Annone: Sarubbi dopo ''The Passion'' ha ritrovato la fede
Ieri sera si è tenuto il terzo incontro di ''Adamo, dove sei?'', presso l’oratorio di Annone, il cui titolo era ''Da Barabba alla fede: una vita cambiata da uno sguardo'', con protagonista Pietro Sarubbi, attore e regista professionista, interprete di Barabba nel film ''The Passion'' di Mel Gibson.

''Se siete qui è perché, in qualche momento della vostra vita, qualcuno vi ha guardato in modo diverso… con gli occhi di Dio'', ha introdotto così la serata l'ospite, raccontando di come sul set abbia ritrovato se stesso e il suo contatto con Dio. Sarubbi ha spiegato come fosse stato contattato dal regista, Mel Gibson, che l’aveva visto recitare in un film e aveva deciso che sarebbe stato perfetto per il suo personaggio di Barabba. La chiamata era arrivata totalmente inaspettata alla sua porta, poiché Sarubbi era abituato a recitare in film d’azione. Inizialmente l’idea di fare Barabba non gli era piaciuta, poiché non conosceva bene la sua storia e il suo importante ruolo nella storia di Gesù e perché, leggendo il copione, gli sembrava che fosse un personaggio poco presente a livello di battute: ''Mi sembrava quasi di essere una comparsa''. Decide comunque di accettare il ruolo a causa della passione verso il progetto che aveva Gibson: ''Ho bisogno della tua rabbia nel mio Barabba'' gli aveva infatti detto il regista.

Il momento catartico è stato l'istante in cui ha visto lo sguardo di Jim Caviezel, l’attore che interpretava Gesù: Gibson aveva volontariamente evitato che i due attori si incontrassero prima delle riprese, in modo tale da avere una reazione reale. Ed era stato così per tutti gli attori presenti sul set. Il pensiero di Sarubbi, alla vista dell’attore, è stato questo: ''Io non so se esiste Gesù, ma se esiste, lo immagino così''.

Il suo sguardo, che Sarubbi si aspettava essere pieno di rabbia e risentimento, era invece pieno di amore e dolcezza, uno sguardo in cui lui ci ha visto il Signore. Racconta di come Caviezel avesse passato dei giorni in isolamento, a camminare sulle rocce per ricreare le ferite che Gesù aveva provato portando la croce sulle spalle: ''La cosa per me scioccante è stata che lui, allo STOP delle riprese, non si rilassava come tutti gli altri attori, con un caffè, una birra, una telefonata… ma stava fermo lì, dove era al momento delle riprese, a guardare il cielo e a pregare''.

Dopo questo sguardo, Sarubbi racconta di come non riuscisse più a stare da solo, al buio, senza Gesù a guardarlo. Dopo aver rilasciato diverse interviste, è stato contattato da un sacerdote, che gli ha spiegato di come, anche lui, avesse visto quello stesso sguardo nelle persone: si trattava dello sguardo di Dio. Da quel momento è iniziato il suo cammino di conversione, che ha cambiato completamente la sua vita, le sue abitudini e il suo modo d’agire. ''La cosa da cui sono rimasto più colpito è stata la naturalezza con cui sono stato abbracciato dal popolo di Cristo''.
Sarubbi ha poi riferito di come si sia sempre sentito a casa, in famiglia, con i figli di Gesù, di come sia stato aiutato e accolto e di come sia sempre rimasto sorpreso di ricevere una carezza invece di un rimprovero.

A conclusione dell’incontro, l'attore ha mostrato e commentato alcuni spezzoni della sua interpretazione in ''The Passion'', invitando a fare attenzione ai dettagli e agli sguardi dei vari personaggi, in modo particolare quelli di Barabba e di Maria nei confronti di Gesù. Il regista ha giocato molto sulla profondità di questi sguardi, sulla verità del primo e sull’amore della seconda incisi in essi. Gibson aveva scelto anche di far guardare per ben due volte Gesù in camera, come se si stesse rivolgendo direttamente al pubblico, un’azione che raramente viene utilizzato nel cinema, quasi come se volesse far dire a Cristo ''Io sono con voi''.

