Oggiono: interessante dibattito sul Referendum
Fortunatamente per i cittadini che responsabilmente vogliano approfondire sono varie le occasioni per sviscerare i contenuti dell'ormai quasi imminente passaggio referendario sulle delicatissime modifiche agli assetti della Magistratura.
Anche ad Oggiono, come in svariati altri comuni del Territorio, si è svolta una interessante serata che ha visto come relatori la Dott.ssa Galluzzo e il Dott. Esposito della Procura di Lecco.
Sollecitati dal giornalista Morassi ma anche dagli attenti presenti i 2 magistrati hanno con chiarezza descritto, anche con esempi concreti, la materia ben delineando gli aspetti non solo tecnici favorenti una maggior comprensione di merito sia sulla separazione delle carriere come delle modifiche che, in caso di vittoria del Sì, modificherebbero pesantemente l'assetto del Consiglio Superiore della Magistratura.
Ne è seguito un vivace dibattito che ha consentito di sviluppare ulteriormente anche i connessi e quantomai importanti risvolti politici sottesi. Risvolti che hanno giustamente evidenziato la vera posta in gioco che inesorabilmente riguarda i pari diritti di ognuno di noi di fronte alla legge.
Infatti dagli interventi è stato rimarcato che se dovesse passare questa riforma non saranno certamente i magistrati a pagarne i costi maggiori visto che comunque continueranno, magari “collo torto”, il loro quotidiano operato ma saremmo noi cittadini ad essere lesi in ragione delle minori tutele rispetto agli abusi del Potere variamente rappresentato.
Del resto è stato pure evidenziato che il cittadino comune giustamente valuterà l'adesione o meno ai cambiamenti di tale Riforma, non sempre facili da comprendere (riguardanti ben 7 articoli della nostra Preziosa Costituzione), con il criterio del buon senso ponendosi il metro dei rischi e dei benefici che ne potrebbero derivare per tutti, e in definitiva considerando il dubbio a chi realmente gioverebbe tutto ciò.
Tra l'altro tra il pubblico emergevano a più voci queste domande: ma se questa riforma non riduce i tempi della Giustizia come apertamente ammesso anche dai promotori del Sì; se meno dell'1% usufruisce del cambio delle carriere; se è acclarato che la separazione della formazione dei magistrati pregiudica una comune cultura giuridica a svantaggio del cittadino; se comunque per pm e giudici ovviamente non si potranno mai escludere frequentazioni; se le correnti in Magistratura non cesseranno di esistere; se il pm concepito dalla Riforma inevitabilmente assumerebbe la veste di un Super poliziotto correndo pure il rischio di finire sotto le vesti del Governo di turno e quant'altro capiterebbe a scapito del Cittadino, allora perché votare per il Sì?
Di particolare efficacia è risultata poi la sottolineatura dei magistrati presenti per cui la tanto invocata parità tra Pm e Avvocati non terrebbe conto di due diverse intrinseche funzioni giuridiche: l'Avvocato difende l'interesse del “privato”; il Pm difende l'interesse collettivo. Con tutte le intuibili conseguenze di uno sbilanciamento nel caso di un Pm votato, come in sostanza prospettato dalla Riforma, a considerare solo le prove a discapito dell'indagato e non anche quelle a favore, come accade ora.
Un'altra sottolineatura emersa a più voci dal partecipativo pubblico presente è stata quella di un più che paventato “disegno complessivo” che sembra unificare l'azione governativa verso una riduzione degli spazi di democrazia e di effettiva tutela dei Diritti (e Doveri) dei Cittadini che tiene assieme questa riforma, quella precedente “Cartabia, il prospettato “Premierato”, le leggi sulla “sicurezza punitiva”, l'indebolimento delle misure anti-corruzione a partire dall'abolizione dell'Abuso d'ufficio, insomma un mix di azioni non solo legislative che trova la sua massima espressione nel mettere in discussione l'Autonomia della Magistratura (peraltro perseguito non solo da questo Governo), vera garanzia dell'interesse collettivo. Significativa a questo proposito la citazione dell'assai esigua percentuale dei “colletti bianchi” sul totale dei detenuti in Italia rispetto al resto d'Europa. Come anche il rischio paventato della tutt'altro che chiara traduzione in Decreti Attuativi della Riforma.
In sostanza dai vari interventi succedutesi è emersa la grande consapevolezza che con questo Referendum siano in gioco elementi essenziali della nostra Democrazia.
