Monticello: quando il trapianto è in grado di dare una nuova speranza di vita. Emozioni alla serata promossa dall'AIDO
L’importanza della pratica del trapianto e del ''sensibilizzare'' rispetto a questo importante dono, sono stati al centro della serata organizzata dal gruppo Aido di Casatenovo, Missaglia e Monticello lo scorso mercoledì 25 marzo. L'ex granaio di Villa Greppi ha ospitato quella che è andata oltre la semplice conferenza: un'occasione preziosa per scoprire meglio la materia, confrontarsi e soprattutto ascoltare delle storie toccanti di chi ha vissuto - da diverse prospettive - l'esperienza del trapianto.

La prima parte dell’incontro introdotto dalla presidente Enrica Motterlini ha visto l’intervento del dottor Mauro Viganò, dirigente medico epatologo presso l’epatologia trapiantologica nell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo che ha spiegato ai presenti il ruolo del trapianto. Nel 1994 in Italia i donatori erano pochissimi, meno di 8 su un milione, ora grazie ad una grande campagna di sensibilizzazione siamo arrivati a quattro volte tanto. Il mondo dei trapianti è un sistema complesso che prevede un costante rapporto tra il paziente e il medico che fa una valutazione accurata.
''Non tutti possono subire un trapianto, si valuta l’avanzamento della malattia, ma anche le sue aspettative di vita. L’essere inserito in lista è soprattutto una speranza, ma non tutti la vivono in modo positivo, si tratta di un attesa, spesso lunga e snervante che può portare a chiamate a vuoto perché l’organo inizialmente ritenuto compatibile si rivela non esserlo. Tutti coloro che vengono inserti in lista sono altamente selezionati, non tutti ci riescono a causa di una diagnosi tardiva o perché il fisico non riuscirebbe a reggere l’eventuale intervento. Attualmente, tra coloro che sono in lista, il 30% non riesce ad arrivare al trapianto, dall’esterno può sembrare una cifra alta, ma in realtà è una delle più basse in Europa e stiamo continuando a migliorare'' ha spiegato il dottor Viganò fornendo un quadro della situazione attuale nel nostro Paese.

Il medico monticellese ha trattato anche della contemporaneità richiamando il recente caso del bambino di Napoli che ha subito il trapianto di un cuore difettoso. Provando a ripercorrere il percorso trapiantologico ha mostrato come la tragedia sa stata causata da un evidente errore commesso da una molteplicità di persone evidentemente non preparate ad affrontare questa operazione così complicata.
''Dopo quanto successo a Napoli è diminuita la sensibilità delle persone nei confronti dei donatori di organi, ora ci sono molte più domande ed incertezze, giustamente ci si chiede un organo donato sia trattato nel modo giusto. Io vi assicuro che tutti coloro che lavorano nel settore trapianto sono medici altamente specializzati, non c’è un solo chirurgo, ma una vera e propria equipe addestrata ad affrontare ogni tipo di situazione. Sono dell’idea che sia necessaria la centralizzazione dei centri, non ha senso tenere aperto un centro trapianti che lavora due volte l’anno, è meglio convogliare le energie verso un ospedale virtuoso che ha una pratica costante e sicura. L’ospedale di Bergamo è uno dei pochi in Europa a lavorare sia sugli adulti che sui bambini, tutti i membri dell’equipe sono persone altamente qualificate. Quello che è successo a Napoli non deve farci smettere di credere nell’importanza della pratica del trapianto. Negli ultimi anni sono stati fatti di progressi incredibili, i trapianti di fegato sono all’ordine del giorno, le liste si stanno velocizzando non solo perché ci sono molti più donatori, ma soprattutto perché siamo in grado di gestire malattie un tempo letali come l’epatite''.

Dopo l’intervento del dottor Viganò è stata passata la parola a chi grazie al trapianto ha avuto una nuova vita ed è ritornato così a sorridere. E’ il caso di Laura Biffi, 41 anni e originaria di Casatenovo, che nel 2013 ha dovuto affrontare un calvario che sembrava infinito e in cui la sua malattia inizialmente non aveva un nome. Mese dopo mese i suoi reni hanno smesso di funzionare, ha dovuto lasciare il lavoro, vivere una vita non sua affrontando difficoltà ed incertezza.

