Annone, ''Adamo, dove sei?'': il dottor Ciantia e la sua missione in Africa, fra gli ''ultimi''
Ieri sera si è tenuto, presso l’oratorio di Annone, il secondo incontro del ciclo ''Adamo dove sei?'', intitolato ''Una vita per l’Africa'' e tenuto da Filippo Ciantia, un medico volontario in Uganda, direttore del progetto ''Cluster tematici'' di Expo Milano 2015 e direttore dell’ospedale ''Dr. Ambrosoli'' (Kalongo-Uganda).
Presente anche don Maurizio Mottadelli – parroco della comunità pastorale San Giovanni Battista - che ha organizzato e introdotto l’incontro, con tema ''beati gli operatori di pace''.

Filippo Ciantia ha dato il via al proprio intervento con una citazione del cardinale Pierbattista Pizzaballa del 2024: ''Gesù ... lascia dei segni, perché chi lo desidera, chi lo cerca, possa infine incontrarlo di nuovo... In questo mare di odio che ci circonda, dunque, vogliamo chiedere il coraggio di alzare lo sguardo per vedere la pietra dei nostri sepolcri rimossa, il bene che si compie, il coraggio di vite donate, il desiderio tenace di tanti uomini e donne per costruire relazioni di pace, il dolore non rassegnato di chi non rinuncia a scommettere sull'altro. Vedremmo sacerdoti, religiosi e religiose che si impegnano a custodire le loro comunità, a proteggerle dalla paura, a fasciare le loro ferite, a fare unità''.

Quest’omelia, infatti, ha caratterizzato la sua vita, così come l’influenza dei suoi genitori, da cui ha imparato la fede e l’impegno sociale. Tutte queste esperienze l’hanno portato alla conoscenza di diverse persone che hanno guidato e definito la sua vita e la sua persona, fino a farlo diventare quello che è oggi.

Il suo percorso in Africa è iniziato tre mesi dopo il matrimonio, quando Ciantia è partito per l’Uganda con la moglie, grazie all’intervento di un gruppetto di medici a Varese dai quali avevano ascoltato le loro storie in missione, che li avevano affascinati e incuriositi. I due coniugi hanno vissuto per dieci anni a Kitgun, nel nord dell’Uganda, e per altri dieci anni a Kampala, nel sud del Paese: ''Lì facevamo di tutto, eravamo ginecologi, ostetrici, medici di base…i bisogni erano tanti. Ma tra una sala operatoria e l’altra c’era sempre tempo per una risata''.

Ciantia ha raccontato di essere arrivato in Uganda verso la fine del 1980, dopo la dittatura di Amin Dada: ''Il Paese era a pezzi, non si trovava cibo e c’erano pochi medici''. Dopo qualche anno di pace è scoppiata una seconda guerra, che ha portato tutti a vivere delle esperienze di violenza e di paura. Tanta gente era costretta a scappare e a riunirsi in campi protetti per evitare che, isolandosi, venissero attaccati e che i loro bambini venissero rapiti per farne dei soldati.
In particolare, Ciantia ha raccontato di questi bambini e dei loro disegni, che erano uno dei pochi modi per ricordarsi della propria casa e per continuare a sperare di ritornarvi, un giorno.
Gli ospedali erano anche un luogo sicuro per queste persone, dove rifugiarsi e dormire: ''Mi ricordo di una notte, a Kalongo, dove sono entrate 14000 persone. Quattordici mila. E io sentivo il loro respiro di notte, il respiro dell’umanità''.
Ciantia ha raccontato anche di diverse figure che ha incontrato durante il suo percorso di vita e che lo hanno ispirato, come Giuseppe Ambrosoli, il ''grande medico'', che ha lavorato per quarant’anni in Uganda, fino a morire di malaria durante una guerriglia, poiché non c’era nessun medico che potesse aiutarlo: ''La sua opera continua ad andare avanti grazie a delle persone che hanno voluto seguire il suo esempio''.

L'ospite ha citato poi anche altri suoi viaggi e il suo sogno di''salvare l’Africa con l’Africa'', come diceva San Daniele Comboni.
Il suo intervento si è chiuso con un’altra citazione del cardinale Pierbattista Pizzaballa del 2025: ''Il momento è duro, io sono qui da 35 anni e un momento così duro non l'ho mai visto. Però, dobbiamo come tutti i miti sperare nel Signore e continuare a fare la giustizia. Fare la verità, con amore verso tutti. È quello a cui siamo chiamati, quello che devo, dobbiamo tutti in qualche modo, cercare di difendere, la giustizia, la verità, ma anche l'amore per tutti. Sapendo che verrà il momento, quando il linguaggio del potere, della forza, fallirà, quando tutto questo castello di violenza crollerà, in quel momento noi dovremo essere pronti, dal momento che noi dovremo con la nostra parola, con la nostra testimonianza, portare la forza di questa mitezza e ricostruire. Perché tutti possano abitare, nella bellezza, nell'amore e nella mitezza, la terra che Dio ci ha donato''.
Ciantia ha voluto aggiungere una sua osservazione, che ha colpito molto i presenti in sala e che ha sollevato delle riflessioni: ''Nella guerra devono esserci sempre dei momenti di bene, perché la guerra inizia quando gli altri non hanno più un volto per noi, quando non sono più persone. Questo è un tema importante di pace anche per oggi''.

