Oggiono: studenti in cammino per la memoria delle vittime di mafia
In occasione della Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, nella mattinata di sabato 21 marzo l’Istituto Superiore Bachelet ha promosso una camminata che ha coinvolto studenti, docenti, istituzioni e cittadini del territorio. Un momento condiviso per trasformare il ricordo in impegno concreto, dando voce alle storie delle vittime e riflettendo sul valore della legalità nella vita quotidiana.

“A nome della nostra scuola, diamo il benvenuto ai ragazzi, ai rappresentanti delle scuole del territorio, ai genitori e alle istituzioni” ha esordito Anna Panzeri, dirigente dell’Istituto Superiore Bachelet. “Oggi camminiamo insieme in occasione della Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. È un giorno in cui i nostri passi non sono solo movimento, ma diventano anche gesto di responsabilità. Rappresenta un modo per dire che la memoria non si conserva immobile, ma si porta avanti insieme. Ricordiamo donne, uomini, bambini, forze dell’ordine, magistrati e imprenditori che avevano progetti, esattamente come noi, a cui dedichiamo questa manifestazione.”

La camminata è stata aperta con una frase emblematica di una delle numerose vittime della criminalità organizzata italiana, Giovanni Falcone: “gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. Su questo spunto, la dirigente ha esteso questo invito alla comunità: “quelle gambe oggi possiamo essere noi, nel nostro impegno concreto contro ogni forma di ingiustizia che non parte da gesti grandi ed eroici, ma da azioni quotidiane. Quindi, è proprio dai nostri contesti di vita che siamo chiamati a rifiutare prepotenze e bullismo, anche quando non ci riguardano direttamente, e a scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Trovare scorciatoie e approfittarsi degli altri sono atteggiamenti che alimentano una mentalità sbagliata, che ci esorta a utilizzare le parole con responsabilità. Online e offline. Il rispetto delle regole, al contrario, costruisce convivenza e fiducia. Scegliere la partecipazione è segno di appartenenza alla comunità.”

Con l’auspicio che tutte queste azioni costruttive costituiscano piccoli ma importanti passi per diffondere speranza anche nelle nuove generazioni. La scuola, quindi, ricopre un ruolo fondamentale per orientare i giovani nel coltivare il coraggio di saper scegliere. I rappresentanti di istituto – Gabriel Muscariello, Andrea Diolosà, Alessandro Deiana e Leonardo Arduini - insieme a Mattia Montanelli, sindaco dei ragazzi, sono intervenuti come voce collettiva.
“Questa ricorrenza è stata istituita per legge nel 2017 e, ogni anno, ci chiede di fermarci, camminare e ricordare. Le vittime delle mafie erano persone normali che si sono trovate di fronte a una scelta difficile e hanno deciso di non cedere alla criminalità. Alcune hanno pagato questa scelta con la vita. Ricordarle, chiamarle per nome, è il modo più doveroso per riconoscere il peso reale di quella scelta e per non ridurle a semplici simboli idealizzanti. Spesso, queste giornate rischiano di non essere vissute con la consapevolezza che meritano: noi per primi vogliamo evitare che succeda oggi. Noi siamo a scuola e può sembrare che tutto questo ci riguardi da lontano. Ma la mafia – intesa come sistema che prospera sul silenzio, sulla paura e sulla rassegnazione – non è qualcosa di estraneo o distante dalla nostra quotidianità. La vera legalità si costruisce proprio qui, nel modo in cui impariamo a ragionare, a fare domande, a non dare nulla per scontato e a rispettarci gli uni con gli altri.”