''Sono arrivata ad un certo punto che psicologicamente non ero più in grado di affrontare la situazione, non uscivo più di casa e non riuscivo a far altro che pensare al fatto che i miei amici andavano avanti con la loro vita, mentre io non avevo un futuro. Finalmente un dottore mi ha fatto una diagnosi precisa, mi ha dato speranza, a fine 2017 ho iniziato la dialisi che per me è stato un vero e proprio salvavita e sono stata inserita nella lista trapianti. Poi nella sera del 15 maggio 2020 è successo qualcosa di veramente speciale, ero appena tornata a casa dalla dialisi, stavo per addormentarmi quando è suonato il telefono: era la dottoressa che mi annunciava che c’era un rene per me. In quel momento sono stata travolta dall’emozione, la mia vita stava cambiando di nuovo; alle 4 del pomeriggio del giorno dopo sono entrata in sala operatoria, quel 16 maggio 2020 grazie a dei dottori incredibili sono riuscita a prendere nuovamente in mano la mia vita'' ha raccontato Laura con la voce carica di emozione. Per lei l’intervento del maggio 2020 è stata una rinascita, l’inizio di una nuova avventura in cui finalmente ha potuto ritornare a fare ciò che aveva sempre fatto e a dividersi tra lavoro e amici.

Giancarlo Besana invece convive con il suo fegato nuovo da ben 34 anni e ancora oggi ringrazia per essere riuscito a ricevere un trapianto. Nel 1976, come tanti pazienti in quel periodo, aveva scoperto di avere l’epatite b, ma i medici erano riusciti a tenere sotto controllo il suo fegato. Nel 1992 a causa di alcune masse tumorali si è ritenuto necessario il trapianto e così per il signor Besana è iniziata l’attesa.

''Negli anni avevo affrontato diverse operazioni, ma non potendo più debellare il tumore il trapianto è diventata l’unica opzione disponibile. Sono sempre stato tranquillo anche grazie al supporto immancabile di mia moglie, sapevo che dovevo solo aspettare, prima o poi mi avrebbero chiamato. La prima chiamata è arrivata mentre ero sul lavoro, mi hanno dato appuntamento all’ospedale, ma poi hanno annullato tutto perché il fegato non era idoneo. Il mio momento è arrivato poco più avanti, l’operazione è stata senza complicazioni e mi hanno dato così un fegato che funziona tutt’ora. Sarò per sempre grato a tutti coloro che hanno contribuito al trapianto, sono passati oltre trent’anni e posso dire di aver sempre condotto una vita felice e senza limitazioni'' ha spiegato il missagliese, sottolineando l’importanza di non perdere mai la speranza e continuare a lottare.

Il momento più toccante della serata è arrivato però nel finale quando la parola è passata dai trapiantati a chi ha dovuto scegliere se acconsentire alla donazione degli organi da parte di un proprio caro. Luisella Pirovano e Maria Rosa Monti sono due mamme forti e coraggiose che hanno vissuto la perdita dei loro figli, ma hanno anche trovato la speranza nel vederli dei donatori. Simone, il figlio della prima, aveva solo diciannove anni quando un venerdì sera, a poche centinaia di metri da casa, subì un gravissimo incidente; trasportato d’urgenza all’ospedale di Varese ne fu poco dopo dichiarata la morte celebrale.

''Quel giorno in ospedale eravamo totalmente disorientati, eravamo scossi e non capivamo bene quello che stava succedendo. Poi ad un certo punto io, mio marito e mia figlia ci siamo guardati in faccia e abbiamo iniziato a pensare alla possibilità della donazione. I medici hanno avuto una sensibilità unica e ci hanno accompagnato passo dopo passo in tutte le operazioni spiegandoci cosa succedeva. Tutti i suoi organi sono risultati idonei e questa bellissima notizia ci ha strappato un sorriso'' ha raccontato la casatese, che ha trasformato un evento tragico in un’occasione per fare del bene agli altri. ''Dopo questa esperienza ho imparato tanto, spesso arrivano dei momenti di sconforto, ma poi penso a Simone e alle vite che ha salvato. Come dice spesso mia figlia, oggi ha tanti fratelli''.

Maria Rosa Monti invece, è iscritta all’Aido da molti anni, sin da quando suo fratello aveva affrontato un trapianto. Ha cercato sempre di essere informata sull’argomento ma poi improvvisamente si è ritrovata dall’altra parte. Suo figlio Davide se n’è andato quando aveva trent’anni e all’ospedale, prima di intubarlo, si è trovata di fronte ad una difficilissima scelta.

''I medici mi hanno chiesto di poterlo attaccare al respiratore e io ho dato immediatamente una risposta negativa: poi però ho sentito come bussare nella mia testa ed ho iniziato a farmi delle domande. Mio figlio aveva una disabilità piuttosto grave ed ero convinta che non fosse idoneo a donare gli organi, invece mi sbagliavo. Lo staff di Merate è stato incredibile, mi sono stati accanto, è stato un momento doloroso ma pensare che abbia contribuito a salvare delle vite, come era successo a mio fratello alcuni anni fa, mi ha fatto stare bene e sentirmi un po’ più leggera'' ha concluso la missagliese venendo accolta da un grandissimo applauso e dall’abbraccio collettivo dei presenti che ha accompagnato lei e tutti coloro che hanno lasciato la loro testimonianza.

