Casatenovo: la sofferenza e la speranza di un popolo nel racconto di quattro attivisti iraniani
''Iran: la libertà negata – voci contro la repressione'' era il titolo dell'incontro promosso dall'Amministrazione comunale di Casatenovo e svoltosi ieri sera, lunedì 2 marzo, presso la sala consiliare del municipio.
Primo a prendere la parola è stato il sindaco Filippo Galbiati che ha salutato a ringraziato i presenti, ricordando quanto sia importante ascoltare la voce del popolo iraniano e capire, dalle loro parole, la sofferenza che hanno vissuto e che tuttora sperimentano, per comprendere meglio la situazione interna e collocarla dentro il conflitto drammatico recentemente esploso.

Il pubblico infatti, ha avuto modo di incontrare Hooman Soltani, Sepideh Miandar, Tina Karam e Arash Shojaei, attivisti politici della comunità lecchese della diaspora iraniana, che hanno raccontato le loro esperienze e la storia dell’Iran negli ultimi cinquant’anni.

Ad introdurre e presentare gli ospiti è stato il consigliere Fabio Crippa che ha sottolineato come l’incontro sia nato col desiderio di capire la sofferenza del popolo iraniano attraverso testimonianze dirette, compiendo un affondo su ciò che è stato il regime teocratico iraniano che ha sempre fatto discendere da una certa immagine di Dio ogni decisione, anche la più sanguinaria.

Tina ha ricostruito la storia delle rivoluzioni del popolo iraniano a partire dal 1979 quando i cittadini hanno, fin da subito, protestato contro la presa di potere da parte di Khamenei, perché immediatamente si comprese che non c’erano somiglianze tra i nuovi governanti e i cittadini. In particolare, l'ospite ha ricordato la protesta dell’8 marzo 1979, una manifestazione partita dall’università e poi arrivata nelle strade, che vide coinvolte migliaia di donne che rivendicavano i propri diritti. Nel 1999 poi vennero emanate leggi contro la stampa e i giornali che parlavano di riforme. Le condizioni di vita nel paese peggioravano e così dalle università si levò un ulteriore grido di protesta che, come le precedenti manifestazioni, venne represso violentemente: Tina ha mostrato al pubblico le immagini degli studenti gettati dal tetto dell’università, con le mani legate.

Nel 2009 si riaccende la speranza nel popolo perché vengono indette le elezioni, ma i risultati sono truccati e così, di nuovo, migliaia di persone scendono in piazza con lo slogan ''Dov’è il mio voto?''. Di nuovo morti e feriti provocati dal regime teocratico. Seguono altre rivolte: nel 2017 per le condizioni economiche del paese, nel 2019 per il rialzo della benzina, nel 2022 dopo l’uccisione di Masha Jina Amini, da cui prende inizio il movimento ''Donna, vita, libertà'', fino alle recenti proteste iniziate a dicembre 2025 per il caro vita, il crollo della moneta nazionale e la negazione dei diritti e delle libertà fondamentali. In tutti questi casi il regime teocratico iraniano ha provocato moltissimi morti, feriti e prigionieri che vengono torturati fino alla condanna a morte.

Anche Arash e Sepideh hanno ricordato le repressioni subite e lo scopo delle proteste, ovvero riconquistare la propria identità iraniana e persiana, ricordando come i simboli della bandiera iraniana esistono da secoli e non rappresentano solo un breve periodo storico: il leone è segno di coraggio e resistenza, mentre il sole rappresenta la luce, la vita e la grande civiltà iraniana. Entrambi hanno dichiarato che il popolo iraniano vorrebbe che Reza Pahlavi fosse la figura di riferimento per guidare questo momento di transizione verso un Iran democratico e moderno. Non desiderano tornare al passato ma guardare al futuro, avendo fiducia nelle parole e nelle azioni fatte da Pahlavi in questi anni: ''Non ha mai dichiarato che il potere fosse un suo diritto ereditario, ha sempre detto che la guida deve essere scelta dal popolo, chiedendo un referendum legittimo. È stato condannato a morte ma si è sempre messo a disposizione per combattere per gli iraniani'' ha dichiarato Arash nel suo intervento.

Nella seconda parte della serata si è inevitabilmente parlato anche dei recenti sviluppi, perciò dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e della conseguente morte dell’ayatollah Khamenei. Hooman, Sepideh, Tina e Arash hanno chiaramente affermato di non essere favorevoli alla guerra, ma di essere contenti della morte di Khamenei, il popolo iraniano infatti festeggia la fine di colui che ha ucciso molti dei propri amici e familiari, perché vedono in questo momento la possibilità di un vero cambiamento, l’unica strada verso la libertà.

