Villa Greppi, ConoSCIamo: la storia della Valanga Rosa nei racconti di Giordani e Cotelli
Il fenomeno della Valanga Rosa e la Valsassina dello sci. Per una serata l'ex granaio di Villa Greppi si è trasformato in un luogo di racconti e di dialogo per parlare di neve e sport. Venerdì 10 aprile è andato infatti in scena un nuovo appuntamento del progetto ConoSCIamo sostenuto dalla Provincia di Lecco che lo scorso 24 marzo aveva già visto l’inaugurazione della video installazione dedicata ai cento anni della Valsassina. La serata dal titolo ''Ogni discesa un’emozione – storia ed evoluzione dello sci'' è stata l'occasione per rievocare degli importanti pezzi di storia dello sci italiano e di ascoltare i racconti di Claudia Giordani, una delle campionesse della Valanga Rosa, ma anche di Franco Chicco Cotelli che quella squadra l’ha allenata.

''Questo evento nasce da un progetto molto più grande finanziato da Regione Lombardia e che ha l’obiettivo di raccontare la storia del nostro territorio legata allo sci. Tutto parte dal libro di Giacomo Camozzini e da quello sono nate una serie di iniziative come la videoinstallazione che è stata recentemente inaugurata e che sta viaggiando per tutta la provincia. E’ un orgoglio poter raccontare la storia del nostro territorio e nelle prossime settimane ci saranno molti altri appuntamenti per viaggiare insieme indietro nel tempo e rievocare quello che è successo a livello storico e sportivo'' hanno detto Lucia Urbano, presidente del Consorzio Brianteo Villa Greppi e Silvia Bosio, consigliera provinciale con delega alla cultura.

L’interessante serata, condotta da Anna Rosa e Samuele Biffi, ha visto l’intervento di Giacomo Camozzini che con il suo libro dedicato ai 100 anni dello sci in Valsassina è stato uno dei fautori del progetto ConoSCIamo. Raccontare quella storia, purtroppo non conosciuta da tutti, è stata una necessità, la voglia di far conoscere anche ai cittadini della provincia di Lecco in che modo la Valsassina sia stata il punto nevralgico dello sviluppo dello sci italiano, tanto da ospitare nel 1913 i primi campionati italiani assoluti.
''Per me è un orgoglio che la provincia si sia ispirata al mio volume, da parte mia ho cercato di dare un valore a questo straordinario territorio che è stato all’avanguardia per lo sviluppo dello sci. E’ una storia lontana che pochi conoscono, ma sono davvero felice che finalmente sia stata riscoperta'' ha detto Camozzini.

La parola è poi passata a Ruggero Meles che ha spiegato come lo sci, da semplice mezzo di trasporto, sia diventato uno sport amatissimo e sia proprio arrivato in Valsassina. Tutto è iniziato a fine Ottocento quando a Milano è nata la SEM, società di escursionisti milanesi che ha promosso uscite in montagna anche per i non nobili portando così i primi sciatori sul nostro territorio. La SEL, società escursionisti lecchesi promuoveva la Valsassina ed ha unito le forze con la SAL, società di autolinee lecchesi che ha iniziato ad organizzare pullman in partenza dalla stazione di Lecco. C’era chiaramente fermento e in poco tempo già ad inizio Novecento la Valsassina si era affermata come punto nevralgico dello sci italiano tanto da ospitarne i campionati italiani. Da semplici appassionati è diventata la meta di sempre più atleti anticipando così quello che sarebbe poi successo in altre zone della penisola nel secondo dopoguerra.

Il cuore pulsante della serata è però arrivato quando la parola è passata a Chicco Cotelli e Claudia Giordani due tra i protagonisti del fenomeno della Valanga Rosa; lui allenatore della nazionale e lei atleta incredibile in grado di trascinare poi tutta la squadra femminile diventata un’eccellenza a livello mondiale dello slalom speciale.
Originario della provincia di Sondrio, Franco ''Chicco'' Cotelli ha lavorato con la nazionale italiana di sci Alpino dal 1970, è stato responsabile della preparazione fisica degli atleti, ha seguito il gruppo femminile e maschile divenendo uno dei fautori della Valanga Azzurra e della Valanga Rosa. Davanti al pubblico di Villa Greppi ha raccontato la rivoluzione della nazionale italiana dall’arrivo di Jean Vuarnet (campione olimpico in discesa libera nel 1960) nelle vesti di direttore tecnico e alla scelta di creare un ambiente professionale e altamente all’avanguardia. E’ stato quello il primo seme che avrebbe portato all’esplosione negli anni Settanta dello sci italiano con la valanga azzurra e la valanga rosa.