Ad unirsi al coro è stato anche il sindaco dei ragazzi, che ha posto l’attenzione sulle donne vittime di violenza, troppo spesso dimenticate, restituendo loro spazio e memoria all’interno della commemorazione. “L’elenco delle vittime innocenti delle mafie ha superato i 1100 nomi. Centinaia e centinaia di storie individuali che includono magistrati, forze dell’ordine, giornalisti, semplici cittadini, donne e bambine. Le donne uccise dalla mafia sono più di 150, colpite perché testimoni involontarie, parenti di collaboratori di giustizia, vittime di vendette trasversali o del loro stesso coraggio. Donne coraggiose e disperate, che si sono ribellate a contesti familiari mafiosi, che hanno segnato drammaticamente le loro vite. In questa occasione, quindi, è doveroso ricordare il nome di alcune di loro in rappresentanza di tutte le altre donne non menzionate a voce alta, ma custodite nel silenzio del cuore.”
I passi della legalità hanno completato il percorso attraversando Piazza Manzoni, Parco Oriana Fallaci, fino ad arrivare alla Stazione dei Carabinieri. Una camminata simbolica che ha unito spazi della quotidianità a luoghi istituzionali, rafforzando il significato dell’iniziativa. La riuscita dell’evento è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra l’Istituto Superiore Bachelet, l’amministrazione comunale e le scuole del territorio, che insieme hanno costruito un momento condiviso di riflessione e partecipazione.

“A nome della nostra scuola, diamo il benvenuto ai ragazzi, ai rappresentanti delle scuole del territorio, ai genitori e alle istituzioni” ha esordito Anna Panzeri, dirigente dell’Istituto Superiore Bachelet. “Oggi camminiamo insieme in occasione della Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. È un giorno in cui i nostri passi non sono solo movimento, ma diventano anche gesto di responsabilità. Rappresenta un modo per dire che la memoria non si conserva immobile, ma si porta avanti insieme. Ricordiamo donne, uomini, bambini, forze dell’ordine, magistrati e imprenditori che avevano progetti, esattamente come noi, a cui dedichiamo questa manifestazione.”

La camminata è stata aperta con una frase emblematica di una delle numerose vittime della criminalità organizzata italiana, Giovanni Falcone: “gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. Su questo spunto, la dirigente ha esteso questo invito alla comunità: “quelle gambe oggi possiamo essere noi, nel nostro impegno concreto contro ogni forma di ingiustizia che non parte da gesti grandi ed eroici, ma da azioni quotidiane. Quindi, è proprio dai nostri contesti di vita che siamo chiamati a rifiutare prepotenze e bullismo, anche quando non ci riguardano direttamente, e a scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Trovare scorciatoie e approfittarsi degli altri sono atteggiamenti che alimentano una mentalità sbagliata, che ci esorta a utilizzare le parole con responsabilità. Online e offline. Il rispetto delle regole, al contrario, costruisce convivenza e fiducia. Scegliere la partecipazione è segno di appartenenza alla comunità.”

Con l’auspicio che tutte queste azioni costruttive costituiscano piccoli ma importanti passi per diffondere speranza anche nelle nuove generazioni. La scuola, quindi, ricopre un ruolo fondamentale per orientare i giovani nel coltivare il coraggio di saper scegliere. I rappresentanti di istituto – Gabriel Muscariello, Andrea Diolosà, Alessandro Deiana e Leonardo Arduini - insieme a Mattia Montanelli, sindaco dei ragazzi, sono intervenuti come voce collettiva.


Ad unirsi al coro è stato anche il sindaco dei ragazzi, che ha posto l’attenzione sulle donne vittime di violenza, troppo spesso dimenticate, restituendo loro spazio e memoria all’interno della commemorazione. “L’elenco delle vittime innocenti delle mafie ha superato i 1100 nomi. Centinaia e centinaia di storie individuali che includono magistrati, forze dell’ordine, giornalisti, semplici cittadini, donne e bambine. Le donne uccise dalla mafia sono più di 150, colpite perché testimoni involontarie, parenti di collaboratori di giustizia, vittime di vendette trasversali o del loro stesso coraggio. Donne coraggiose e disperate, che si sono ribellate a contesti familiari mafiosi, che hanno segnato drammaticamente le loro vite. In questa occasione, quindi, è doveroso ricordare il nome di alcune di loro in rappresentanza di tutte le altre donne non menzionate a voce alta, ma custodite nel silenzio del cuore.”
V.I.



















