Costa, A Voce Alta/5: il progetto Ponte de La Nostra Famiglia

Prosegue con il quinto appuntamento la rubrica ''A voce alta: adesso parliamo (e scriviamo) noi!'', lo spazio mensile del giornalino scolastico Il Gatto e la Volpe della scuola media di Costa Masnaga dedicato agli articoli realizzati dalle studentesse e dagli studenti della redazione. 
In questo nuovo contributo, Carlotta, Anita e Adele accompagnano i lettori alla scoperta del Progetto Ponte, un percorso educativo e riabilitativo rivolto ai ragazzi e alle ragazze tra gli 11 e i 14 anni che incontrano alcune difficoltà nelle relazioni o nell’apprendimento. Il progetto si svolge presso l’associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini e coinvolge un’équipe di psicologi, educatori e specialisti che lavorano insieme per sostenere lo sviluppo dell’autonomia e della fiducia in sé stessi.
Attraverso attività educative, giochi, sport e momenti di confronto, il progetto aiuta i ragazzi nel loro percorso di crescita, creando un ''ponte'' tra le loro difficoltà e la vita quotidiana a scuola e nella società.
Nel loro articolo, le giovani redattrici raccontano la visita alla struttura e l’incontro con le professioniste che da anni seguono il progetto, offrendo uno sguardo diretto su una realtà importante per molte famiglie del territorio.

Alla scoperta del Progetto Ponte!
Attraversiamo insieme questo magnifico ponte!!

Ciao a tutti lettori e lettrici, noi siamo Carlotta, Anita e Adele. Il 16 febbraio siamo andate a scoprire un progetto a cui ha aderito anche la nostra scuola, il Progetto Ponte (se volete approfondire bene leggete qui).
Questo progetto viene fatto nella sede dell’associazione ''La Nostra Famiglia''. Questa associazione si dedica alla riabilitazione dei ragazzi con delle disabilità e dei disturbi sia gravi che lievi. La sede è a Bosisio Parini ed è costituita da vari padiglioni.
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Il ''Progetto Ponte'' ospita ragazzi con ogni tipo di disabilità. Gli obiettivi sono migliorare l’autonomia e rendere il ragazzo o la ragazza più sicuro/a di sé, facendolo/a sentire capito/a.
Oggi però siamo andati noi da loro, per poter vivere e toccare con mano questa realtà. 
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Ecco qui qualche domanda che abbiamo fatto ad Anna Azzi e Monica Milesi che si occupano da tanti anni del progetto:

-A quali persone è indirizzato il progetto?
Il progetto è indirizzato ai ragazzi delle scuole secondarie di primo grado dagli 11 fino ai 14 anni che hanno delle fatiche. Di solito si parte con il percorso dalla prima media, a volte anche dalle elementari, ma ci sono dei casi in cui si può iniziare anche in seconda o addirittura in terza media. Quest’anno hanno aderito circa 12 scuole del territorio. La più lontana è a Monza. 

-Come è strutturato il vostro lavoro?
Si divide in due parti: la parte degli psicologi e la parte degli educatori.
L'équipe è composta da dottori, dagli assistenti sociali e dai tnpee (Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell'Età Evolutiva) e serve per capire i comportamenti e le azioni dei ragazzi e delle ragazzi che partecipano al progetto. È attivo sempre anche il servizio Psicologa.
La parte degli educatori si occupa di allenare tutti quei campi che sono fondamentali per la crescita dell’individuo, ma tutto ciò facendo giochi e attività (come la piscina o il Judo) che stimolano la concentrazione, la memoria e l’attenzione.
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-Avete mai provato a chiedere ai compagni di classe cosa ne pensano di questo progetto? Cosa avete notato?
Purtroppo non ancora, ma abbiamo intenzione di provare a mandare un modulo alle scuole. Avevamo provato tanti anni fa quando eravamo ancora a Ponte Lambro a fare un questionario, ma vogliamo assolutamente riprovare!

-C’è molta disinformazione sulla disabilità tra i banchi di scuola?
Purtroppo tante volte si pensa alla disabilità in termini negativi, le persone con disabilità ci strane o fanno paura. La cosa davvero importante è trattare questi temi con cura e non fermarsi all’apparenza, perché dietro c'è un mondo che può far scoprire anche se stessi!

-Come possiamo anche noi nel nostro piccolo aiutare queste persone?
Senza escludere nessuno e facendo capire loro quando sbagliano, correggendoli in modo gentile e dandogli certezze. Bisogna anche evitare di fare delle battutine sciocche perché potrebbero offendere o non essere capite.
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-Avete progetti indirizzati ai ragazzi delle superiori o alle persone nel mondo del lavoro?
Il progetto ponte no, ma nella struttura ci sono degli sportelli appositi che accolgono le persone o gli adolescenti interessati.

-Perché il progetto si chiama così?
Il Progetto Ponte si chiama così perché il ponte è simbolo di collegamento tra questi ragazzi e la realtà che vivono e dovranno vivere tutti i giorni, però nel tempo si è aggiunta un’altra sigla, ovvero RiESCO:

Ri= Riabilitazione
E = Ecologica
S = Sistemica
C = Collaborativa
O = Operativa
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Speriamo di aver fatto conoscere a più persone possibili questo bellissimo progetto e le persone meravigliose che ci lavorano.

Un grazie speciale va ad Anna e Monica che ci hanno ospitato e permesso di fare questo articolo!!
Carlotta Mancuso, Anita Rigamonti e Adele Leonini
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