
Zaini consumati, scarponi impolverati e una conchiglia appuntata al petto: così Milena Fumagalli, Giovanni Riva e Roberto Bonacina hanno percorso il Cammino di Santiago per centinaia di chilometri, collezionando più ricordi che timbri sul passaporto del pellegrino. Un viaggio raccontato con emozione e orgoglio nella serata di venerdì 20 febbraio presso la Biblioteca comunale di Bulciago, davanti a un pubblico numeroso e visibilmente colpito dall’intensità dell’esperienza.

Ad aprire la serata il sindaco Luca Cattaneo che, accompagnato dagli assessori Raffaella Puricelli e Nicola Corsaro, ha subito ringraziato i tre protagonisti per il loro intervento: ''In tanti conosciamo il Cammino di Santiago, ma avere una testimonianza diretta della vostra esperienza è una ricchezza da non sottovalutare. Grazie per la vostra disponibilità e per condividere con la comunità le vostre foto e i vostri racconti, chissà se qualcuno dei presenti seguirà le vostre orme e percorrerà gli stessi chilometri in futuro''.

Potendo scegliere tra più itinerari possibili, i tre cittadini bulciaghesi hanno affrontato il Cammino Francese, una delle strade più celebri del Cammino, che vede il suo punto di partenza a Saint Jean Pied de Port, attraversa regioni come la Navarra, la Rioja e la Galicia, fino ad arrivare infine alla Cattedrale di Santiago di Compostela.

L’avventura, iniziata il 6 maggio e conclusasi il 9 giugno 2025 dopo aver proseguito fino a Finisterre sull’Oceano Atlantico, si è svolta tra paesaggi mozzafiato, chiese storiche e piccoli borghi. Le pietre consumate delle strade, le facciate semplici degli edifici e le piazze dei villaggi hanno raccontato secoli di storia e di passaggi, mentre la fatica quotidiana si trasformava in occasione di riflessione e scoperta personale.

''Camminavamo tra i 25 e i 35 km al giorno, attraversando terre e meraviglie che ci hanno stupito dall’inizio alla fine. I pellegrini arrivavano da tutto il mondo e ciò che ci ha colpito molto è stata la grande solidarietà che ha unito tutti i popoli, indipendentemente dalla nazionalità. Anche all’interno degli ostelli dove ci si rifugiava la notte si condivideva tutto senza chiedere nulla in cambio, un altruismo e una generosità non indifferenti che rivelavano l’essenza più autentica del cammino: sentirsi parte di un’unica comunità'' ha raccontato Giovanni.

Un passo dopo l’altro, a tratti in compagnia e a tratti in solitudine, Milena, Roberto e Giovanni hanno seguito le famose frecce gialle collocate lungo la via per indicare la giusta direzione, attrezzati con l’immancabile conchiglia utilizzata dai pellegrini fin dal Medioevo per dissetarsi presso le fontane e le sorgenti d’acqua. A ogni ostello il passaporto del pellegrino si riempiva di un timbro nuovo, una pratica necessaria per ottenere infine la Compostela, un certificato in latino rilasciato dalle autorità ecclesiastiche che attesta il completamento della peregrinazione.

Un viaggio che non solo mette alla prova le abilità fisiche degli avventurieri, ma che ti cambia profondamente anche nell’animo: ''È un’esperienza che continui a sentirti dentro, anche quando sei tornato a casa – ha raccontato Roberto – Ogni giorno avevo modo di fare meditazione mattutina e di scrivere su un piccolo quaderno alcuni pensieri e riflessioni e sono tutte considerazioni che porto ancora con me al giorno d’oggi. A casa siamo circondati da mille cose, mentre durante il cammino ti rendi conto che te ne servono davvero poche, tutte contenibili in uno zaino. Ho imparato cosa sia l’essenziale e ora non vedo l’ora di tornare sui sentieri''.

