L'ipocrisia di troppi

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Sulla schiena dritta di Marco Travaglio, sin dai tempi della sua presenza a Lecco da me organizzata per l'uscita di un suo libro, non ho mai nutrito alcun dubbio. Come sull'equilibrismo interessato di Mieli nel commentare volta per volta gli avvenimenti omaggiando quasi sempre il Potere. Del resto di entrambi ne avevo già scritto https://www.merateonline.it/notizie/153209/le-ingiustizie-e-le-ipocrisie-non-si-fermano, https://www.merateonline.it/notizie/154147/board-of-peace-o-ritorno-al-medioevo, https://www.casateonline.it/notizie/153667/fermate-quei-pazzi.
L'auspicio nei confronti del “travaglio di Travaglio”che ne avevo tratto mi sembra fortunatamente concretizzato anche dal suo editoriale dal titolo, un vero e proprio voluto ossimoro:“The war of Peace”, comparso sul Fatto Quotidiano di domenica 1 marzo dove con le sue solite implacabili modalità sintetizza “l'attacco criminale e illegale di Usa&Israele all'Iran”. E con quell'eloquente vignetta di Mannelli che rappresenta in dissolvenza un sovrapposto preponderante Netanyahu con un assai intuibile sottostante Trump reso inconfondibile dalla sua capigliatura bionda. Il tutto consacrato dall'amara satirica scritta “PAPPAMONDO”.
Ma al di là di qualsiasi chiosa attorno a questi due opposti protagonisti di quello che da tempo definisco il GCM (Grande Circo Mediatico) risulterà impossibile ad ogni semplice cittadino mosso da un pur minimo buon senso non provare un stato interiore “torcibudella”di fronte all'incalzare dei gravissimi eventi che stiamo vivendo.
Ho già descritto come due pazzi Trump e Netanyahu sentendomi dire giustamente da amici che più che pazzi siano da ritenere come criminali visto quello che stanno facendo non solo a scapito di popolazioni inermi che dicono di voler liberare a suon di bombe ma anche per il gravissimo rischio di innescare una escalation regionale ed ancor più mondiale.
Ora purtroppo quello che via via si sta sempre più profilando è una risposta o per meglio dire una disonorevole non risposta da parte di chi dovrebbe rappresentare l'élite mondiale e ancor più quella europea.
Una sostanziale quanto palese ipocrisia dei vari Stati soprattutto europei che non hanno il coraggio di semplicemente condannare un comportamento che di fatto si fa beffe del Diritto Internazionale e crea le basi per ancor più legittimare ogni comportamento simile.
Evidenzio quell'ancor più per prevenire quel tipo di argomentazione, falsamente giustificativa, per cui la legge del più forte ha in sostanza sempre connaturato il rapporto non solo tra Stati. Argomentazione, tipica di questi periodi bui in cui sembra prevalere il sistematico rovesciamento delle parti, che semmai dovrebbe invece spingere tutti a riconsiderare, proprio in ragione delle drammatica situazioni creatisi (a partire da quella Mediorientale e Ucraina), la dirimente importanza di ripristinare la cogenza del Diritto Internazionale e del Multilateralismo (a partire dalla ormai ineludibile riforma l'ONU, altro che “Board of Peace” sopra richiamato e quant'altri orpelli ).
Sarebbe oltremodo ipocrita non riconoscere che proprio i più grandi Stati che criticano l'inefficacia dell'Onu, siano gli stessi che l'hanno gradualmente e sistematicamente depotenziata sia coi loro veti incrociati che riducendo/annullando i propri finanziamenti.
Del resto è ormai palese anche la sofferta posizione della gran parte del Popolo Iraniano, specie delle sue coraggiose donne, caratterizzata da una contemporanea sacrosanta opposizione al regime dittatoriale a cui sono da anni sottoposti ma anche da una ponderata e selettiva presa di distanza dall'aggressione israelo-americana. Sanno bene infatti che non risolverà in radice i problemi ma semmai porrà le basi di un caos postbellico di difficile gestione, come del resto brutalmente avvenuto in Afghanistan, Iraq e Siria.
Papa Leone stesso ha apertamente ed evangelicamente affermato che  «La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile...”. 
Per chi vuol intendere tutto questo e quant'altro sta a dimostrare una volta in più che se per alcuni, per me no, un fine “giusto” a volte giustifica mezzi estremi in questo caso non c'è neppure il fine giusto perché coloro che bombardano l'Iran, tutto si potrà dire, ma non che lo fanno perché realmente mossi dalla genuina tulela delle sue popolazioni ma invece in ragione di ben altri speculativi scopi.
Come, al seguito, si stanno già disvelando moventi e calcolate conseguenze speculative sia nel campo dei fabbricanti di armi che di quello dei mercati energetici ( c'è già chi perora grandi aumenti estrattivi di idrocarburi, alla faccia della ormai non più rinviabile crisi climatica, sich!) come anche delle quotazioni borsistiche non a caso oscillanti. 
Della serie tutto si tiene!
A preoccupare ulteriormente c'è anche l'affievolirsi dell'opposizione interna israeliana che rischia di fornire il fianco al peggior effettivo antisemitismo, quello prodotto da Netanyahu e della sua cricca. 
Come la servile quanto ostinata azione mediatica di vari commentatori che al massimo balbettano le pilatesche ragioni dei leader asserviti alle logiche suicide di Trump, Putin, Netanyahu.
Ecco perché, contro l'alibi del che fare e del conseguente prendere tempo, svetta nitidamente la posizione della Spagna di Sànchez che con coraggio, e a rischio di reali sanzioni contrarie, ha non solo apertamente condannato l'aggressione Israele&Usa ma ha pure negato l'uso delle proprie basi. Come del resto ha avuto la capacità di sganciarsi dal meccanismo olandese che penalizza non solo noi Italiani nel campo dei prezzi energetici, quantomai oggi importanti, e così pure assumendo scelte nel mercato del lavoro di maggior tutela sociale premiate peraltro da effetti benefici sul bilancio pubblico.
Tutto questo per evidenziare che se si vuole le scelte politiche di base si possono e si devono fare, altro che una pelosa e penosa prudenza.
Da confrontare con l'oggettiva inerzia e sudditanza del nostro Governo.
Ma il peggior male che si potrebbe insinuare a causa di questa solo apparente posizione attendista se non opportunista è quello della assuefazione ad un mondo regolato impunemente dai soli rapporti di forza a tutti i livelli, che ci farebbe tornare all'età della pietra.
La Storia del resto è ciò che si costruisce tutti assieme e non delegando a pochi leaders, peraltro fanatici se non pazzoidi.
Ecco perché un altro mondo è concretamente e più che mai possibile, ma soprattutto non più rinviabile.
Germano Bosisio
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