Cassago prega per la Pace: messa a quattro anni dalla invasione russa in Ucraina
Mentre dal Medio Oriente giungeva la notizia dell'attacco dei droni iraniani a Dubai, nella chiesa dei SS Giacomo e Brigida si svolgeva la messa per la Pace promossa anche quest'anno dall’associazione Cassago chiama Chernobyl in collaborazione con la rete di associazioni che sostengono l'Ucraina, l’Istituto Sant’Antonio Opera Don Guanella e la Parrocchia, a quattro anni dall'invasione decisa dalla Russia.


Assessori e sindaci di alcuni comuni del territorio si sono uniti ai volontari del sodalizio cassaghese intorno alle ore 17.45 sul sagrato della chiesa, per accendere i lumini commemorativi e per iniziare a salire la scalinata tutti insieme dietro a alla bandiera ucraina portata da Armando Crippa, presidente dell’associazione.
Durante l'omelia, incentrata sul brano di Vangelo letto poco prima, il guanelliano don Renato Bardelli ha sottolineato come la sete di verità insita in ogni cristiano possa essere un costante principio di ricerca di pace, che mette in moto comportamenti e azioni benevole dirette a Cristo:
''Per ognuno di noi Gesù è fonte della pace, che lo sia anche per la martoriata Ucraina, come viene chiamata dal nostro Papa. Nel vangelo della samaritana vediamo Gesù che si mette in dialogo con noi, che estingue la nostra sete di verità, che si preoccupa della nostra vita. Anche noi dobbiamo fare così con tutti gli altri nostri fratelli'' ha detto il sacerdote. ''Invochiamo Dio per la Pace, perché il Signore tocchi il cuore di tutti i potenti, ma che tocchi i nostri cuori perché diventiamo creatori di pace. E allora chiediamo al Signore che, come alla samaritana, dia al nostro cuore la volontà di costruire legami di pace, una pace disarmata e disarmante''.


Al termine della celebrazione il sindaco Roberta Marabese ha tenuto un breve discorso sulla pace che deve essere al centro dell'agenda dalle istituzioni, europee, nazionali e locali, tutte prese in causa e responsabili della convivenza civile, del benessere sociale.
"Come istituzioni locali abbiamo il dovere di affermare i valori che guidano la comunità: dialogo, tolleranza, aiuto reciproco, rispetto. A Cassago in questi anni abbiamo accolto delle famiglie, abbiamo dimostrato che una comunità unita sa trasformare la paura in speranza, creando la pace come costruzione paziente di condizioni di giustizia. Come Comune, promuoveremo una cultura della pace, che si costruisce con l'educazione, con la memoria. che questa cerimonia sia un segno concreto, che il nostro comune sia il luogo dove la pace sia un valore vissuto ogni giorno, non solo una parola" ha detto la prima cittadina.


Successivamente è stata recitata una speciale Preghiera della Pace, prima in italiano e poi in lingua ucraina, che ha commosso ed emozionato molti dei presenti.
Anche Armando Crippa ha preso la parola, ribadendo il disgusto verso la violenza e le atrocità che ogni giorno vengono compiute verso civili, donne, bambini, anziani, senza limite né misura.
"Siamo entrati nel quinto anno del conflitto: la distruzione di esseri umani e paesi, gli appelli inascoltati, tanti sono stati i tentativi di pace, ma fino a oggi sono rimasti nell’aria, sono stati vani tentativi. In Ucraina ormai la morte è diventata una consuetudine. Nel nostro piccolo, con la nostra associazione, cerchiamo di non fare mancare il nostro aiuto, con azioni concrete per fare sì che i nostri amici in Ucraina in questo periodo buio e freddo non si sentano soli, mentre da più di quattro anni stanno difendendo i confini della nostra Europa.


