Bulciago: votare SI' o NO? Confronto sul Referendum con Pelizzari e Piantadosi
Manca poco al referendum e questi ultimi giorni sono essenziali per chiarire dubbi e approfondire gli argomenti che porteranno al sì o al no il 22 e 23 marzo prossimi. Ogni giorno veniamo bombardati da informazioni, spesso fuorvianti e poco consone, che rischiamo di offuscare quello che è il vero tema: la giustizia.
Lunedì sera, l’amministrazione comunale di Bulciago ha scelto la chiarezza e ha invitato degli ospiti d’eccezione che, con profonda stima reciproca e professionalità, hanno avuto modo di illustrare ai presenti il testo del quesito referendario, rendendolo più accessibile senza cadere nelle banalità retoriche.

A moderare il dibattito è stata l’avvocato Agnese Massaro, mentre, a portare le due diverse letture sono stati l’avvocato penalista Stefano Pelizzari, favorevole al SÌ, e il giudice per le indagini preliminari Gianluca Piantadosi, sostenitore del NO. Ciascuno ha avuto una ventina di minuti per esporre la propria posizione, mentre la parte finale è stata dedicata alle domande dal pubblico.
Per i saluti iniziali ha preso voce il primo cittadino bulciaghese, Luca Cattaneo, il quale ha ringraziato per il ''forte interesse e partecipazione ad un argomento importante e al contempo delicato, non di semplice comprensione e che può risultare ostico''.

''L’obiettivo di questa sera - ha ricordato la moderatrice - sarà analizzare il testo del quesito referendario, provando a separare i contenuti dalle dinamiche politiche e dalle semplificazioni che spesso stanno accompagnano la campagna''.
Un invito, rivolto al pubblico, a ''votare con consapevolezza'', ascoltando argomenti e criticità prima di scegliere.

Per Pelizzari il punto centrale nella cosiddetta separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri è il concetto di terzietà. Secondo il penalista, infatti, la terzietà del giudice non riguarda solo l’indipendenza e l’imparzialità (principi già riconosciuti), ma anche “l’essere percepito come terzo "rispetto alle parti, quindi distinto in modo netto da chi sostiene l’accus''.
A suo avviso, una separazione ordinamentale renderebbe ''più coerente il principio del giudice terzo'' richiamando l’articolo 111 della Costituzione.

Il legale ha poi affrontato il tema del Consiglio superiore della magistratura e della proposta di sorteggio per la scelta di una parte dei componenti. ''Un meccanismo che - seppur definito dallo stesso Pelizzari come 'grezzo' - sarebbe, nella sua lettura, un modo per ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura e riportare l’attenzione sul merito''.
Pelizzari ha anche sostenuto che ''il sorteggio riguarderebbe comunque magistrati con un’esperienza già consolidata''. Terzo nodo, sempre secondo la prospettiva del SÌ, è la riorganizzazione degli organi disciplinari: un assetto ''separato'' sarebbe coerente con la distinzione tra le funzioni e offrirebbe garanzie ulteriori. Pelizzari ha riconosciuto che ''alcuni aspetti dipenderebbero poi dalle norme di attuazione'', ma ha ribadito la convinzione che la riforma punti soprattutto a rendere più giusto il giudizio, non necessariamente più veloce.

Di segno opposto la posizione di Piantadosi. Il GIP ha insistito su un punto preliminare: a suo avviso, ''il testo apre la strada a una lunga fase di leggi attuative e decreti, con molte pericolose incognite su come la riforma funzionerebbe davvero''. Un contesto che, per il magistrato ''costringerebbe i cittadini a un atto di fede al momento del voto", nei confronti di un tema su cui le certezze dovrebbero essere prioritarie. Nel merito, Piantadosi ha ricordato come ''i magistrati requirenti e giudicanti provengono dallo stesso concorso e dalla stessa formazione, condividendo, seppur nei confronti di enti diversi, la cultura della giurisdizione, ma che questo non porta al mancato rispetto della terzietà. Separare le carriere - ha sostenuto - rischierebbe di trasformare il pubblico ministero in una figura più vicina alla polizia giudiziaria, oltre che essere più esposta a condizionamenti esterni, compresi quelli politici''. A quel punto, sarebbe ''proprio la politica, ad entrare a gamba tesa in un sistema con due organi di autogoverno separati, aumentando costi e vulnerabilità''.