Ad ognuno liberamente trarne le dovute conseguenze.
Anche ad Oggiono, come in svariati altri comuni del Territorio, si è svolta una interessante serata che ha visto come relatori la Dott.ssa Galluzzo e il Dott. Esposito della Procura di Lecco.
Sollecitati dal giornalista Morassi ma anche dagli attenti presenti i 2 magistrati hanno con chiarezza descritto, anche con esempi concreti, la materia ben delineando gli aspetti non solo tecnici favorenti una maggior comprensione di merito sia sulla separazione delle carriere come delle modifiche che, in caso di vittoria del Sì, modificherebbero pesantemente l'assetto del Consiglio Superiore della Magistratura.
Ne è seguito un vivace dibattito che ha consentito di sviluppare ulteriormente anche i connessi e quantomai importanti risvolti politici sottesi. Risvolti che hanno giustamente evidenziato la vera posta in gioco che inesorabilmente riguarda i pari diritti di ognuno di noi di fronte alla legge.
Infatti dagli interventi è stato rimarcato che se dovesse passare questa riforma non saranno certamente i magistrati a pagarne i costi maggiori visto che comunque continueranno, magari “collo torto”, il loro quotidiano operato ma saremmo noi cittadini ad essere lesi in ragione delle minori tutele rispetto agli abusi del Potere variamente rappresentato.
Del resto è stato pure evidenziato che il cittadino comune giustamente valuterà l'adesione o meno ai cambiamenti di tale Riforma, non sempre facili da comprendere (riguardanti ben 7 articoli della nostra Preziosa Costituzione), con il criterio del buon senso ponendosi il metro dei rischi e dei benefici che ne potrebbero derivare per tutti, e in definitiva considerando il dubbio a chi realmente gioverebbe tutto ciò.
Tra l'altro tra il pubblico emergevano a più voci queste domande: ma se questa riforma non riduce i tempi della Giustizia come apertamente ammesso anche dai promotori del Sì; se meno dell'1% usufruisce del cambio delle carriere; se è acclarato che la separazione della formazione dei magistrati pregiudica una comune cultura giuridica a svantaggio del cittadino; se comunque per pm e giudici ovviamente non si potranno mai escludere frequentazioni; se le correnti in Magistratura non cesseranno di esistere; se il pm concepito dalla Riforma inevitabilmente assumerebbe la veste di un Super poliziotto correndo pure il rischio di finire sotto le vesti del Governo di turno e quant'altro capiterebbe a scapito del Cittadino, allora perché votare per il Sì?
Di particolare efficacia è risultata poi la sottolineatura dei magistrati presenti per cui la tanto invocata parità tra Pm e Avvocati non terrebbe conto di due diverse intrinseche funzioni giuridiche: l'Avvocato difende l'interesse del “privato”; il Pm difende l'interesse collettivo. Con tutte le intuibili conseguenze di uno sbilanciamento nel caso di un Pm votato, come in sostanza prospettato dalla Riforma, a considerare solo le prove a discapito dell'indagato e non anche quelle a favore, come accade ora.
Un'altra sottolineatura emersa a più voci dal partecipativo pubblico presente è stata quella di un più che paventato “disegno complessivo” che sembra unificare l'azione governativa verso una riduzione degli spazi di democrazia e di effettiva tutela dei Diritti (e Doveri) dei Cittadini che tiene assieme questa riforma, quella precedente “Cartabia, il prospettato “Premierato”, le leggi sulla “sicurezza punitiva”, l'indebolimento delle misure anti-corruzione a partire dall'abolizione dell'Abuso d'ufficio, insomma un mix di azioni non solo legislative che trova la sua massima espressione nel mettere in discussione l'Autonomia della Magistratura (peraltro perseguito non solo da questo Governo), vera garanzia dell'interesse collettivo. Significativa a questo proposito la citazione dell'assai esigua percentuale dei “colletti bianchi” sul totale dei detenuti in Italia rispetto al resto d'Europa. Come anche il rischio paventato della tutt'altro che chiara traduzione in Decreti Attuativi della Riforma.
In sostanza dai vari interventi succedutesi è emersa la grande consapevolezza che con questo Referendum siano in gioco elementi essenziali della nostra Democrazia.
Ad ognuno liberamente trarne le dovute conseguenze.
Germano Bosisio



