L’incontro di Villa Greppi si inserisce in una serie di iniziative che il gruppo Aido di Casatenovo, Missaglia e Monticello ha organizzato per sensibilizzare i cittadini sul tema dei trapianti, anche in occasione del 35esimo anniversario di fondazione del sodalizio che sarà celebrato domenica 12 aprile all’oratorio di Casatenovo.

I volontari AIDO dei gruppi del territorio che hanno preso parte alla serata
La prima parte dell’incontro introdotto dalla presidente Enrica Motterlini ha visto l’intervento del dottor Mauro Viganò, dirigente medico epatologo presso l’epatologia trapiantologica nell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo che ha spiegato ai presenti il ruolo del trapianto. Nel 1994 in Italia i donatori erano pochissimi, meno di 8 su un milione, ora grazie ad una grande campagna di sensibilizzazione siamo arrivati a quattro volte tanto. Il mondo dei trapianti è un sistema complesso che prevede un costante rapporto tra il paziente e il medico che fa una valutazione accurata.


Il dottor Mauro Viganò
Il medico monticellese ha trattato anche della contemporaneità richiamando il recente caso del bambino di Napoli che ha subito il trapianto di un cuore difettoso. Provando a ripercorrere il percorso trapiantologico ha mostrato come la tragedia sa stata causata da un evidente errore commesso da una molteplicità di persone evidentemente non preparate ad affrontare questa operazione così complicata.
''Dopo quanto successo a Napoli è diminuita la sensibilità delle persone nei confronti dei donatori di organi, ora ci sono molte più domande ed incertezze, giustamente ci si chiede un organo donato sia trattato nel modo giusto. Io vi assicuro che tutti coloro che lavorano nel settore trapianto sono medici altamente specializzati, non c’è un solo chirurgo, ma una vera e propria equipe addestrata ad affrontare ogni tipo di situazione. Sono dell’idea che sia necessaria la centralizzazione dei centri, non ha senso tenere aperto un centro trapianti che lavora due volte l’anno, è meglio convogliare le energie verso un ospedale virtuoso che ha una pratica costante e sicura. L’ospedale di Bergamo è uno dei pochi in Europa a lavorare sia sugli adulti che sui bambini, tutti i membri dell’equipe sono persone altamente qualificate. Quello che è successo a Napoli non deve farci smettere di credere nell’importanza della pratica del trapianto. Negli ultimi anni sono stati fatti di progressi incredibili, i trapianti di fegato sono all’ordine del giorno, le liste si stanno velocizzando non solo perché ci sono molti più donatori, ma soprattutto perché siamo in grado di gestire malattie un tempo letali come l’epatite''.

Laura Biffi
Dopo l’intervento del dottor Viganò è stata passata la parola a chi grazie al trapianto ha avuto una nuova vita ed è ritornato così a sorridere. E’ il caso di Laura Biffi, 41 anni e originaria di Casatenovo, che nel 2013 ha dovuto affrontare un calvario che sembrava infinito e in cui la sua malattia inizialmente non aveva un nome. Mese dopo mese i suoi reni hanno smesso di funzionare, ha dovuto lasciare il lavoro, vivere una vita non sua affrontando difficoltà ed incertezza.

Intervenuto alla serata anche Giacomo Colombo, presidente dell'AIDO Provinciale
''Sono arrivata ad un certo punto che psicologicamente non ero più in grado di affrontare la situazione, non uscivo più di casa e non riuscivo a far altro che pensare al fatto che i miei amici andavano avanti con la loro vita, mentre io non avevo un futuro. Finalmente un dottore mi ha fatto una diagnosi precisa, mi ha dato speranza, a fine 2017 ho iniziato la dialisi che per me è stato un vero e proprio salvavita e sono stata inserita nella lista trapianti. Poi nella sera del 15 maggio 2020 è successo qualcosa di veramente speciale, ero appena tornata a casa dalla dialisi, stavo per addormentarmi quando è suonato il telefono: era la dottoressa che mi annunciava che c’era un rene per me. In quel momento sono stata travolta dall’emozione, la mia vita stava cambiando di nuovo; alle 4 del pomeriggio del giorno dopo sono entrata in sala operatoria, quel 16 maggio 2020 grazie a dei dottori incredibili sono riuscita a prendere nuovamente in mano la mia vita'' ha raccontato Laura con la voce carica di emozione. Per lei l’intervento del maggio 2020 è stata una rinascita, l’inizio di una nuova avventura in cui finalmente ha potuto ritornare a fare ciò che aveva sempre fatto e a dividersi tra lavoro e amici.