Al centro l'attore Pietro Sarubbi, ospite del terzo e ultimo incontro di ''Adamo, dove sei?''
''Se siete qui è perché, in qualche momento della vostra vita, qualcuno vi ha guardato in modo diverso… con gli occhi di Dio'', ha introdotto così la serata l'ospite, raccontando di come sul set abbia ritrovato se stesso e il suo contatto con Dio. Sarubbi ha spiegato come fosse stato contattato dal regista, Mel Gibson, che l’aveva visto recitare in un film e aveva deciso che sarebbe stato perfetto per il suo personaggio di Barabba. La chiamata era arrivata totalmente inaspettata alla sua porta, poiché Sarubbi era abituato a recitare in film d’azione. Inizialmente l’idea di fare Barabba non gli era piaciuta, poiché non conosceva bene la sua storia e il suo importante ruolo nella storia di Gesù e perché, leggendo il copione, gli sembrava che fosse un personaggio poco presente a livello di battute: ''Mi sembrava quasi di essere una comparsa''. Decide comunque di accettare il ruolo a causa della passione verso il progetto che aveva Gibson: ''Ho bisogno della tua rabbia nel mio Barabba'' gli aveva infatti detto il regista.

Il momento catartico è stato l'istante in cui ha visto lo sguardo di Jim Caviezel, l’attore che interpretava Gesù: Gibson aveva volontariamente evitato che i due attori si incontrassero prima delle riprese, in modo tale da avere una reazione reale. Ed era stato così per tutti gli attori presenti sul set. Il pensiero di Sarubbi, alla vista dell’attore, è stato questo: ''Io non so se esiste Gesù, ma se esiste, lo immagino così''.

Il suo sguardo, che Sarubbi si aspettava essere pieno di rabbia e risentimento, era invece pieno di amore e dolcezza, uno sguardo in cui lui ci ha visto il Signore. Racconta di come Caviezel avesse passato dei giorni in isolamento, a camminare sulle rocce per ricreare le ferite che Gesù aveva provato portando la croce sulle spalle: ''La cosa per me scioccante è stata che lui, allo STOP delle riprese, non si rilassava come tutti gli altri attori, con un caffè, una birra, una telefonata… ma stava fermo lì, dove era al momento delle riprese, a guardare il cielo e a pregare''.

Dopo questo sguardo, Sarubbi racconta di come non riuscisse più a stare da solo, al buio, senza Gesù a guardarlo. Dopo aver rilasciato diverse interviste, è stato contattato da un sacerdote, che gli ha spiegato di come, anche lui, avesse visto quello stesso sguardo nelle persone: si trattava dello sguardo di Dio. Da quel momento è iniziato il suo cammino di conversione, che ha cambiato completamente la sua vita, le sue abitudini e il suo modo d’agire. ''La cosa da cui sono rimasto più colpito è stata la naturalezza con cui sono stato abbracciato dal popolo di Cristo''.
Sarubbi ha poi riferito di come si sia sempre sentito a casa, in famiglia, con i figli di Gesù, di come sia stato aiutato e accolto e di come sia sempre rimasto sorpreso di ricevere una carezza invece di un rimprovero.

A conclusione dell’incontro, l'attore ha mostrato e commentato alcuni spezzoni della sua interpretazione in ''The Passion'', invitando a fare attenzione ai dettagli e agli sguardi dei vari personaggi, in modo particolare quelli di Barabba e di Maria nei confronti di Gesù. Il regista ha giocato molto sulla profondità di questi sguardi, sulla verità del primo e sull’amore della seconda incisi in essi. Gibson aveva scelto anche di far guardare per ben due volte Gesù in camera, come se si stesse rivolgendo direttamente al pubblico, un’azione che raramente viene utilizzato nel cinema, quasi come se volesse far dire a Cristo ''Io sono con voi''.
G.I.


















