Oggiono: l'ex campione Chiappucci presenta il suo nuovo libro

Elencare tutti i successi di Claudio Chiappucci è un’impresa ardua quasi quanto una di quelle che ha compiuto in bicicletta: una Milano Sanremo, tappe e podi al Giro e al Tour, un campione pazzesco che ha infiammato i cuori di tantissimi tifosi, non solo italiani ma in tutto il mondo. ''Il Diablo'', questo il suo celeberrimo soprannome, è stato il protagonista di un bellissimo incontro organizzato nel tardo pomeriggio di lunedì 13 aprile ad Oggiono per presentare il libro ''Claudio Chiappucci – i luoghi del Diablo'', ma soprattutto per parlare di ciclismo e del valore sociale dello sport.
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Claudio Chiappucci con i referenti dell'Ipa: da sinistra Antonio Guadagnino, Emilio Villa e Vincenzo Perotti

''Ad accompagnare questo incontro c’è tanta emozione e soddisfazione, non è da tutti avere un grande campione come Claudio Chiappucci. Ringrazio gli amici dell’Ipa che ci hanno mandato questo invito e noi non potevamo fare altro che ospitarlo nella nostra sede. Il Velo Club di Oggono ha conosciuto Claudio quando era ancora dilettante, si trattava di una cena sociale e stava iniziando a muovere i primi passi nel grande ciclismo. Ha corso anche il Lombardia Under 23 ma non l’ha mai vinto, l’ha solo sfiorato, ma questo non gli ha impedito di diventare un campionissimo a cui tutti siamo profondamente legati'' ha detto Daniele Fumagalli, il presidente del Velo club di Oggiono che ha ospitato l’incontro organizzato dalla sezione Alta Brianza dell’Ipa (Associazione Internazionale di Polizia). Quest'ultima, nata circa un anno fa, segue la missione dell’aiuto verso i cittadini fornendo supporto in molteplici circostanze. Tra i rappresentanti intervenuti c’erano Antonio Guadagnino, Emilio Villa a capo proprio della sezione dell’Alta Brianza e Vincenzo Perotti, dell’Ipa di Crema che ha dialogato con Chiappucci. 
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''Si tratta del mio terzo libro, ma questa volta è autobiografico e devo dire che l’ho scritto con molta facilità. Ho sempre tenuto da parte ciò che usciva sui giornali e mi riguardava, in quegli anni si parlava molto di ciclismo sia in Italia che all’estero e personalmente mi piaceva chiacchierare con i giornalisti, ho tanti ricordi che mi porto nel cuore. Di solito si parla sempre di numeri e di risultati, ma non si va mai a vedere cosa ci sia dietro, si cerca di dimenticare i momenti difficili. Quando un atleta smette di correre è costretto ad iniziare una nuova vita, ma non deve abbattersi, piuttosto deve prendere da quello che ha imparato negli anni da ciclista e farlo suo, io ho cercato di non arrendermi mai, di trovare una nuova strada e di non perdermi. In questo libro non leggerete solo di piazzamenti e vittorie, ma soprattutto delle mie emozioni, dei miei pensieri e anche delle insicurezze che sono proprie di ogni essere umano. Ci sono tanti momenti belli nella mia carriera, ma per me i più importanti son quelli difficili, è da lì che ho imparato tanto, ho trovato la forza di non arrendermi, ma ripartire'' ha detto Claudio Chiappucci dando il via ad una lunga chiacchierata con cui si è andati alla scoperta non solo delle vittorie, ma anche del lato intimo del Diablo partendo proprio da quel soprannome che è diventato addirittura un marchio di fabbrica.
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''Il soprannome è nato in Colombia in un momento in cui non si andava tanto all’estero a correre, io volevo provare qualcosa di diverso fuori dall’Europa e ho ricevuto anche diverse critiche. In Colombia c’era una corsa molto importante, ma molto dura, io ho deciso di affrontare questa sfida poco prima del giro di Lombardia con il rischio del viaggio e del fuso orario. In quelle corse ho poi fatto di risultati e da lì, un po’ casualmente, è nato il soprannome, è stato un momento molto particolare. All’inizio non capivo cosa effettivamente significasse, poi mi sono reso conto che in realtà racchiudeva tutto l’amore per il pubblico. Ormai per tutti sono diventato El Diablo, per pochissimi sono rimasto Claudio''
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Al microfono Daniele Fumagalli del Velo Club

Il momento più emozionante dell’incontro è arrivato quando il pubblico presente ha potuto rivivere la straordinaria impresa del Tour de France con la vittoria della tappa del Sestriere. Era il 18 luglio 1992, si correva la tredicesima tappa della grand Boucle, Saint Gervais – Sestriere, 254,5 chilometri infernali, ma perfetti per il Diablo. Claudio Chiappucci è stato protagonista di qualcosa di leggendario, 192 km in fuga, 125 km da solo, sulle strade ali di folla che l’hanno circondato, l’hanno incitato. Ha fatto un certo effetto rivedere i chilometri finali di quella giornata, ma soprattutto rivedere lo stesso campione che a distanza di oltre trent’anni si è ritrovato puntualmente ad emozionarsi davanti a quello che è uno dei capitoli più belli della storia sportiva italiana e che ha letteralmente unito un paese.
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''E’ stata una giornata straordinaria, ma anche estremamente difficile, non avevamo informazioni radio e quindi non capivo bene quale fosse il mio vantaggio. In salita c’erano tantissime persone, si faceva veramente fatica a passare, io non capivo bene dove mi trovassi, era come se fossi in un’altra dimensione, galleggiavo in un mare gigantesco. Ero al limite ed ero anche un po’ perso, poche informazioni, ma tanta confusione. Faceva caldissimo, era un giorno di sofferenza, ma molto emozionante – ha raccontato Chiappucci – in quel momento non lo sapevo e forse non me ne accorgevo, ma c’era un paese intero che mi stava accompagnando, la gente si era fermata per vedere il tour de France, ovunque c’erano collegamenti di fortuna, in spiaggia, nelle case''.
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Chiappucci insieme ai soci dell'Ipa

