Oggionese, spaccio in SS36: al processo la testimonianza di un cliente

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Prosegue davanti al giudice monocratico Giulia Barazzetta l’istruttoria dibattimentale del procedimento scaturito dalla cosiddetta ''Operazione Striscia'', l’indagine avviata dalla Questura di Lecco dopo i servizi televisivi andati in onda tra il 2017 e il 2018 nel programma Striscia la Notizia, che avevano documentato un’intensa attività di spaccio nelle aree boschive in fregio alla SS36 e nelle zone limitrofe alle stazioni ferroviarie dell'oggionese.
Proprio a partire da quelle immagini la Squadra Mobile aveva avviato un’articolata attività investigativa che aveva portato a individuare una rete di spacciatori attivi tra Civate, Cibrone di Nibionno e Bosisio Parini. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la piazza di spaccio sarebbe stata frequentata quotidianamente da numerosi acquirenti, con cessioni di cocaina ed eroina concordate spesso attraverso telefonate o brevi incontri sul posto.
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Gli indagati iniziali erano almeno una ventina, ma il procedimento si è progressivamente sfoltito nel corso degli anni: alcuni imputati hanno scelto riti alternativi, altri sono risultati irreperibili. Oggi il processo riguarda due soggetti di origine magrebina, chiamati a rispondere in concorso del reato di traffico di sostanze stupefacenti ai sensi dell’articolo 73, comma 1, del DPR 309 del 1990. I due sono difesi in aula dagli avvocati Luigi Tancredi del foro di Lecco e Simone Garavaglia del foro di Milano.
Nel corso dell’udienza odierna è stato sentito uno dei presunti acquirenti della banda, un comasco con un passato da consumatore abituale di sostanze stupefacenti: ''Ho fatto uso di droga per circa vent’anni, soprattutto eroina e cocaina. Da quattro o cinque anni sono pulito e sono in cura al Sert'' ha spiegato in aula, rispondendo alle domande del vpo Mattia Mascaro.
Il testimone ha riferito di aver acquistato sostanze con grande frequenza tra il 2016 e l’ottobre 2018, spostandosi tra diversi punti della provincia di Lecco. ''Compravo tutti i giorni, anche più di una volta al giorno. Spendevo 50-60 euro al giorno, a volte anche di più''.
Tra i luoghi indicati come punti di incontro figurano la stazione ferroviaria di Civate, la ciclabile di Cibrone a Nibionno e l’area in fregio alla zona industriale che affaccia sulla SS36 a Bosisio Parini: ''Prima chiamavi per sapere se erano presenti e ti davano appuntamento. In superstrada ti appostavi con la macchina e nel giro di cinque minuti arrivavano: pagavo e me ne andavo''.
L'uomo ha spiegato di non aver mai conosciuto i nomi dei pusher da cui acquistava: ''Non mi interessava sapere chi fossero''. Ha però riferito che nella zona operavano ''circa cinque soggetti che si alternavano'' tutti di origine straniera. ''Sicuramente non erano italiani, avevano tra i 17 e i 45 anni e parlavano molto bene italiano''.
Nel corso della deposizione, a seguito di diverse contestazioni alla memoria e della lettura delle dichiarazioni rese dal teste all'epoca dei fatti a sommarie informazioni, sono stati citati anche alcuni soprannomi utilizzati tra i consumatori, come ''Ciccio'' e ''Alex'', quest’ultimo descritto come ''magrebino, sui 45 anni, alto, calvo e robusto''. Tuttavia, sottoposto all’album fotografico per il riconoscimento degli imputati, il testimone ha dichiarato di non essere più in grado di ricordare con precisione i volti delle persone da cui si riforniva all’epoca dei fatti.
Al termine dell'escussione del teste il procedimento è stato rinviato luglio per proseguire l'istruttoria: in quella data sono previsti l’esame degli imputati e la discussione finale tra le parti.
F.F.
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