Da Missaglia agli USA: la calciatrice Sofia Cantore ospite di Supernova

La prima calciatrice italiana ingaggiata nel campionato ''a stelle e strisce''. La missagliese Sofia Cantore è la protagonista dell'ultima puntata di Supernova, il seguitissimo podcast condotto da Alessandro Cattelan. ''Fuori'' da qualche ora soltanto, nell'interessante chiacchierata l'attaccante del Washington Spirit racconta con molta semplicità la sua vita negli Stati Uniti. 
Un mondo completamente diverso – per cultura e non solo – da Europa e Italia, dove la giovane Sofia, originaria di Lomaniga, sta trovando la propria dimensione.
Nel rispondere alle domande di Cattelan, l'atleta classe 1999 ha illustrato soprattutto quel che differenzia il calcio negli USA dal ''nostro''. Oltre oceano infatti, anche quello ''rosa'' è molto seguito, forse più di quello maschile.
''Ci sono tante bambine che praticano questo sport'' ha detto, raccontando di stadi pieni zeppi di famiglie e di un clima molto positivo. Il calcio è vissuto nella sua dimensione più autentica: pochi scontri o polemiche insomma, ma principalmente voglia di divertirsi in modo sano.
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Sofia Cantore

Arrivata al Washington Spirit si è trovata dinnanzi ad una società ben organizzata, che supporta le proprie atlete a trecentosessanta gradi, anche e soprattutto fuori dal campo. Sofia Cantore vive in Virginia, a 40 minuti dalla città che ospita la Casa Bianca, in un residence nel quale si trovano molte delle sue compagne, soprattutto quelle che arrivano dall'estero. Un luogo piuttosto tranquillo, vicino al campo di allenamento, con un bar che rappresenta un punto di aggregazione e riferimento per molti dei momenti liberi delle atlete.
Il periodo indubbiamente controverso che sta attraversando gli USA non passa inosservato neppure a Sofia e compagne, per via di qualche manifestazione di protesta politica in cui talvolta si imbattono, a maggior ragione trovandosi non troppo distanti da Washington dove ha sede la Casa Bianca. Una città molto vivibile che in questi mesi la 26enne ha avuto la possibilità di esplorare qualche volta, complice la presenza del fratello, biologo ricercatore, che un paio di anni fa si è trasferito negli Stati Uniti per ragioni professionali.
Due ''cervelli in fuga'' dunque, come li ha definiti lo stesso Cattelan, mettendo in evidenza un trattamento economico ben diverso per entrambe le professioni, rispetto a quello offerto dal nostro Paese. 

A differenziare il calcio rosa negli USA è anche l'aspetto salariale: il gap rispetto a quanto percepiscono gli uomini è decisamente ridotto, equiparando dunque impegno e sforzi messi in campo dalle ragazze. Circostanza ben lontana dalla realtà in Italia. 
Sofia ha ricordato comunque con grande entusiasmo gli anni vissuti qui, calcisticamente parlando e non solo. Dagli esordi nella squadra dell'oratorio missagliese quando aveva 5 anni, all'esperienza nel Fiamma Monza, fino ad approdare – dopo altre squadre - alla Juve. Una parentesi quest'ultima, che le ha consentito di mettere in mostra le proprie qualità, letteralmente esplose, diventando un pilastro per la Nazionale azzurra, sino alla chiamata dello Washington Spirit, che l'ha catapultata nel mondo del calcio femminile che conta.
''Io sono cresciuta con il mito delle calciatrici americane, che erano più note rispetto a quelle di Serie A'' ha spiegato Sofia, che nell'esprimere il proprio ed incondizionato amore nei confronti di questo sport, ha confessato di aver sempre voluto concentrarsi anche su altro. ''Non ho mai guardato troppo il calcio in tv, nonostante mio papà fosse un appassionato. Quando ho del tempo libero, preferisco dedicarmi a film o serie, o dedicarmi alla musica che è la mia passione''. 
A questo proposito Sofia ha confessato il sogno di diventare una dj; un mondo al quale si sta avvicinando, cercando di imparare poco alla volta.
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Nel confermare il prossimo impegno professionale che la impegnerà negli USA (sarà commentatrice tv della Champions League per la CBS ndr) Sofia è poi tornata ai suoi esordi nel Fiamma Monza, periodo in cui era più focalizzata sul divertimento che non sulla disciplina, diciamo così. 
''Adesso in campo sono molto tranquilla. Anche se non ho mai preso un cartellino rosso, da giovanissima qualche errore in campo l'ho commesso: cose stupide'' ha detto, consapevole della strada percorsa – non senza difficoltà - e delle proprie doti sportive che le hanno consentito di sbarcare negli USA, prima calciatrice italiana ad esserci riuscita. Un orgoglio per il nostro Paese e per la sua Missaglia, alla quale – tra famiglia, amici e altri interessi – resta sempre molto legata.
G.C.
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