Il racconto di Giancarlo Besana
Giancarlo Besana invece convive con il suo fegato nuovo da ben 34 anni e ancora oggi ringrazia per essere riuscito a ricevere un trapianto. Nel 1976, come tanti pazienti in quel periodo, aveva scoperto di avere l’epatite b, ma i medici erano riusciti a tenere sotto controllo il suo fegato. Nel 1992 a causa di alcune masse tumorali si è ritenuto necessario il trapianto e così per il signor Besana è iniziata l’attesa.

''Negli anni avevo affrontato diverse operazioni, ma non potendo più debellare il tumore il trapianto è diventata l’unica opzione disponibile. Sono sempre stato tranquillo anche grazie al supporto immancabile di mia moglie, sapevo che dovevo solo aspettare, prima o poi mi avrebbero chiamato. La prima chiamata è arrivata mentre ero sul lavoro, mi hanno dato appuntamento all’ospedale, ma poi hanno annullato tutto perché il fegato non era idoneo. Il mio momento è arrivato poco più avanti, l’operazione è stata senza complicazioni e mi hanno dato così un fegato che funziona tutt’ora. Sarò per sempre grato a tutti coloro che hanno contribuito al trapianto, sono passati oltre trent’anni e posso dire di aver sempre condotto una vita felice e senza limitazioni'' ha spiegato il missagliese, sottolineando l’importanza di non perdere mai la speranza e continuare a lottare.

Enrica Motterlini con Luisella Pirovano, la mamma di Simone Fumagalli
Il momento più toccante della serata è arrivato però nel finale quando la parola è passata dai trapiantati a chi ha dovuto scegliere se acconsentire alla donazione degli organi da parte di un proprio caro. Luisella Pirovano e Maria Rosa Monti sono due mamme forti e coraggiose che hanno vissuto la perdita dei loro figli, ma hanno anche trovato la speranza nel vederli dei donatori. Simone, il figlio della prima, aveva solo diciannove anni quando un venerdì sera, a poche centinaia di metri da casa, subì un gravissimo incidente; trasportato d’urgenza all’ospedale di Varese ne fu poco dopo dichiarata la morte celebrale.

''Quel giorno in ospedale eravamo totalmente disorientati, eravamo scossi e non capivamo bene quello che stava succedendo. Poi ad un certo punto io, mio marito e mia figlia ci siamo guardati in faccia e abbiamo iniziato a pensare alla possibilità della donazione. I medici hanno avuto una sensibilità unica e ci hanno accompagnato passo dopo passo in tutte le operazioni spiegandoci cosa succedeva. Tutti i suoi organi sono risultati idonei e questa bellissima notizia ci ha strappato un sorriso'' ha raccontato la casatese, che ha trasformato un evento tragico in un’occasione per fare del bene agli altri. ''Dopo questa esperienza ho imparato tanto, spesso arrivano dei momenti di sconforto, ma poi penso a Simone e alle vite che ha salvato. Come dice spesso mia figlia, oggi ha tanti fratelli''.

La testimonianza di Maria Rosa Monti
Maria Rosa Monti invece, è iscritta all’Aido da molti anni, sin da quando suo fratello aveva affrontato un trapianto. Ha cercato sempre di essere informata sull’argomento ma poi improvvisamente si è ritrovata dall’altra parte. Suo figlio Davide se n’è andato quando aveva trent’anni e all’ospedale, prima di intubarlo, si è trovata di fronte ad una difficilissima scelta.

''I medici mi hanno chiesto di poterlo attaccare al respiratore e io ho dato immediatamente una risposta negativa: poi però ho sentito come bussare nella mia testa ed ho iniziato a farmi delle domande. Mio figlio aveva una disabilità piuttosto grave ed ero convinta che non fosse idoneo a donare gli organi, invece mi sbagliavo. Lo staff di Merate è stato incredibile, mi sono stati accanto, è stato un momento doloroso ma pensare che abbia contribuito a salvare delle vite, come era successo a mio fratello alcuni anni fa, mi ha fatto stare bene e sentirmi un po’ più leggera'' ha concluso la missagliese venendo accolta da un grandissimo applauso e dall’abbraccio collettivo dei presenti che ha accompagnato lei e tutti coloro che hanno lasciato la loro testimonianza.

L’incontro di Villa Greppi si inserisce in una serie di iniziative che il gruppo Aido di Casatenovo, Missaglia e Monticello ha organizzato per sensibilizzare i cittadini sul tema dei trapianti, anche in occasione del 35esimo anniversario di fondazione del sodalizio che sarà celebrato domenica 12 aprile all’oratorio di Casatenovo.
Giorgia Monguzzi


















