Barzago: il tema del disagio giovanile affrontato con don Massimo Mapelli (Caritas)

Martedì 24 febbraio a Barzago si è svolto un partecipato incontro dedicato al tema del disagio giovanile, promosso dal gruppo consiliare di minoranza. Un momento di riflessione aperto alla cittadinanza, nato dalla volontà di affrontare in modo condiviso una delle questioni più urgenti del nostro tempo.
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Alcune immagini della serata con don Massimo Mapelli (a destra nella foto accanto a Natale Perego)

Ad aprire la serata è stato Michele Bianco, capogruppo de Il Paese Barzago, che ha dato il benvenuto ai presenti a nome dell’amministrazione comunale, rivolgendo un saluto e un rigraziamento particolare al relatore della serata, don Massimo Mapelli.
''Arriviamo a questo appuntamento – ha sottolineato – dopo alcune riflessioni sulla situazione giovanile e sulle tematiche educative. Sono questioni che riguardano tutti noi, come cittadini e come comunità. Questa serata vuole essere un punto di partenza per avviare un percorso condiviso: nessuno può bastare a se stesso, serve uno sforzo collettivo''.
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A seguire è intervenuto Natale Perego, membro del gruppo ed ex assessore alla Cultura, che ha ringraziato l’amministrazione comunale e salutato il sindaco di Bulciago presente in sala. Perego ha quindi introdotto don Mapelli, responsabile Caritas della Zona Pastorale VI di Milano, sacerdote da sempre impegnato in prima linea accanto agli emarginati e in particolare ai giovani in difficoltà.
''Vogliamo riflettere su ciò che chiamiamo disagio giovanile – ha spiegato – in un momento storico in cui siamo bombardati da notizie drammatiche e in cui i giovani sembrano faticare a trovare un posto nel mondo adulto, che troppo spesso costruisce barriere anziché ponti''.
Da qui la domanda guida della serata: come costruire un rapporto di fiducia con le nuove generazioni?
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In piedi Michele Bianco, capogruppo de ''Il Paese Barzago''

Don Mapelli ha quindi preso la parola ringraziando per l’invito e per il coraggio di aver proposto un incontro con un tema così delicato ma attuale. Ha iniziato raccontando la propria esperienza di vita comunitaria con una quarantina di adolescenti, molti dei quali minori stranieri non accompagnati. Vivo nella periferia sud di Milano, una delle zone più difficili della diocesi milanese, dove c’è un bene confiscato alla mafia ogni mille abitanti. ''La mia è una vita sulle montagne russe, dove non ci si annoia'', ha raccontato, suscitando attenzione in sala riportando anche alcune storie dei ragazzi della sua comunità.
Per aiutare i giovani ''dobbiamo allenare lo sguardo – ha spiegato – per cogliere i loro segnali deboli. Sono proprio quei segnali che oggi rischiamo di non vedere, perché non fanno rumore ma, non ascoltati, possono portare al disagio''.
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Secondo il sacerdote, la società contemporanea, fortemente competitiva, genera rabbia e frustrazione. ''Si crea un mondo in cui i vulnerabili non hanno diritti e i potenti non hanno limiti''. Eppure, ha sottolineato, quando i ragazzi vengono coinvolti in progetti ambiziosi e in una vita comunitaria autentica, rispondono con entusiasmo e responsabilità. ''I miei ragazzi, nonostante tutto, sono i più fortunati – ha affermato – perché sperimentano la vita comunitaria e imparano a confrontarsi con gli altri''.
''I giovani sono capaci di grandi scelte – ha aggiunto – se qualcuno li aiuta a sognare in grande e a trasformare la rabbia in energia positiva''.
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Una delle sfide più urgenti riguarda la carenza di educatori adulti disposti a investire tempo e passione in un percorso che non si esaurisce ''dalle 8 alle 17''. ''In un mondo di adulti che non vogliono crescere – ha provocatoriamente osservato – che generazione di giovani possiamo aspettarci?''.
Da qui l’invito a proporre ai ragazzi esperienze concrete, valori forti e testimonianze credibili. Tra i progetti citati, anche il percorso ''Ponti di pace'', avviato in collaborazione con l’Università di Brescia, con l’obiettivo di educare alla costruzione della pace.
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Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto con la scuola e con le istituzioni, con percorsi personalizzati che orientano i ragazzi verso scuole professionali o corsi serali, accompagnandoli quotidianamente nel loro cammino. Non sono mancati riferimenti al tema della criminalità organizzata – con il richiamo all’impegno e alla collaborazione con don Luigi Ciotti – e alla necessità di educare i giovani a un uso consapevole del cellulare e delle nuove tecnologie, così come alla prevenzione del gioco d’azzardo.
''Il male fa rumore, il bene non si sente'', ha ricordato don Mapelli, invitando a riconoscere e valorizzare le tante esperienze positive che spesso restano nell’ombra. Essere genitori, ha aggiunto, è anche una vocazione sociale: la responsabilità educativa non riguarda solo i propri figli, ma l’intera comunità.
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L’incontro, definito da molti presenti ''toccante e capace di cambiare prospettiva'', si è concluso in un clima di partecipazione e soddisfazione. Particolarmente d’impatto il racconto delle storie dei ragazzi di don Mapelli. Al termine della serata è stato possibile lasciare un’offerta a sostegno delle attività del sacerdote, che ha ricevuto anche un omaggio simbolico da parte degli organizzatori.
Un primo passo, dunque, per avviare a Barzago un percorso condiviso sul tema del disagio giovanile, con l’obiettivo di costruire fiducia e ponti tra generazioni.
G.S.
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