''All’inizio non ce ne rendevamo conto, ma con il senno di poi posso dire che la differenza è stata data dalla preparazione fisica dei nostri atleti, è quella che ci ha permesso di fare la differenza. Abbiamo iniziato con un nuovo metodo nel 1970, eravamo tutti molto giovani e senza una grande esperienza internazionale, ma abbiamo voluto crederci sin dall’inizio. Abbiamo curato ogni dettaglio e quando sono arrivati i primi risultati abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta, è stato incredibile perché fino a quel momento i francesi e gli statunitensi avevano il dominio incontrastato, ma poi siamo arrivati noi a mettere i bastoni tra le ruote. Abbiamo selezionato tanti giovani sciatori e Claudia Giordani era una di loro, ha subito dimostrato qualità di leader e di trascinatrice, senza di lei la Valanga Rosa non sarebbe mai esistita'' ha raccontato Cotelli spiegando l’inizio della Valanga Azzurra e sottolineando il ruolo chiave di Claudia Giordani che è stata di ispirazione a molte atlete. Nel palmares di Cotelli figurano ben dieci partecipazioni ai giochi olimpici nelle vesti di allenatore, dal 1972 al 2006.

Claudia Giordani è una delle grandi atlete dello sci femminile, esponente della Valanga Rosa, in carriera ha vinto prove in coppa del mondo, ma soprattutto ha conquistato la medaglia d’argento nello slalom speciale ai giochi olimpici invernali di Innsrbuck 1976. Nata a Milano, ha iniziato a sciare in Piemonte e ha sempre avuto la propensione per sport grazie all’eredità dei suoi genitori che le hanno trasmesso lo spirito sportivo.
''Quando ho iniziato io c’era poca attività giovanile, ma i miei primi maestri di sci mi hanno insegnato il concetto di stile, l’importanza di sciare bene con movimenti coordinati. Io non avevo il talento dei grandi campioni, ma avevo buone doti fisiche e quello mi ha permesso di coltivare il mio sogno. Tutto è iniziato nel 1972 quando nessuna sciatrice venne selezionata per andare alle olimpiadi, all’epoca il fatto non fece molto clamore, ma dopo quella decisione tutte le atlete lasciarono in segno di protesta. Grazie al gesto estremamente coraggioso si accesero i riflettori sullo sci femminile e io in qualche modo trovai la mia occasione. Avevo sedici anni ed ero tra le ragazze scelte dalla Federazione per partecipare alla Coppa del Mondo, eravamo molto giovani e partivamo sempre con gli ultimi numeri a tutte le gare, quello era il nostro anno zero. Con i nostri allenatori ci abbiamo sempre creduto, nel 1976 abbiamo partecipato alle Olimpiadi di Innsbruck ed è addirittura arrivata la medaglia, è stato pazzesco. La Valanga azzurra era già esplosa nel 1974, noi eravamo solo all’inizio, ma poco alla volta sono arrivati sempre più risultati'' ha raccontato Claudia Giordani spiegando come la valanga rosa abbia interessato soprattutto lo slalom speciale e sia poi arrivata anche sullo slalom gigante.

E’ stato un capitolo bellissimo della storia italiana non privo però di rimpianti come quello dei giochi olimpici del 1980. La spedizione azzurra era arrivata a Lake Placid con ben cinque potenziali sciatrici da medaglia, una corrazzata mai vista prima e che era pronta a sbancare con la concorrenza, ma si sa, nello sport niente è scritto e nonostante le vittorie nelle gare precedenti e in quelle successive, ai giochi olimpici per quel gruppo non arrivò nessuna medaglia.

