Il Dizionario del referendum/8. Che cosa significa “Alta Corte disciplinare”?
In estrema sintesi, l’Alta Corte disciplinare è l’organo previsto dalla riforma oggetto del referendum, con il fine, dichiarato dal “si” ma contestato dal “no”, di punire i magistrati che sbagliano. Riguarderà solo la magistratura ordinaria e non anche le altre magistrature (amministrativa, contabile, tributaria, militare). Sarà composta da 15 membri (6 Giudici, 3 Pubblici Ministeri, estratti a sorte tra quelli con venti anni di servizio, 3 membri estratti a sorte da una lista scelta dal Parlamento di avvocati con venti anni di esperienza e professori, 3 membri scelti dal Presidente della Repubblica). Tuttavia, sarà una successiva legge ordinaria a stabilire la composizione dei Collegi che in concreto decideranno se il magistrato incolpato deve essere o meno sanzionato, con l’unica garanzia che almeno un componente del Collegio sia o giudice o PM. Quindi sarà possibile che la maggioranza di chi decide possa appartenere a coloro che sono stati scelti dalla politica. Le sentenze dell’Alta Corte non potranno essere impugnate per Cassazione, come avviene per qualsiasi altro cittadino, ma solo nuovamente davanti all’Alta Corte.

Le ragioni della riforma, secondo i sostenitori del “si”, consistono nel fatto che oggi la giustizia disciplinare, di competenza del CSM, non condanna abbastanza i magistrati per i loro errori. A tal fine sono portati ad esempio i casi di ingiusta detenzione (vedi quarta puntata) o altri casi tratti dalla cronaca di decisioni ritenute ingiuste, in cui il Giudice non paga mai.
I sostenitori del “no” confutano il luogo comune affermando che la giustizia disciplinare italiana è tra le più severe secondo i dati del Consiglio d’Europa (ad esempio la media delle condanne all’anno ammonta a 42 in Italia, 9 in Francia e 14 in Spagna). Inoltre, denunciano che la polemica sulle ingiuste detenzioni è un inganno (vedi quarta puntata). Infine, affermano che gli esempi tratti dalla cronaca dimostrano che il vero fine della riforma è condizionare le decisioni dei Giudici e che l’Alta Corte, in cui è possibile la maggioranza di politici nei Collegi, sarà lo strumento per realizzarlo.
Con questa ultima puntata, concludo la rassegna di informazioni sul referendum per cui si voterà domenica e lunedì prossimi, esponendo alcune delle ragioni del “sì” e del “no” e sperando di aver chiarito qualche aspetto della posta in gioco. Si tratta, infatti, di un referendum che è destinato ad incidere in maniera determinante su come sarà amministrata in futuro la Giustizia nei confronti di tutti noi. Andare a votare informati è un dovere fondamentale.
Buon voto!

Le ragioni della riforma, secondo i sostenitori del “si”, consistono nel fatto che oggi la giustizia disciplinare, di competenza del CSM, non condanna abbastanza i magistrati per i loro errori. A tal fine sono portati ad esempio i casi di ingiusta detenzione (vedi quarta puntata) o altri casi tratti dalla cronaca di decisioni ritenute ingiuste, in cui il Giudice non paga mai.
I sostenitori del “no” confutano il luogo comune affermando che la giustizia disciplinare italiana è tra le più severe secondo i dati del Consiglio d’Europa (ad esempio la media delle condanne all’anno ammonta a 42 in Italia, 9 in Francia e 14 in Spagna). Inoltre, denunciano che la polemica sulle ingiuste detenzioni è un inganno (vedi quarta puntata). Infine, affermano che gli esempi tratti dalla cronaca dimostrano che il vero fine della riforma è condizionare le decisioni dei Giudici e che l’Alta Corte, in cui è possibile la maggioranza di politici nei Collegi, sarà lo strumento per realizzarlo.
Con questa ultima puntata, concludo la rassegna di informazioni sul referendum per cui si voterà domenica e lunedì prossimi, esponendo alcune delle ragioni del “sì” e del “no” e sperando di aver chiarito qualche aspetto della posta in gioco. Si tratta, infatti, di un referendum che è destinato ad incidere in maniera determinante su come sarà amministrata in futuro la Giustizia nei confronti di tutti noi. Andare a votare informati è un dovere fondamentale.
Buon voto!
Dario Colasanti


