L'anno scorso abbiamo realizzato tre progetti di accoglienza per bambini ucraini; con raccolte fondi e raccolte viveri cerchiamo di sostenere la sanità e abbiamo spedito tir carichi di alimentari, che sono arrivati prima di Natale''.
''Da poco – ha proseguito Crippa - abbiamo spedito dodici generatori di corrente, ma continueremo a promuovere progetti per bambini, anche solo per tenerli lontani dai suoni della guerra''.
Il desiderio di pace, ma anche l'inesauribile volontà di essere vicini, fratelli a un popolo distrutto e abbandonato sono state ascoltate con ammirazione, concluse con un applauso.
Infine, Kateryna Poteriaieva, nativa di Leopoli, ha suonato tre brani al violino, per raccontare con un altro linguaggio un altro popolo, un altro mondo, un altro dolore che non si può non ascoltare.
Assessori e sindaci di alcuni comuni del territorio si sono uniti ai volontari del sodalizio cassaghese intorno alle ore 17.45 sul sagrato della chiesa, per accendere i lumini commemorativi e per iniziare a salire la scalinata tutti insieme dietro a alla bandiera ucraina portata da Armando Crippa, presidente dell’associazione.
Durante l'omelia, incentrata sul brano di Vangelo letto poco prima, il guanelliano don Renato Bardelli ha sottolineato come la sete di verità insita in ogni cristiano possa essere un costante principio di ricerca di pace, che mette in moto comportamenti e azioni benevole dirette a Cristo:
''Per ognuno di noi Gesù è fonte della pace, che lo sia anche per la martoriata Ucraina, come viene chiamata dal nostro Papa. Nel vangelo della samaritana vediamo Gesù che si mette in dialogo con noi, che estingue la nostra sete di verità, che si preoccupa della nostra vita. Anche noi dobbiamo fare così con tutti gli altri nostri fratelli'' ha detto il sacerdote. ''Invochiamo Dio per la Pace, perché il Signore tocchi il cuore di tutti i potenti, ma che tocchi i nostri cuori perché diventiamo creatori di pace. E allora chiediamo al Signore che, come alla samaritana, dia al nostro cuore la volontà di costruire legami di pace, una pace disarmata e disarmante''.
Al termine della celebrazione il sindaco Roberta Marabese ha tenuto un breve discorso sulla pace che deve essere al centro dell'agenda dalle istituzioni, europee, nazionali e locali, tutte prese in causa e responsabili della convivenza civile, del benessere sociale.
"Come istituzioni locali abbiamo il dovere di affermare i valori che guidano la comunità: dialogo, tolleranza, aiuto reciproco, rispetto. A Cassago in questi anni abbiamo accolto delle famiglie, abbiamo dimostrato che una comunità unita sa trasformare la paura in speranza, creando la pace come costruzione paziente di condizioni di giustizia. Come Comune, promuoveremo una cultura della pace, che si costruisce con l'educazione, con la memoria. che questa cerimonia sia un segno concreto, che il nostro comune sia il luogo dove la pace sia un valore vissuto ogni giorno, non solo una parola" ha detto la prima cittadina.
Successivamente è stata recitata una speciale Preghiera della Pace, prima in italiano e poi in lingua ucraina, che ha commosso ed emozionato molti dei presenti.
Anche Armando Crippa ha preso la parola, ribadendo il disgusto verso la violenza e le atrocità che ogni giorno vengono compiute verso civili, donne, bambini, anziani, senza limite né misura.
"Siamo entrati nel quinto anno del conflitto: la distruzione di esseri umani e paesi, gli appelli inascoltati, tanti sono stati i tentativi di pace, ma fino a oggi sono rimasti nell’aria, sono stati vani tentativi. In Ucraina ormai la morte è diventata una consuetudine. Nel nostro piccolo, con la nostra associazione, cerchiamo di non fare mancare il nostro aiuto, con azioni concrete per fare sì che i nostri amici in Ucraina in questo periodo buio e freddo non si sentano soli, mentre da più di quattro anni stanno difendendo i confini della nostra Europa.
L'anno scorso abbiamo realizzato tre progetti di accoglienza per bambini ucraini; con raccolte fondi e raccolte viveri cerchiamo di sostenere la sanità e abbiamo spedito tir carichi di alimentari, che sono arrivati prima di Natale''.
''Da poco – ha proseguito Crippa - abbiamo spedito dodici generatori di corrente, ma continueremo a promuovere progetti per bambini, anche solo per tenerli lontani dai suoni della guerra''.
Il desiderio di pace, ma anche l'inesauribile volontà di essere vicini, fratelli a un popolo distrutto e abbandonato sono state ascoltate con ammirazione, concluse con un applauso.
Infine, Kateryna Poteriaieva, nativa di Leopoli, ha suonato tre brani al violino, per raccontare con un altro linguaggio un altro popolo, un altro mondo, un altro dolore che non si può non ascoltare.
L.F.



