Dopo la carriera da atleta Claudia Giordani ha continuato a vivere lo sport a livello dirigenziale diventando poi presidente del Comitato Alpi Centrali nella Federazione italiana sport invernali. Approfittando dei recenti giochi olimpici invernali, c’è stata l’occasione per fare con lei un bilancio sulla situazione dello sci italiano. “Gli sport invernali stanno risentendo molto di cambiamenti climatici e tutto questo ha aperto una sfida complicata, occorre un intervento da parte da chi lo sport lo gestisce. Ritengo che lo sport non abbia solo una funzione ludica, ma soprattutto educativa e sociale, è al centro della nostra società e occorre che sia un’opportunità anche per i giovani. Per fare questo è necessaria una sinergia su tutti i territori ma anche a livello organizzativo, mi auguro che si trovino soluzioni tecniche che rendano gli sport invernali più sicuri con nuovi regolamenti e format per suscitare continuo interesse. Le Olimpiadi sono state grandiose per i colori azzurri, abbiamo bisogno di campioni per ispirare i giovani a sognare, ma anche a fare sacrifici”.

La serata è stata chiusa dall’intervento di Max Vergani, responsabile dell’ufficio stampa della FISI che ha richiamato l’attenzione su una vicenda quanto mai assurda, quella dei mondiali dimenticati, anzi addirittura cancellati di Cortina 1941. Nonostante la guerra il regime fascista aveva deciso di organizzare un’edizione che fu gloriosa per la spedizione italiana, seconda nel medagliere dietro solo alla Germania, ma questa edizione venne immediatamente cancellata dalla FIS nel 1946. ''E’ una storia che mi ha sempre affascinato soprattutto per la presenza di atleti che vivevano di sport ed erano pronti a rischiare veramente tutto. C’erano storie straordinarie come quella del vincitore della discesa libera Josef Jennewein, uno sciatore, ma anche un aviatore della Luftwaffe, dopo i mondiali venne chiamato in guerra e nel 1943 venne abbattuto nei cieli della Russia. C’era poi Zenò Colò che era stato relegato a riserva della spedizione italiana nonostante fosse fortissimo, negli anni successivi divenne una leggenda azzurra. Poi c’era Celina Seghi, un’atleta incredibile che riuscì a battere la campionissima Christi Cranz, che fino a quel momento aveva vinto tutto, nello slalom. Per raccontare questa storia ho deciso di scrivere un libro e più volte ho parlato al telefono con Celina, morta nel 2022 a 102 anni, mi ha sempre colpito il modo con cui ricordava quel mondiale speciale che effettivamente era stato disputato, ma avevano voluto cancellare dalla storia. Lei quella medaglia d’oro l’aveva vinta con onore ma le l’avevano portata via'' ha detto Vergani che ha dedicato alla vicenda il libro ''Cortina 41 – il mondiale fantasma''.

I protagonisti della serata a Villa Greppi
''Questo evento nasce da un progetto molto più grande finanziato da Regione Lombardia e che ha l’obiettivo di raccontare la storia del nostro territorio legata allo sci. Tutto parte dal libro di Giacomo Camozzini e da quello sono nate una serie di iniziative come la videoinstallazione che è stata recentemente inaugurata e che sta viaggiando per tutta la provincia. E’ un orgoglio poter raccontare la storia del nostro territorio e nelle prossime settimane ci saranno molti altri appuntamenti per viaggiare insieme indietro nel tempo e rievocare quello che è successo a livello storico e sportivo'' hanno detto Lucia Urbano, presidente del Consorzio Brianteo Villa Greppi e Silvia Bosio, consigliera provinciale con delega alla cultura.

Al centro Lucia Urbano del Consorzio Villa Greppi
L’interessante serata, condotta da Anna Rosa e Samuele Biffi, ha visto l’intervento di Giacomo Camozzini che con il suo libro dedicato ai 100 anni dello sci in Valsassina è stato uno dei fautori del progetto ConoSCIamo. Raccontare quella storia, purtroppo non conosciuta da tutti, è stata una necessità, la voglia di far conoscere anche ai cittadini della provincia di Lecco in che modo la Valsassina sia stata il punto nevralgico dello sviluppo dello sci italiano, tanto da ospitare nel 1913 i primi campionati italiani assoluti.
''Per me è un orgoglio che la provincia si sia ispirata al mio volume, da parte mia ho cercato di dare un valore a questo straordinario territorio che è stato all’avanguardia per lo sviluppo dello sci. E’ una storia lontana che pochi conoscono, ma sono davvero felice che finalmente sia stata riscoperta'' ha detto Camozzini.