''Con la morte di Khamenei per la prima volta si intravede la speranza di libertà: non è la fine del nostro dolore ma il segnale che la storia può cambiare. Abbiamo speranza più che paura. Quando il popolo si rialza nessuno può fermarlo. Alcuni dicono che bisognava negoziare ma questo è possibile solo con chi ha la volontà di cambiare. Chi ha ucciso negozia solo per guadagnare tempo e rafforzarsi. Non bisogna ragionare per bandiere ma per principio e la libertà è un principio fondamentale. Le differenze si potranno discutere successivamente in un sistema libero'' ha affermato con decisione Sepideh.

In questi anni gli iraniani sono diventati attivisti per forza, per far sapere la verità di quanto stava accadendo, dato che spesso veniva censurata. Forte è la domanda su cosa succederà, ma nessuno finora ha trovato un’altra soluzione e più volte Hooman ha ripetuto che bisogna essere iraniani per capire davvero i sentimenti che essi provano in questo momento e la portata di ciò che sta avvenendo in questi giorni.

Proprio Hooman - che a Lecco gestisce un ristorante - ha condiviso con i presenti la storia toccante e commovente della madre che ha vissuto sotto il regime teocratico, sperimentando la libertà prima dell’arrivo di Khamenei e la negazione dei diritti fondamentali dopo la sua presa di potere. La donna ha assistito al pestaggio e all’arresto di suo marito, rimasto in carcere per 8 anni, alla scomparsa di suo figlio maggiore, all’emigrazione di Hooman perché potesse vivere una vita migliore, alla censura dei suoi libri, fino a spegnersi senza poter vedere quanto oggi sta accadendo.

In sala era presente anche l’avvocato Massimo Vialardi che ha seguito Hooman e i suoi amici in questi anni, promuovendo in particolare la chiusura delle ambasciate straniere in Iran come segno di presa di distanza dal regime, per togliergli la legittimazione, come chiedeva anche il movimento ''Donne, vita, libertà''. Hooman più volte si è recato in Parlamento per perpetrare questa causa ed è atteso dal presidente del Senato La Russa per presentare una petizione popolare per cui sono state raccolte firme negli ultimi due mesi.