La serata si è conclusa tra applausi, domande curiose e sguardi ispirati, dimostrando come il Cammino di Santiago non sia solo una meta da raggiungere, ma anche un’esperienza da vivere e condividere, capace di unire persone, storie e comunità ben oltre i confini geografici.

Roberto Bonacina, Giovanni Riva e Milena Fumagalli al centro fra il sindaco Luca Cattaneo e il vice Raffaella Puricelli
Ad aprire la serata il sindaco Luca Cattaneo che, accompagnato dagli assessori Raffaella Puricelli e Nicola Corsaro, ha subito ringraziato i tre protagonisti per il loro intervento: ''In tanti conosciamo il Cammino di Santiago, ma avere una testimonianza diretta della vostra esperienza è una ricchezza da non sottovalutare. Grazie per la vostra disponibilità e per condividere con la comunità le vostre foto e i vostri racconti, chissà se qualcuno dei presenti seguirà le vostre orme e percorrerà gli stessi chilometri in futuro''.

Potendo scegliere tra più itinerari possibili, i tre cittadini bulciaghesi hanno affrontato il Cammino Francese, una delle strade più celebri del Cammino, che vede il suo punto di partenza a Saint Jean Pied de Port, attraversa regioni come la Navarra, la Rioja e la Galicia, fino ad arrivare infine alla Cattedrale di Santiago di Compostela.

L’avventura, iniziata il 6 maggio e conclusasi il 9 giugno 2025 dopo aver proseguito fino a Finisterre sull’Oceano Atlantico, si è svolta tra paesaggi mozzafiato, chiese storiche e piccoli borghi. Le pietre consumate delle strade, le facciate semplici degli edifici e le piazze dei villaggi hanno raccontato secoli di storia e di passaggi, mentre la fatica quotidiana si trasformava in occasione di riflessione e scoperta personale.

''Camminavamo tra i 25 e i 35 km al giorno, attraversando terre e meraviglie che ci hanno stupito dall’inizio alla fine. I pellegrini arrivavano da tutto il mondo e ciò che ci ha colpito molto è stata la grande solidarietà che ha unito tutti i popoli, indipendentemente dalla nazionalità. Anche all’interno degli ostelli dove ci si rifugiava la notte si condivideva tutto senza chiedere nulla in cambio, un altruismo e una generosità non indifferenti che rivelavano l’essenza più autentica del cammino: sentirsi parte di un’unica comunità'' ha raccontato Giovanni.

Un passo dopo l’altro, a tratti in compagnia e a tratti in solitudine, Milena, Roberto e Giovanni hanno seguito le famose frecce gialle collocate lungo la via per indicare la giusta direzione, attrezzati con l’immancabile conchiglia utilizzata dai pellegrini fin dal Medioevo per dissetarsi presso le fontane e le sorgenti d’acqua. A ogni ostello il passaporto del pellegrino si riempiva di un timbro nuovo, una pratica necessaria per ottenere infine la Compostela, un certificato in latino rilasciato dalle autorità ecclesiastiche che attesta il completamento della peregrinazione.

Un viaggio che non solo mette alla prova le abilità fisiche degli avventurieri, ma che ti cambia profondamente anche nell’animo: ''È un’esperienza che continui a sentirti dentro, anche quando sei tornato a casa – ha raccontato Roberto – Ogni giorno avevo modo di fare meditazione mattutina e di scrivere su un piccolo quaderno alcuni pensieri e riflessioni e sono tutte considerazioni che porto ancora con me al giorno d’oggi. A casa siamo circondati da mille cose, mentre durante il cammino ti rendi conto che te ne servono davvero poche, tutte contenibili in uno zaino. Ho imparato cosa sia l’essenziale e ora non vedo l’ora di tornare sui sentieri''.

La serata si è conclusa tra applausi, domande curiose e sguardi ispirati, dimostrando come il Cammino di Santiago non sia solo una meta da raggiungere, ma anche un’esperienza da vivere e condividere, capace di unire persone, storie e comunità ben oltre i confini geografici.
C.Fu.


















