A Ornaghi ricordo che il NO all'impianto BESS non è dettato da una paura a prescindere, ma dalla volontà di tutelare il paese
Gentile Redazione,
scrivo in merito alla lettera di Renato Ornaghi, figura che conosco e stimo e di cui apprezzo profondamente l’impegno tecnico e divulgativo sui temi dell'energia (e non solo).
Il suo intervento offre spunti preziosi sulla necessità dei sistemi di accumulo (BESS) per la transizione energetica, definendoli infrastrutture "indispensabili" e "sicure". Tuttavia, come cittadino di Cremella, sento il bisogno di integrare questa visione puramente tecnica con la realtà vissuta da chi questo territorio lo abita e lo cura ogni giorno.
L’ingegner Ornaghi inquadra la nostra opposizione nella classica dinamica "NIMBY" (Not In My Back Yard), suggerendo che la nostra sia una reazione basata su "timori generici" o "scenari catastrofici".
Vorrei però precisare che la contrarietà manifestata da quasi 3.000 firmatari e dall’Amministrazione comunale non nasce da una paura irrazionale della tecnologia, ma da una profonda preoccupazione per l’impatto fisico e urbanistico del progetto.
Parliamo di un insediamento industriale di circa 60 container, alti 4 metri e lunghi 6, che andrebbero a occupare oltre 14.000 mq di terreno agricolo. Il sito scelto si trova in località Isola, a pochissimi passi dal centro sportivo e a ridosso di aree residenziali. Inoltre, l’intervento prevede un cavo di collegamento lungo 2,4 chilometri, definito dagli uffici tecnici come "invasivo" per la viabilità e i sottoservizi.
Cremella ha fatto una scelta di campo precisa negli anni: ha puntato sulla residenzialità e sulla tutela del verde, rinunciando consapevolmente agli introiti derivanti da insediamenti industriali per garantire un’elevata qualità della vita ai suoi abitanti. Come ricordato dall’associazione "SiAMO Cremella", il paesaggio è un "bene comune non rinnovabile".
Accettare un impianto di tale portata in quel contesto specifico significherebbe snaturare l’identità stessa del nostro piccolo comune.
Non si tratta, dunque, di dire "no alle rinnovabili", ma di contestare l’idoneità di un sito che appare del tutto sproporzionato rispetto al contesto locale. La transizione energetica è una responsabilità collettiva, come giustamente ricorda Ornaghi, ma non può prescindere dal rispetto della pianificazione territoriale e dal dialogo con le comunità, che in questo caso è del tutto mancato da parte del Ministero.
Spero che il dibattito possa proseguire su questi binari: non una contrapposizione tra "esperti" e "allarmisti", ma un confronto serio su come conciliare le esigenze energetiche nazionali con la tutela e il rispetto dei territori.
Cordiali saluti,
scrivo in merito alla lettera di Renato Ornaghi, figura che conosco e stimo e di cui apprezzo profondamente l’impegno tecnico e divulgativo sui temi dell'energia (e non solo).
Il suo intervento offre spunti preziosi sulla necessità dei sistemi di accumulo (BESS) per la transizione energetica, definendoli infrastrutture "indispensabili" e "sicure". Tuttavia, come cittadino di Cremella, sento il bisogno di integrare questa visione puramente tecnica con la realtà vissuta da chi questo territorio lo abita e lo cura ogni giorno.
L’ingegner Ornaghi inquadra la nostra opposizione nella classica dinamica "NIMBY" (Not In My Back Yard), suggerendo che la nostra sia una reazione basata su "timori generici" o "scenari catastrofici".
Vorrei però precisare che la contrarietà manifestata da quasi 3.000 firmatari e dall’Amministrazione comunale non nasce da una paura irrazionale della tecnologia, ma da una profonda preoccupazione per l’impatto fisico e urbanistico del progetto.
Parliamo di un insediamento industriale di circa 60 container, alti 4 metri e lunghi 6, che andrebbero a occupare oltre 14.000 mq di terreno agricolo. Il sito scelto si trova in località Isola, a pochissimi passi dal centro sportivo e a ridosso di aree residenziali. Inoltre, l’intervento prevede un cavo di collegamento lungo 2,4 chilometri, definito dagli uffici tecnici come "invasivo" per la viabilità e i sottoservizi.
Cremella ha fatto una scelta di campo precisa negli anni: ha puntato sulla residenzialità e sulla tutela del verde, rinunciando consapevolmente agli introiti derivanti da insediamenti industriali per garantire un’elevata qualità della vita ai suoi abitanti. Come ricordato dall’associazione "SiAMO Cremella", il paesaggio è un "bene comune non rinnovabile".
Accettare un impianto di tale portata in quel contesto specifico significherebbe snaturare l’identità stessa del nostro piccolo comune.
Non si tratta, dunque, di dire "no alle rinnovabili", ma di contestare l’idoneità di un sito che appare del tutto sproporzionato rispetto al contesto locale. La transizione energetica è una responsabilità collettiva, come giustamente ricorda Ornaghi, ma non può prescindere dal rispetto della pianificazione territoriale e dal dialogo con le comunità, che in questo caso è del tutto mancato da parte del Ministero.
Spero che il dibattito possa proseguire su questi binari: non una contrapposizione tra "esperti" e "allarmisti", ma un confronto serio su come conciliare le esigenze energetiche nazionali con la tutela e il rispetto dei territori.
Cordiali saluti,
Roberto Comi - Residente a Cremella


