Giacomo Camozzini
La parola è poi passata a Ruggero Meles che ha spiegato come lo sci, da semplice mezzo di trasporto, sia diventato uno sport amatissimo e sia proprio arrivato in Valsassina. Tutto è iniziato a fine Ottocento quando a Milano è nata la SEM, società di escursionisti milanesi che ha promosso uscite in montagna anche per i non nobili portando così i primi sciatori sul nostro territorio. La SEL, società escursionisti lecchesi promuoveva la Valsassina ed ha unito le forze con la SAL, società di autolinee lecchesi che ha iniziato ad organizzare pullman in partenza dalla stazione di Lecco. C’era chiaramente fermento e in poco tempo già ad inizio Novecento la Valsassina si era affermata come punto nevralgico dello sci italiano tanto da ospitarne i campionati italiani. Da semplici appassionati è diventata la meta di sempre più atleti anticipando così quello che sarebbe poi successo in altre zone della penisola nel secondo dopoguerra.

A sinistra Ruggero Meles
Il cuore pulsante della serata è però arrivato quando la parola è passata a Chicco Cotelli e Claudia Giordani due tra i protagonisti del fenomeno della Valanga Rosa; lui allenatore della nazionale e lei atleta incredibile in grado di trascinare poi tutta la squadra femminile diventata un’eccellenza a livello mondiale dello slalom speciale.
Originario della provincia di Sondrio, Franco ''Chicco'' Cotelli ha lavorato con la nazionale italiana di sci Alpino dal 1970, è stato responsabile della preparazione fisica degli atleti, ha seguito il gruppo femminile e maschile divenendo uno dei fautori della Valanga Azzurra e della Valanga Rosa. Davanti al pubblico di Villa Greppi ha raccontato la rivoluzione della nazionale italiana dall’arrivo di Jean Vuarnet (campione olimpico in discesa libera nel 1960) nelle vesti di direttore tecnico e alla scelta di creare un ambiente professionale e altamente all’avanguardia. E’ stato quello il primo seme che avrebbe portato all’esplosione negli anni Settanta dello sci italiano con la valanga azzurra e la valanga rosa.

Silvia Bosio, consigliere provinciale
''All’inizio non ce ne rendevamo conto, ma con il senno di poi posso dire che la differenza è stata data dalla preparazione fisica dei nostri atleti, è quella che ci ha permesso di fare la differenza. Abbiamo iniziato con un nuovo metodo nel 1970, eravamo tutti molto giovani e senza una grande esperienza internazionale, ma abbiamo voluto crederci sin dall’inizio. Abbiamo curato ogni dettaglio e quando sono arrivati i primi risultati abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta, è stato incredibile perché fino a quel momento i francesi e gli statunitensi avevano il dominio incontrastato, ma poi siamo arrivati noi a mettere i bastoni tra le ruote. Abbiamo selezionato tanti giovani sciatori e Claudia Giordani era una di loro, ha subito dimostrato qualità di leader e di trascinatrice, senza di lei la Valanga Rosa non sarebbe mai esistita'' ha raccontato Cotelli spiegando l’inizio della Valanga Azzurra e sottolineando il ruolo chiave di Claudia Giordani che è stata di ispirazione a molte atlete. Nel palmares di Cotelli figurano ben dieci partecipazioni ai giochi olimpici nelle vesti di allenatore, dal 1972 al 2006.

Chicco Cotelli e Claudia Giordani
Claudia Giordani è una delle grandi atlete dello sci femminile, esponente della Valanga Rosa, in carriera ha vinto prove in coppa del mondo, ma soprattutto ha conquistato la medaglia d’argento nello slalom speciale ai giochi olimpici invernali di Innsrbuck 1976. Nata a Milano, ha iniziato a sciare in Piemonte e ha sempre avuto la propensione per sport grazie all’eredità dei suoi genitori che le hanno trasmesso lo spirito sportivo.
''Quando ho iniziato io c’era poca attività giovanile, ma i miei primi maestri di sci mi hanno insegnato il concetto di stile, l’importanza di sciare bene con movimenti coordinati. Io non avevo il talento dei grandi campioni, ma avevo buone doti fisiche e quello mi ha permesso di coltivare il mio sogno. Tutto è iniziato nel 1972 quando nessuna sciatrice venne selezionata per andare alle olimpiadi, all’epoca il fatto non fece molto clamore, ma dopo quella decisione tutte le atlete lasciarono in segno di protesta. Grazie al gesto estremamente coraggioso si accesero i riflettori sullo sci femminile e io in qualche modo trovai la mia occasione. Avevo sedici anni ed ero tra le ragazze scelte dalla Federazione per partecipare alla Coppa del Mondo, eravamo molto giovani e partivamo sempre con gli ultimi numeri a tutte le gare, quello era il nostro anno zero. Con i nostri allenatori ci abbiamo sempre creduto, nel 1976 abbiamo partecipato alle Olimpiadi di Innsbruck ed è addirittura arrivata la medaglia, è stato pazzesco. La Valanga azzurra era già esplosa nel 1974, noi eravamo solo all’inizio, ma poco alla volta sono arrivati sempre più risultati'' ha raccontato Claudia Giordani spiegando come la valanga rosa abbia interessato soprattutto lo slalom speciale e sia poi arrivata anche sullo slalom gigante.