Don Maurizio ha infine invitato a parlare anche altri due operatori di pace, Antonio e Daniela, che hanno raccontato le loro esperienze di aiuto e di volontariato: il primo all’estero e la seconda in paese, dimostrando come la pace possa trovarsi anche nella semplicità e nelle piccole realtà. ''Siamo tutti un po’ costruttori di pace, che dipende da ognuno di noi'' ha concluso il prevosto oggionese.
Presente anche don Maurizio Mottadelli – parroco della comunità pastorale San Giovanni Battista - che ha organizzato e introdotto l’incontro, con tema ''beati gli operatori di pace''.

Da sinistra don Maurizio Mottadelli con i volontari Antonio, Daniela e il dottor Filippo Ciantia
Filippo Ciantia ha dato il via al proprio intervento con una citazione del cardinale Pierbattista Pizzaballa del 2024: ''Gesù ... lascia dei segni, perché chi lo desidera, chi lo cerca, possa infine incontrarlo di nuovo... In questo mare di odio che ci circonda, dunque, vogliamo chiedere il coraggio di alzare lo sguardo per vedere la pietra dei nostri sepolcri rimossa, il bene che si compie, il coraggio di vite donate, il desiderio tenace di tanti uomini e donne per costruire relazioni di pace, il dolore non rassegnato di chi non rinuncia a scommettere sull'altro. Vedremmo sacerdoti, religiosi e religiose che si impegnano a custodire le loro comunità, a proteggerle dalla paura, a fasciare le loro ferite, a fare unità''.

Quest’omelia, infatti, ha caratterizzato la sua vita, così come l’influenza dei suoi genitori, da cui ha imparato la fede e l’impegno sociale. Tutte queste esperienze l’hanno portato alla conoscenza di diverse persone che hanno guidato e definito la sua vita e la sua persona, fino a farlo diventare quello che è oggi.

Il suo percorso in Africa è iniziato tre mesi dopo il matrimonio, quando Ciantia è partito per l’Uganda con la moglie, grazie all’intervento di un gruppetto di medici a Varese dai quali avevano ascoltato le loro storie in missione, che li avevano affascinati e incuriositi. I due coniugi hanno vissuto per dieci anni a Kitgun, nel nord dell’Uganda, e per altri dieci anni a Kampala, nel sud del Paese: ''Lì facevamo di tutto, eravamo ginecologi, ostetrici, medici di base…i bisogni erano tanti. Ma tra una sala operatoria e l’altra c’era sempre tempo per una risata''.

Ciantia ha raccontato di essere arrivato in Uganda verso la fine del 1980, dopo la dittatura di Amin Dada: ''Il Paese era a pezzi, non si trovava cibo e c’erano pochi medici''. Dopo qualche anno di pace è scoppiata una seconda guerra, che ha portato tutti a vivere delle esperienze di violenza e di paura. Tanta gente era costretta a scappare e a riunirsi in campi protetti per evitare che, isolandosi, venissero attaccati e che i loro bambini venissero rapiti per farne dei soldati.
In particolare, Ciantia ha raccontato di questi bambini e dei loro disegni, che erano uno dei pochi modi per ricordarsi della propria casa e per continuare a sperare di ritornarvi, un giorno.

Ciantia ha raccontato anche di diverse figure che ha incontrato durante il suo percorso di vita e che lo hanno ispirato, come Giuseppe Ambrosoli, il ''grande medico'', che ha lavorato per quarant’anni in Uganda, fino a morire di malaria durante una guerriglia, poiché non c’era nessun medico che potesse aiutarlo: ''La sua opera continua ad andare avanti grazie a delle persone che hanno voluto seguire il suo esempio''.

L'ospite ha citato poi anche altri suoi viaggi e il suo sogno di''salvare l’Africa con l’Africa'', come diceva San Daniele Comboni.
Il suo intervento si è chiuso con un’altra citazione del cardinale Pierbattista Pizzaballa del 2025: ''Il momento è duro, io sono qui da 35 anni e un momento così duro non l'ho mai visto. Però, dobbiamo come tutti i miti sperare nel Signore e continuare a fare la giustizia. Fare la verità, con amore verso tutti. È quello a cui siamo chiamati, quello che devo, dobbiamo tutti in qualche modo, cercare di difendere, la giustizia, la verità, ma anche l'amore per tutti. Sapendo che verrà il momento, quando il linguaggio del potere, della forza, fallirà, quando tutto questo castello di violenza crollerà, in quel momento noi dovremo essere pronti, dal momento che noi dovremo con la nostra parola, con la nostra testimonianza, portare la forza di questa mitezza e ricostruire. Perché tutti possano abitare, nella bellezza, nell'amore e nella mitezza, la terra che Dio ci ha donato''.
Ciantia ha voluto aggiungere una sua osservazione, che ha colpito molto i presenti in sala e che ha sollevato delle riflessioni: ''Nella guerra devono esserci sempre dei momenti di bene, perché la guerra inizia quando gli altri non hanno più un volto per noi, quando non sono più persone. Questo è un tema importante di pace anche per oggi''.

Don Maurizio ha infine invitato a parlare anche altri due operatori di pace, Antonio e Daniela, che hanno raccontato le loro esperienze di aiuto e di volontariato: il primo all’estero e la seconda in paese, dimostrando come la pace possa trovarsi anche nella semplicità e nelle piccole realtà. ''Siamo tutti un po’ costruttori di pace, che dipende da ognuno di noi'' ha concluso il prevosto oggionese.
G.I.


















