Cremella, Settimana Lilla: in municipio una serata dedicata a corpo e arte
È stato un incontro interessante e creativo quello tenutosi lo scorso martedì sera presso il municipio di Cremella: sul tavolo infatti, i plichi e i documenti delle sedute consiliari sono stati sostituiti da cartoncini, pennarelli, adesivi e colori.
L’evento giunto alla sua terza edizione, a cura del consigliere Alessandro Magni, è stato organizzato in occasione della Settimana Lilla dedicata alla prevenzione e alla sensibilizzazione in merito ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione ed è stato pensato come un laboratorio interattivo-creativo guidato dallo psicoterapeuta dottor Alessandro Chinello e dalla decoratrice Chiara Elli.

Al centro della serata l'educazione alla consapevolezza dell’individuo come unità integrata di corpo fisico, dimensione mentale e dimensione sociale, caratteristica trasposta artisticamente da Elli nella metafora dell’uovo.
''Ho pensato che c'è un alimento composto da tre parti, ossia l'uovo con il tuorlo rappresentante la dimensione fisica del corpo, l’albume identificato nella psiche e il guscio che secondo me può essere simbolo della percezione sociale dell'io'' ha spiegato ai presenti l'artista, prima che il dottor Chinello iniziasse il suo intervento.

''Quando parliamo di corpo lo identifichiamo come qualcosa che abbiamo dalla nascita e proprio per questo motivo lo banalizziamo'' ha detto lo psicoterapeuta. ''Ma il tema è molto più complesso perché il corpo non è solo quello fisico che è solo una delle tre parti in grado di spiegare la sofferenza''.

Il primo elemento che è stato preso in considerazione è quello del corpo biologico, ovvero la sede concreta della vita all’interno della quale il dolore si manifesta fisicamente grazie alla presenza di cellule cutanee facenti parte di reti nervose. Oggi ci si trova in un contesto di società iper-biomedica nella quale ci si concentra principalmente proprio sul mero aspetto corporeo del sé attraverso esami, bilance e metri per misurare le circonferenze; di per sé questi sono strumenti oggettivi che però sono stati nel tempo caricati di simboli culturali: La magrezza, gli standard estetici e l’aspettativa di avere un bel corpo.

Dopo questa spiegazione di Chinello, Elli ha guidato i partecipanti con la prima fase del laboratorio distribuendo ''il tuorlo dell’uovo'' che incarna il corpo biologico e facendo scrivere ad ognuno un dolore provato nel corso della vita. ''Questo componente è fisso, più duro e meno fluido rispetto all’albume; per questo secondo me simboleggia il corpo biologico'' ha spiegato.

Successivamente il dottor Chinello è passato al corpo psicologico, il legame emotivo con se stessi, le parti amate e rifiutare; in questa componente il dolore emerge dalle emozioni che alle volte possono essere talmente forti da sfociare poi in comportamenti invalidanti come il ritiro sociale, le diete estreme e i loro conseguenti rischi fisici gravi, l’autolesionismo per incidere il trauma sul proprio corpo, o l’insonnia.

''Questi sono i primi segnali di disagio'' ha messo in guardia l'ospite, rivolgendosi al pubblico. La componente psicologica e il modo di rispondere alle situazioni diventano dunque la storia autobiografica delle persone, con significati incorporati da esperienze passate e desideri futuri. In caso di malattia la cura non può ridursi ai medicinali, ma si allarga alla relazione e all’ascolto, in modo da poter sciogliere i diversi tabù legati alla tematica della malattia mentale che è perdita di senso, libertà e allineamento con la propria vita.

Il corpo psicologico sta all’albume, fluido e modulabile. ''Sul vostro bianco dell’uovo vi chiedo di scrivere tutto ciò che vi viene in mente su di voi, quello che vi rappresenta: passioni, paure e pensieri'' ha aggiunto Elli.

Infine Chinello si è soffermato sul concetto di corpo sociale, plasmato dalla cultura e tradotto nella pressione sociale che è in grado di influenzare il dolore. ''Pensiamo allo standard di bellezza e magrezza imposto alle donne che spesso maschera l’anoressia, o ai ruoli rigidi come la compostezza nei momenti di dolore''.

Riguardo alle patologie come l'anoressia si può ormai affermare che esiste la chiave di lettura proprio come resistenza alla pressione sociale del patriarcato o del capitalismo, in grado di imprigionare gli individui con valori distorti (autocontrollo estremo come virtù). La cura? È quella culturale: liberare il sé dalle catene sociali per emergere autentici.

Il corpo sociale è come il guscio dell’uovo la prima immagine che offriamo al mondo, uno specchio tra la percezione di sé e giudizio altrui, forgiato dall'esterno; per questo i presenti hanno rappresentato fuori dal loro cartoncino, immagine del corpo sociale, tutto quello che secondo loro l’esterno percepisce di loro stessi.

Si è concluso così il costruttivo incontro di martedì sera, con i presenti che sono portati a casa molti insegnamenti, tra cui quella della presa di coscienza delle diverse forme di sofferenza, la necessità di richiedere al sistema sociosanitario una maggiore attenzione al corpo psicologico, oltre che a quello fisico e a non sottovalutare mai la condizione mentale di una persona.

''Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato e sono venuti. Porgo i miei ringraziamenti al dottor Chinello per la sua capacità di fare comprendere il disturbo alimentare e permettere così di fare rete contro questo problema e Chiara per la sua disponibilità e creatività'' ha chiuso la serata il sindaco Cristina Brusadelli.
L’evento giunto alla sua terza edizione, a cura del consigliere Alessandro Magni, è stato organizzato in occasione della Settimana Lilla dedicata alla prevenzione e alla sensibilizzazione in merito ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione ed è stato pensato come un laboratorio interattivo-creativo guidato dallo psicoterapeuta dottor Alessandro Chinello e dalla decoratrice Chiara Elli.

Gli ospiti con il sindaco Cristina Brusadelli, il consigliere Alessandro Magni e i volontari che hanno collaborato nell'organizzazione della serata
Al centro della serata l'educazione alla consapevolezza dell’individuo come unità integrata di corpo fisico, dimensione mentale e dimensione sociale, caratteristica trasposta artisticamente da Elli nella metafora dell’uovo.
''Ho pensato che c'è un alimento composto da tre parti, ossia l'uovo con il tuorlo rappresentante la dimensione fisica del corpo, l’albume identificato nella psiche e il guscio che secondo me può essere simbolo della percezione sociale dell'io'' ha spiegato ai presenti l'artista, prima che il dottor Chinello iniziasse il suo intervento.

''Quando parliamo di corpo lo identifichiamo come qualcosa che abbiamo dalla nascita e proprio per questo motivo lo banalizziamo'' ha detto lo psicoterapeuta. ''Ma il tema è molto più complesso perché il corpo non è solo quello fisico che è solo una delle tre parti in grado di spiegare la sofferenza''.

Il dottor Alessandro Chinello
Il primo elemento che è stato preso in considerazione è quello del corpo biologico, ovvero la sede concreta della vita all’interno della quale il dolore si manifesta fisicamente grazie alla presenza di cellule cutanee facenti parte di reti nervose. Oggi ci si trova in un contesto di società iper-biomedica nella quale ci si concentra principalmente proprio sul mero aspetto corporeo del sé attraverso esami, bilance e metri per misurare le circonferenze; di per sé questi sono strumenti oggettivi che però sono stati nel tempo caricati di simboli culturali: La magrezza, gli standard estetici e l’aspettativa di avere un bel corpo.

Dopo questa spiegazione di Chinello, Elli ha guidato i partecipanti con la prima fase del laboratorio distribuendo ''il tuorlo dell’uovo'' che incarna il corpo biologico e facendo scrivere ad ognuno un dolore provato nel corso della vita. ''Questo componente è fisso, più duro e meno fluido rispetto all’albume; per questo secondo me simboleggia il corpo biologico'' ha spiegato.

Successivamente il dottor Chinello è passato al corpo psicologico, il legame emotivo con se stessi, le parti amate e rifiutare; in questa componente il dolore emerge dalle emozioni che alle volte possono essere talmente forti da sfociare poi in comportamenti invalidanti come il ritiro sociale, le diete estreme e i loro conseguenti rischi fisici gravi, l’autolesionismo per incidere il trauma sul proprio corpo, o l’insonnia.

''Questi sono i primi segnali di disagio'' ha messo in guardia l'ospite, rivolgendosi al pubblico. La componente psicologica e il modo di rispondere alle situazioni diventano dunque la storia autobiografica delle persone, con significati incorporati da esperienze passate e desideri futuri. In caso di malattia la cura non può ridursi ai medicinali, ma si allarga alla relazione e all’ascolto, in modo da poter sciogliere i diversi tabù legati alla tematica della malattia mentale che è perdita di senso, libertà e allineamento con la propria vita.

Il corpo psicologico sta all’albume, fluido e modulabile. ''Sul vostro bianco dell’uovo vi chiedo di scrivere tutto ciò che vi viene in mente su di voi, quello che vi rappresenta: passioni, paure e pensieri'' ha aggiunto Elli.

Chiara Elli
Infine Chinello si è soffermato sul concetto di corpo sociale, plasmato dalla cultura e tradotto nella pressione sociale che è in grado di influenzare il dolore. ''Pensiamo allo standard di bellezza e magrezza imposto alle donne che spesso maschera l’anoressia, o ai ruoli rigidi come la compostezza nei momenti di dolore''.

Riguardo alle patologie come l'anoressia si può ormai affermare che esiste la chiave di lettura proprio come resistenza alla pressione sociale del patriarcato o del capitalismo, in grado di imprigionare gli individui con valori distorti (autocontrollo estremo come virtù). La cura? È quella culturale: liberare il sé dalle catene sociali per emergere autentici.

Il corpo sociale è come il guscio dell’uovo la prima immagine che offriamo al mondo, uno specchio tra la percezione di sé e giudizio altrui, forgiato dall'esterno; per questo i presenti hanno rappresentato fuori dal loro cartoncino, immagine del corpo sociale, tutto quello che secondo loro l’esterno percepisce di loro stessi.

Si è concluso così il costruttivo incontro di martedì sera, con i presenti che sono portati a casa molti insegnamenti, tra cui quella della presa di coscienza delle diverse forme di sofferenza, la necessità di richiedere al sistema sociosanitario una maggiore attenzione al corpo psicologico, oltre che a quello fisico e a non sottovalutare mai la condizione mentale di una persona.

''Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato e sono venuti. Porgo i miei ringraziamenti al dottor Chinello per la sua capacità di fare comprendere il disturbo alimentare e permettere così di fare rete contro questo problema e Chiara per la sua disponibilità e creatività'' ha chiuso la serata il sindaco Cristina Brusadelli.
I.M.


