E’ stato un capitolo bellissimo della storia italiana non privo però di rimpianti come quello dei giochi olimpici del 1980. La spedizione azzurra era arrivata a Lake Placid con ben cinque potenziali sciatrici da medaglia, una corrazzata mai vista prima e che era pronta a sbancare con la concorrenza, ma si sa, nello sport niente è scritto e nonostante le vittorie nelle gare precedenti e in quelle successive, ai giochi olimpici per quel gruppo non arrivò nessuna medaglia.

Dopo la carriera da atleta Claudia Giordani ha continuato a vivere lo sport a livello dirigenziale diventando poi presidente del Comitato Alpi Centrali nella Federazione italiana sport invernali. Approfittando dei recenti giochi olimpici invernali, c’è stata l’occasione per fare con lei un bilancio sulla situazione dello sci italiano. “Gli sport invernali stanno risentendo molto di cambiamenti climatici e tutto questo ha aperto una sfida complicata, occorre un intervento da parte da chi lo sport lo gestisce. Ritengo che lo sport non abbia solo una funzione ludica, ma soprattutto educativa e sociale, è al centro della nostra società e occorre che sia un’opportunità anche per i giovani. Per fare questo è necessaria una sinergia su tutti i territori ma anche a livello organizzativo, mi auguro che si trovino soluzioni tecniche che rendano gli sport invernali più sicuri con nuovi regolamenti e format per suscitare continuo interesse. Le Olimpiadi sono state grandiose per i colori azzurri, abbiamo bisogno di campioni per ispirare i giovani a sognare, ma anche a fare sacrifici”.

Ultimo a destra Max Vergani
La serata è stata chiusa dall’intervento di Max Vergani, responsabile dell’ufficio stampa della FISI che ha richiamato l’attenzione su una vicenda quanto mai assurda, quella dei mondiali dimenticati, anzi addirittura cancellati di Cortina 1941. Nonostante la guerra il regime fascista aveva deciso di organizzare un’edizione che fu gloriosa per la spedizione italiana, seconda nel medagliere dietro solo alla Germania, ma questa edizione venne immediatamente cancellata dalla FIS nel 1946. ''E’ una storia che mi ha sempre affascinato soprattutto per la presenza di atleti che vivevano di sport ed erano pronti a rischiare veramente tutto. C’erano storie straordinarie come quella del vincitore della discesa libera Josef Jennewein, uno sciatore, ma anche un aviatore della Luftwaffe, dopo i mondiali venne chiamato in guerra e nel 1943 venne abbattuto nei cieli della Russia. C’era poi Zenò Colò che era stato relegato a riserva della spedizione italiana nonostante fosse fortissimo, negli anni successivi divenne una leggenda azzurra. Poi c’era Celina Seghi, un’atleta incredibile che riuscì a battere la campionissima Christi Cranz, che fino a quel momento aveva vinto tutto, nello slalom. Per raccontare questa storia ho deciso di scrivere un libro e più volte ho parlato al telefono con Celina, morta nel 2022 a 102 anni, mi ha sempre colpito il modo con cui ricordava quel mondiale speciale che effettivamente era stato disputato, ma avevano voluto cancellare dalla storia. Lei quella medaglia d’oro l’aveva vinta con onore ma le l’avevano portata via'' ha detto Vergani che ha dedicato alla vicenda il libro ''Cortina 41 – il mondiale fantasma''.
G.M.


