È impressionante vedere le immagini mostrate durante la serata e ascoltare la voce forte e commossa di Hooman, Sepideh, Tina e Arash perché in loro vibra tutta la sofferenza, e ora la speranza, di un popolo.
Primo a prendere la parola è stato il sindaco Filippo Galbiati che ha salutato a ringraziato i presenti, ricordando quanto sia importante ascoltare la voce del popolo iraniano e capire, dalle loro parole, la sofferenza che hanno vissuto e che tuttora sperimentano, per comprendere meglio la situazione interna e collocarla dentro il conflitto drammatico recentemente esploso.
Gli ospiti intervenuti alla serata di ieri dedicata alla situazione in Iran
Il pubblico infatti, ha avuto modo di incontrare Hooman Soltani, Sepideh Miandar, Tina Karam e Arash Shojaei, attivisti politici della comunità lecchese della diaspora iraniana, che hanno raccontato le loro esperienze e la storia dell’Iran negli ultimi cinquant’anni.
Il sindaco Filippo Galbiati
Ad introdurre e presentare gli ospiti è stato il consigliere Fabio Crippa che ha sottolineato come l’incontro sia nato col desiderio di capire la sofferenza del popolo iraniano attraverso testimonianze dirette, compiendo un affondo su ciò che è stato il regime teocratico iraniano che ha sempre fatto discendere da una certa immagine di Dio ogni decisione, anche la più sanguinaria.
Il consigliere Fabio Crippa
Tina ha ricostruito la storia delle rivoluzioni del popolo iraniano a partire dal 1979 quando i cittadini hanno, fin da subito, protestato contro la presa di potere da parte di Khamenei, perché immediatamente si comprese che non c’erano somiglianze tra i nuovi governanti e i cittadini. In particolare, l'ospite ha ricordato la protesta dell’8 marzo 1979, una manifestazione partita dall’università e poi arrivata nelle strade, che vide coinvolte migliaia di donne che rivendicavano i propri diritti. Nel 1999 poi vennero emanate leggi contro la stampa e i giornali che parlavano di riforme. Le condizioni di vita nel paese peggioravano e così dalle università si levò un ulteriore grido di protesta che, come le precedenti manifestazioni, venne represso violentemente: Tina ha mostrato al pubblico le immagini degli studenti gettati dal tetto dell’università, con le mani legate.
Da destra Hooman Soltani e Sepideh Miandar
Nel 2009 si riaccende la speranza nel popolo perché vengono indette le elezioni, ma i risultati sono truccati e così, di nuovo, migliaia di persone scendono in piazza con lo slogan ''Dov’è il mio voto?''. Di nuovo morti e feriti provocati dal regime teocratico. Seguono altre rivolte: nel 2017 per le condizioni economiche del paese, nel 2019 per il rialzo della benzina, nel 2022 dopo l’uccisione di Masha Jina Amini, da cui prende inizio il movimento ''Donna, vita, libertà'', fino alle recenti proteste iniziate a dicembre 2025 per il caro vita, il crollo della moneta nazionale e la negazione dei diritti e delle libertà fondamentali. In tutti questi casi il regime teocratico iraniano ha provocato moltissimi morti, feriti e prigionieri che vengono torturati fino alla condanna a morte.
Anche Arash e Sepideh hanno ricordato le repressioni subite e lo scopo delle proteste, ovvero riconquistare la propria identità iraniana e persiana, ricordando come i simboli della bandiera iraniana esistono da secoli e non rappresentano solo un breve periodo storico: il leone è segno di coraggio e resistenza, mentre il sole rappresenta la luce, la vita e la grande civiltà iraniana. Entrambi hanno dichiarato che il popolo iraniano vorrebbe che Reza Pahlavi fosse la figura di riferimento per guidare questo momento di transizione verso un Iran democratico e moderno. Non desiderano tornare al passato ma guardare al futuro, avendo fiducia nelle parole e nelle azioni fatte da Pahlavi in questi anni: ''Non ha mai dichiarato che il potere fosse un suo diritto ereditario, ha sempre detto che la guida deve essere scelta dal popolo, chiedendo un referendum legittimo. È stato condannato a morte ma si è sempre messo a disposizione per combattere per gli iraniani'' ha dichiarato Arash nel suo intervento.
Nella seconda parte della serata si è inevitabilmente parlato anche dei recenti sviluppi, perciò dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e della conseguente morte dell’ayatollah Khamenei. Hooman, Sepideh, Tina e Arash hanno chiaramente affermato di non essere favorevoli alla guerra, ma di essere contenti della morte di Khamenei, il popolo iraniano infatti festeggia la fine di colui che ha ucciso molti dei propri amici e familiari, perché vedono in questo momento la possibilità di un vero cambiamento, l’unica strada verso la libertà.
''Con la morte di Khamenei per la prima volta si intravede la speranza di libertà: non è la fine del nostro dolore ma il segnale che la storia può cambiare. Abbiamo speranza più che paura. Quando il popolo si rialza nessuno può fermarlo. Alcuni dicono che bisognava negoziare ma questo è possibile solo con chi ha la volontà di cambiare. Chi ha ucciso negozia solo per guadagnare tempo e rafforzarsi. Non bisogna ragionare per bandiere ma per principio e la libertà è un principio fondamentale. Le differenze si potranno discutere successivamente in un sistema libero'' ha affermato con decisione Sepideh.
Da sinistra Tina Karam e Arash Shojaei
In questi anni gli iraniani sono diventati attivisti per forza, per far sapere la verità di quanto stava accadendo, dato che spesso veniva censurata. Forte è la domanda su cosa succederà, ma nessuno finora ha trovato un’altra soluzione e più volte Hooman ha ripetuto che bisogna essere iraniani per capire davvero i sentimenti che essi provano in questo momento e la portata di ciò che sta avvenendo in questi giorni.
Proprio Hooman - che a Lecco gestisce un ristorante - ha condiviso con i presenti la storia toccante e commovente della madre che ha vissuto sotto il regime teocratico, sperimentando la libertà prima dell’arrivo di Khamenei e la negazione dei diritti fondamentali dopo la sua presa di potere. La donna ha assistito al pestaggio e all’arresto di suo marito, rimasto in carcere per 8 anni, alla scomparsa di suo figlio maggiore, all’emigrazione di Hooman perché potesse vivere una vita migliore, alla censura dei suoi libri, fino a spegnersi senza poter vedere quanto oggi sta accadendo.
A destra l'avvocato Massimo Vialardi
In sala era presente anche l’avvocato Massimo Vialardi che ha seguito Hooman e i suoi amici in questi anni, promuovendo in particolare la chiusura delle ambasciate straniere in Iran come segno di presa di distanza dal regime, per togliergli la legittimazione, come chiedeva anche il movimento ''Donne, vita, libertà''. Hooman più volte si è recato in Parlamento per perpetrare questa causa ed è atteso dal presidente del Senato La Russa per presentare una petizione popolare per cui sono state raccolte firme negli ultimi due mesi.
È impressionante vedere le immagini mostrate durante la serata e ascoltare la voce forte e commossa di Hooman, Sepideh, Tina e Arash perché in loro vibra tutta la sofferenza, e ora la speranza, di un popolo.
C.F.


















