Gli strappi nei muri di cemento

Nel piano triennale dell’offerta formativa (PTOF nell’enigmistico gergo della scuola), l’edificio dove ha sede il Greppi è descritto come «un complesso in cemento armato, suddiviso in due grandi ali e disposto su tre livelli».
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L'istituto d'istruzione "Alessandro Greppi" di Monticello Brianza

Dal punto di vista architettonico richiama il Brutalismo, stile fondato su geometrie semplici, funzionalità e sull’uso del cemento a vista (béton brut in francese), grezzo e non decorato. Nato nel secondo dopoguerra, il Brutalismo ha ispirato molti edifici pubblici e residenziali, trovando particolare fortuna nell’Unione Sovietica e nei paesi dell’Est europeo, al tempo sotto la sua sfera d’influenza. È curioso che il “Greppi”, unico istituto del Lecchese in cui si studia il russo, abbia sede nell’edificio che più si avvicina ai canoni del Brutalismo.
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Villa Greppi di Monticello Brianza, proprietà del Consorzio Brianteo Villa Greppi

Si consideri poi che al bigio casermone - tale appare secondo il gusto odierno, che ha rovesciato il paradigma funzionale ed estetico entro cui nacque il Brutalismo, anche per effetto della sensibilità ecologista - fa da contraltare l’austera villa neoclassica già appartenuta alla famiglia milanese dei Greppi: l’osservatore che, volgendo lo sguardo dalla scuola alla villa, dalla villa alla scuola, o cercando di abbracciarle entrambe in un unico colpo d’occhio, tentasse di ricomporre il paesaggio in un quadro unitario, ne caverebbe l’impressione di un’armonia incongrua, dissonante.
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A destra dettaglio del muro accanto all'ingresso della scuola prima del progetto Street Art

Non stupisce l’ironia di studenti e studentesse, che a volte paragonano la scuola a una prigione: fino a pochi anni fa l’alto muro di cemento che accompagna all’ingresso, muto e compatto, dava la vertigine dell’accesso di una fortezza e insieme trasmetteva una sensazione di desolazione, da cantiere abbandonato prima della conclusione dei lavori.
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ETNIK, studenti e studentesse al lavoro

Dal 2022 qualcosa cambia con l’avvio del progetto Street Art promosso dalla prof.ssa Maria C. Torre. Al “Greppi” nasce una bottega d’artista: ETNIK (alias Alessandro Battisti, artista di fama internazionale) guida diciannove studenti nel ruolo di progettisti e apprendisti. La prof.ssa Torre coordina e anima il progetto; il concept è ideato dai ragazzi, in particolare da Mattia Pansera e Alessia Villa; l’opera è un murales: la parete di cemento nudo all’ingresso dell’istituto si trasforma in un’enorme tela. Il soggetto è una rappresentazione allegorica della conoscenza; richiede attenzione e decodifica, impone uno sguardo lento e meditato, un atteggiamento oggi inusuale, diciamolo pure: démodé.
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Il murales ''La conoscenza''

Soffermiamoci un momento sull’opera: al centro vi è il disco del sole suddiviso in quattro spicchi, ciascuno contiene un simbolo: al vertice campeggia l’immagine di Apollo, protettore del sapere e delle arti; da un lato c’è un cuore, simbolo dell’emotività, dei sentimenti; dall’altro il cervello, figura della ragione, del raziocinio; nell’ultimo spicchio c’è un libro aperto; il disco è contornato da un ramo d’alloro, sacro ad Apollo, e da un arcobaleno. Questo sole emblematico spande tutt’attorno i suoi raggi: veri e propri squarci nel muro di cemento che contengono la parola “conoscenza” scritta in diverse lingue e nei relativi alfabeti. La tradizione è rappresentata dall’antica villa dei Greppi e da alcune figure della mitologia classica, fra tutte Prometeo, che rubò il fuoco agli dei per donarlo al genere umano, metafora di un pensiero libero da pregiudizi, schemi e costrizioni utilitaristiche e ideologiche; la modernità è effigiata con i simboli del riciclaggio, la doppia elica del DNA e un incastro di solidi geometrici che potrebbe indifferentemente alludere a un paesaggio urbano o a un gruppo di molecole. A dominare l’allegoria è collocata un’enigmatica e suggestiva composizione di templi delle religioni più diffuse, che culmina in una sorta di grattacielo - una Torre di Babele - che nella parte più elevata si trasfigura - misteriosa metamorfosi - nel mistico scenario andino del Machu Picchu.

Il muro, un tempo barriera muta, è ora un valico d’accesso all’aereo mondo della fantasia, dell’immaginazione, della creatività. Da quella prima esperienza il progetto non si è più fermato: ogni anno nuovi interventi ridisegnano spazi interni ed esterni della scuola, con l’obiettivo di trasformare l’istituto in un’opera condivisa e aperta al territorio.

Marionette o cittadini?

Il “Greppi” soffre da anni di gravi criticità strutturali: la cronica carenza di spazi e la necessità di riqualificare l’edificio. Qui la responsabilità non è interna, ma politica e amministrativa, in particolare della Provincia, chiamata a dare risposte sul presente e sul futuro dell’istituto.
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«Beate le marionette, su le cui teste di legno il finto cielo si conserva senza strappi!», si legge nel Mattia Pascal di Pirandello. Beate perché il cielo di carta del teatrino ove recitano è proporzionato alla loro statura, ma anche perché non si pongono alcuna domanda, non hanno alcun dubbio su ciò che quel finto cielo potrebbe celare. Beate insomma perché inconsapevoli: ma noi abbiamo bisogno di cittadini consapevoli.

Allora gli squarci, gli strappi nei muri di cemento del “Greppi” hanno l’ambizione di mostrare ai ragazzi la meraviglia e insieme la complessità dei mondi cui il sapere permette di accedere. Chi studia lacera irreparabilmente il pirandelliano cielo di carta, ma può guardare oltre lo strappo e acquisire maggiore consapevolezza di sé e del mondo.
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La prof. Maria C. Torre

Naturalmente ci sarà chi non avrà alcuna curiosità e non si soffermerà sull’allegoria del murales; poco male: lo sbircerà distrattamente passando, come fanno le beate marionette con il cielo di carta del loro teatrino. 

I nostri amministratori provinciali potrebbero invece venire al “Greppi” a soddisfare le loro curiosità, a vedere cosa succede e a sentire di cosa c’è bisogno. Dopo aver contemplato i murales, potrebbero dare una scorsa oltre il muro della scuola, verso ciò che le sta accanto da sempre e da cui ha avuto origine, dove forse ci sono possibilità finora inesplorate, o non adeguatamente considerate.

«Villa Greppi ai villagreppini» è una serie di tre articoli sul futuro dell’istituto “Alessandro Greppi” di Monticello Brianza.

1. «Gli strappi nei muri di cemento»
2. «Pensare il futuro a partire dal passato»
3. «Villa Greppi ai villagreppini»
Francesco Bonfanti
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