''Solo dopo, parlando con le persone anche a distanza di tempo, mi sono reso conto del valore di quella giornata. In molti hanno trovato in me un esempio da seguire, una luce in mezzo ad un momento di buio, si sono appassionati al ciclismo e hanno visto in quella vittoria un briciolo di speranza. Mi viene il magone tutte le volte che rivedo questa vittoria, ho tanti pensieri e ricordi che vengono in mente, in quel momento ero stravolto dalla fatica, ma molte persone si sono appassionate ed emozionate e credo che stia proprio qui la bellezza del ciclismo''.
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Sono stati molti gli aneddoti che Claudio Chiappucci ha offerto al suo pubblico, tra vittorie e altri momenti speciali. L’entusiasmo tra i presenti era palpabile e, da parte di tifosi e autorità non sono mancate le domande per il campione varesino. El Diablo ha poi raccontato in che modo ha trovato la sua strada nella sua carriera post ciclismo, senza mai abbandonare la bicicletta, ma ha cercato di mettere la sua grande esperienza a disposizione di giovani ed aziende per mostrare l’importanza del team, ma anche dello spirito da vincente.
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L'ospite con i rappresentanti delle istituzioni intervenuti al pomeriggio

''Oggi sono cambiate molte cose, io per esempi facevo tutto da solo, non avevo un procuratore o un nutrizionista, nemmeno un mental coach, ho cercato di imparare a lavorare su me stesso. Tra i tanti cambiamenti c’è quello della sicurezza che ora è un tema fortemente sentito, sono state fatte delle migliorie incredibili sui materiali, ma le strade sono diventate molto più pericolose, c’è più traffico, sempre meno spazio per le bici e questo sta diventando preoccupante. Spesso mi chiedono chi tra i corridori di oggi mi assomiglia di più, ma io ritengo che nessuno sia la fotocopia dell’altro e ci distinguiamo proprio per le nostre unicità'' ha raccontato Chiappucci, sottolineando come il ciclismo sia fortemente cambiato, ci sono molte più tecnologie, ogni corridore è seguito da un grande staff, ma nonostante la grande evoluzione non è mai stato perso il suo potere di appassionare ed emozionare. 
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E’ stato un incontro molto speciale che ha visto la partecipazione di un nutrito pubblico di appassionati e anche di molte autorità che non hanno voluto mancare il loro sostegno alla bella iniziativa. Tra coloro che sono intervenuti segnaliamo la presenza del presidente della Provincia di Lecco Alessandra Hofmann, il sindaco di Oggiono Chiara Narciso, il presidente del comitato provinciale di ciclismo Lecco Alessandro Bonacina, il prefetto di Lecco Paolo Giuseppe Alfredo Ponta e Mauro Piazza, sottosegretario di Regione Lombardia.
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Da sinistra il sottosegretario di Regione Lombardia Mauro Piazza, il prefetto Paolo Ponta, il presidente della Provincia di Lecco Alessandra Hofmann e i sindaci Chiara Narciso (Oggiono) ed Elena Pirovano (Ello)

''Il ciclismo è passione e una grande occasione di promozione del territorio, non sono in Italia, ma anche all’estero. Regione Lombardia è molto vicina agli eventi del territorio ed è felice di sostenerli come quelli che coinvolgono i giovani come il Giro di Lombardia under 23 che è un vero e proprio fiore all’occhiello. Il ciclismo è veicolo di importanti insegnamenti legati alla vita e ai sacrifici, porta con se dei valori che non dovremmo mai dimenticare'' ha detto Piazza. 
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E visto che si parlava di ciclismo non poteva mancare don Agostino Frasson, direttore della casa Don Guanella di Lecco, grande appassionato di ciclismo, caro amico di Claudio Chiappucci e i molti altri campioni. ''Con Claudio ho un rapporto di amicizia mosso dalla passione, il ciclismo è uno sport che scende in strada coì come fa il Don Guanella. È in strada che si diffonde l’insegnamento del vangelo e non c’è veicolo migliore del ciclismo che è strumento educativo e di evangelizzazione – ha detto don Agostino – quando un ciclista passa per strada diciamo in modo automatico ''dai dai'', un incitamento che deriva dal verbo donare. In quella fatica di ogni ciclista, magari nel tratto più difficile di una salita, ecco che si mette uri quello che si ha e quando si sa donare ecco che la vita diventa più ricca''.
Giorgia Monguzzi
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