Molto critica anche la valutazione sul sorteggio, definito ''azzardato'' perché ''ridurrebbe il principio di elettività e, di conseguenza, la responsabilità e l’incentivo a ‘lavorare bene' di chi viene scelto a ricoprire tali incarichi''. In questo quadro, Piantadosi ha ribadito come ''la terzietà è già garantita oggi da ruoli e uffici distinti'', e che eventuali problemi ''non giustificherebbero lo stravolgimento costituzionale che si avrebbe con la vittoria del SÌ''.
Dopo gli interventi introduttivi si è aperto uno spazio di confronto con il pubblico, che ha posto questioni su possibili cambiamenti ''in stile anglosassone'', sul ruolo del Parlamento, sull’efficienza della giustizia e sulla necessità stessa della riforma. Su un punto, però, entrambi i relatori hanno trovato una convergenza, che smentisce diverse affermazioni propagandistiche in merito: la riforma non nasce per rendere i tribunali più rapidi.
Come si diceva, sono emersi anche richiami ai modelli stranieri: Pelizzari ha invitato alla cautela nel confrontare ordinamenti diversi, sostenendo che ''il sistema processuale italiano non verrebbe toccato nel suo impianto'', mentre Piantadosi ha ricordato che ''in vari Paesi europei il pubblico ministero dipende in modo più diretto dal ministero della Giustizia, e che questo potrebbe diventare un rischio se venissero meno i contrappesi''.
La serata si è chiusa con l’invito, rilanciato dagli organizzatori, a usare l’informazione come strumento per orientarsi in un tema tecnico ma decisivo: qualunque scelta, SÌ o NO, inciderà sul modo in cui la giustizia è amministrata e percepita dai cittadini.
Lunedì sera, l’amministrazione comunale di Bulciago ha scelto la chiarezza e ha invitato degli ospiti d’eccezione che, con profonda stima reciproca e professionalità, hanno avuto modo di illustrare ai presenti il testo del quesito referendario, rendendolo più accessibile senza cadere nelle banalità retoriche.
Gli ospiti intervenuti al confronto insieme agli amministratori comunali di Bulciago
A moderare il dibattito è stata l’avvocato Agnese Massaro, mentre, a portare le due diverse letture sono stati l’avvocato penalista Stefano Pelizzari, favorevole al SÌ, e il giudice per le indagini preliminari Gianluca Piantadosi, sostenitore del NO. Ciascuno ha avuto una ventina di minuti per esporre la propria posizione, mentre la parte finale è stata dedicata alle domande dal pubblico.
Per i saluti iniziali ha preso voce il primo cittadino bulciaghese, Luca Cattaneo, il quale ha ringraziato per il ''forte interesse e partecipazione ad un argomento importante e al contempo delicato, non di semplice comprensione e che può risultare ostico''.

Il sindaco Luca Cattaneo
''L’obiettivo di questa sera - ha ricordato la moderatrice - sarà analizzare il testo del quesito referendario, provando a separare i contenuti dalle dinamiche politiche e dalle semplificazioni che spesso stanno accompagnano la campagna''.
Un invito, rivolto al pubblico, a ''votare con consapevolezza'', ascoltando argomenti e criticità prima di scegliere.

Per Pelizzari il punto centrale nella cosiddetta separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri è il concetto di terzietà. Secondo il penalista, infatti, la terzietà del giudice non riguarda solo l’indipendenza e l’imparzialità (principi già riconosciuti), ma anche “l’essere percepito come terzo "rispetto alle parti, quindi distinto in modo netto da chi sostiene l’accus''.
A suo avviso, una separazione ordinamentale renderebbe ''più coerente il principio del giudice terzo'' richiamando l’articolo 111 della Costituzione.

L'avvocato Stefano Pelizzari
Il legale ha poi affrontato il tema del Consiglio superiore della magistratura e della proposta di sorteggio per la scelta di una parte dei componenti. ''Un meccanismo che - seppur definito dallo stesso Pelizzari come 'grezzo' - sarebbe, nella sua lettura, un modo per ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura e riportare l’attenzione sul merito''.
Pelizzari ha anche sostenuto che ''il sorteggio riguarderebbe comunque magistrati con un’esperienza già consolidata''. Terzo nodo, sempre secondo la prospettiva del SÌ, è la riorganizzazione degli organi disciplinari: un assetto ''separato'' sarebbe coerente con la distinzione tra le funzioni e offrirebbe garanzie ulteriori. Pelizzari ha riconosciuto che ''alcuni aspetti dipenderebbero poi dalle norme di attuazione'', ma ha ribadito la convinzione che la riforma punti soprattutto a rendere più giusto il giudizio, non necessariamente più veloce.

L'avvocato Agnese Massaro che ha moderato il confronto
Di segno opposto la posizione di Piantadosi. Il GIP ha insistito su un punto preliminare: a suo avviso, ''il testo apre la strada a una lunga fase di leggi attuative e decreti, con molte pericolose incognite su come la riforma funzionerebbe davvero''. Un contesto che, per il magistrato ''costringerebbe i cittadini a un atto di fede al momento del voto", nei confronti di un tema su cui le certezze dovrebbero essere prioritarie. Nel merito, Piantadosi ha ricordato come ''i magistrati requirenti e giudicanti provengono dallo stesso concorso e dalla stessa formazione, condividendo, seppur nei confronti di enti diversi, la cultura della giurisdizione, ma che questo non porta al mancato rispetto della terzietà. Separare le carriere - ha sostenuto - rischierebbe di trasformare il pubblico ministero in una figura più vicina alla polizia giudiziaria, oltre che essere più esposta a condizionamenti esterni, compresi quelli politici''. A quel punto, sarebbe ''proprio la politica, ad entrare a gamba tesa in un sistema con due organi di autogoverno separati, aumentando costi e vulnerabilità''.

Il giudice Gianluca Piantadosi
Molto critica anche la valutazione sul sorteggio, definito ''azzardato'' perché ''ridurrebbe il principio di elettività e, di conseguenza, la responsabilità e l’incentivo a ‘lavorare bene' di chi viene scelto a ricoprire tali incarichi''. In questo quadro, Piantadosi ha ribadito come ''la terzietà è già garantita oggi da ruoli e uffici distinti'', e che eventuali problemi ''non giustificherebbero lo stravolgimento costituzionale che si avrebbe con la vittoria del SÌ''.
Dopo gli interventi introduttivi si è aperto uno spazio di confronto con il pubblico, che ha posto questioni su possibili cambiamenti ''in stile anglosassone'', sul ruolo del Parlamento, sull’efficienza della giustizia e sulla necessità stessa della riforma. Su un punto, però, entrambi i relatori hanno trovato una convergenza, che smentisce diverse affermazioni propagandistiche in merito: la riforma non nasce per rendere i tribunali più rapidi.
M.E.


















