Quando i cittadini partecipano, la democrazia si difende da sé. La Costituzione non si piega

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L’esito del referendum costituzionale appena concluso segna un passaggio importante per la nostra democrazia.
Ha prevalso il No, e con esso la scelta netta delle cittadine e dei cittadini di non modificare la Costituzione nel senso proposto dal Governo. Una decisione chiara, che merita rispetto e che rappresenta un richiamo forte al valore delle regole democratiche.
Colpisce, in modo particolarmente positivo, la straordinaria partecipazione. In un tempo segnato da crescente astensionismo, l’alta affluenza registrata dimostra che, quando si tratta della Costituzione, le persone sentono ancora forte il bisogno di esserci, di esprimersi, di contare. È un segnale di vitalità democratica che non può essere ignorato.
Il voto ha restituito centralità al popolo sovrano. Sono stati i cittadini, con il loro voto, a fermare una riforma che in Parlamento era stata approvata senza un adeguato confronto, senza un vero dibattito nel Paese e senza quella larga condivisione che modifiche costituzionali richiedono.
Questo risultato è anche un messaggio politico preciso: la Costituzione non è terreno di interventi unilaterali, né può essere piegata a interessi di parte. È il fondamento della nostra convivenza democratica e come tale va rispettata, difesa e, se necessario, migliorata solo attraverso processi trasparenti, partecipati e condivisi.
Da questo voto emerge anche un dato politico nuovo: esiste nel Paese una larga parte di cittadini che non si riconosce nelle scelte di questo Governo e che, proprio a partire dalla difesa della Costituzione, può costruire un’alternativa credibile, fondata sulla partecipazione, sul confronto e sulla giustizia sociale.
Ci auguriamo che il Governo sappia ascoltare questo segnale. Le cittadine e i cittadini hanno detto chiaramente che non si cambia la Costituzione senza confronto, senza equilibrio e senza mettere al centro l’interesse generale del Paese.
Oggi esce rafforzata un’idea di democrazia partecipata, in cui le persone non sono spettatrici ma protagoniste. Ed è da qui che bisogna ripartire.
Francesco Falsetto, Segreteria Provinciale Sinistra Italiana Lecco
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