Ciclismo: Cristina Tonetti disputa la Parigi Roubaix e il Giro delle Fiandre, gare leggendarie
Il Giro delle Fiandre e la Parigi Roubaix sono tra le corse più importanti del calendario ciclistico internazionale, due gare incredibili intrise di storia e di spettacolarità. Per chi il ciclismo lo vive da appassionato, Roubaix e Fiandre sono sinonimo di leggenda, le corse del nord, della patria del pedale, solcate dai grandi campioni che hanno contribuito a darne un fascino molto più che mistico. I più attenti si ricorderanno il soprannome di Fiorenzo Magni che per anni ha vissuto a Monticello e che era conosciuto come ''il leone delle Fiandre'' per la sua incredibile capacità dominare la corsa belga, vinta per ben tre volte consecutive. Nelle scorse settimane un’altra atleta del nostro territorio ha preso parte a quelle due corse leggendarie: Cristina Tonetti.
Ormai non ha più neanche bisogno di presentazioni, la besanese classe 2002 è al terzo anno con la formazione basca Laboral Kutxa e corre le gare più importanti del calendario internazionale. Nel suo palmares ci sono tre partecipazioni al Giro d’Italia e una al Tour de France dove ha anche indossato la maglia a pois di miglior scalatrice. Tra marzo e aprile è stata in Belgio con la sua squadra per allenarsi e soprattutto prendere parte alle cosiddette classiche del nord, le corse di un giorno più importanti del ciclismo. Nelle scorse stagioni aveva già corso in Belgio e addirittura nel 2025 era riuscita ad imporsi nella Grote Prijs Yvonnee Reyners, ma questa volta è riuscita a fare un passo successivo presentandosi al via di due corse leggendarie.
Il Giro delle Fiandre e la Parigi Roubaix sono due corse leggendarie, hanno segnato la storia del ciclismo attraversando luoghi simbolo di questo sport come i muri del Belgio e le pietre del nord est della Francia. Sebbene le classiche al femminile abbiano una storia molto più recente, in poco tempo sono diventate un vero e proprio simbolo del movimento rosa ed ora i percorsi, seppur logicamente ridotti nei chilometri totali, attraversano tutti i punti più iconici. C’è poco da dire, soltanto le atlete di alto livello possono partecipare a corse come questo.

''E’ stato come vivere un sogno, ma è successo tutto velocemente. Anni fa quando muovevo i miei primi passi nel ciclismo professionistico desideravo tanto correre al nord, le vedevo corse così leggendarie e lontane. Crescendo ho iniziato a chiedere più a me stessa e ammetto di essere un po’ di spiaciuta perché non ho potuto essere al va al 100% della forma, ma sono esperienze che mi porto nel cuore e spero di poter ripetere in futuro'' ci racconta Cristina che è comunque riuscita a dare un ottimo supporto alla squadra e diciamocelo, non è da tutti poter anche pensare di essere al via di corse di questa portata.
Al di là del risultato rimane l’esperienza di aver gareggiato in luoghi magici dove il ciclismo è come una religione, uno sport quasi di stato che spinge tantissime persone a riversarsi sulle strade, sui muri e sui tratti di pavè per applaudire gli atleti indipendentemente dal genere e dalla nazionalità.
Quest’anno per la brianzola, diplomatasi qualche anno fa all'istituto Bachelet di Oggiono, la Pasqua è stata piuttosto diversa, mentre tutti eravamo impegnati in celebrazioni e in pranzi di famiglia, la besanese ha corso il temutissimo giro delle Fiandre. In gare come queste l’esperienza fa la differenza, le strade sono strette, il clima nervoso e la velocità folle.
''Due giorni prima della gara sono andata a fare una ricognizione con la squadra ed è stato stupendo. Nonostante fosse solo il venerdì lungo tutto il percorso c’erano già tantissime persone che facevano il tifo per noi. Sui muri stavano montando i gazebi e c’erano tanti vecchietti che con armati delle loro sedie pieghevoli applaudivano anche se non c’era la gara. – ha proseguito Tonetti – credo di non aver mai vissuto un’esperienza del genere, posso paragonarlo solo con il Tour del 2024, ma non è la stessa cosa. In Belgio il ciclismo è vissuto come il calcio in Italia, è quasi come una religione che tutti seguono con passione, è stupendo. In cima ad ogni muro ci sono tantissime persone e c’è un caos tale che non sei in grado nemmeno di sentire il tuo respiro, è pazzesco''.

Con il Fiandre c’è stato il rammarico di non averla potuta finire, una maxi caduta (che fortunatamente non ha coinvolto Cristina) ha spezzato il gruppo ed è stato impossibile recuperare, ma a Roubaix Tonetti è arrivata fino alla fine assaporando l’emozione di avercela fatta. Se il tratto caratteristico del Giro delle Fiandre sono i muri, la Parigi Roubaix è praticamente piatta, ma vengono affrontati dei micidiali tratti di pavè che mettono a dura prova il fisico, ma anche lo stress mentale. Ogni settore delle pietre appartiene alla storia del ciclismo così come l’arrivo nel vecchio velodromo all’aperto Andrè Petrieux dove tantissimi campioni hanno lasciato il segno.
''E’ stato tutto bellissimo anche se le mie mani ne hanno risentito, è una corsa massacrante e ammetto di aver pagato un po’ di inesperienza, non ero abituata a sforzi di questo tipo. È necessario essere sempre concentrate e sempre davanti, se la foratura arriva nel momento sbagliato è finita. Correre lo stesso giorno degli uomini ha moltiplicato la quantità di pubblico, sul Carrefour de l’Arbre (uno dei settori di pavè più iconici e difficili) c’era tantissima gente e in qualche modo mi ha aiutato anche un po’ ad alleviare la fatica. Il momento più emozionante è arrivato però all’ultimo chilometro, più ci avvicinavamo al velodromo più sentivo di avere la pelle d’oca, è stato pazzesco. Nonostante la corsa fosse finita da tempo la gente non smetteva di applaudire, inoltre proprio quando stavo arrivando io era in corso la premiazione della gara degli uomini che si era svolta prima della corsa femminile. In quel momento ho scoperto che aveva vinto Wout Van Aert, un atleta di cui sono tifosissima, l’ho visto sul maxi schermo e ho dovuto un po’ trattenermi perché stavo letteralmente esultando per lui'' ci svela Cristina rivivendo con noi le emozioni della sua prima Parigi Roubaix. È stato un esordio speciale da cui ha imparato tanto e pensa già a quando potrà ritornarci.
La giovane besanese esce dal blocco delle classiche del nord sicuramente rinforzata, tanta esperienza, ma soprattutto la consapevolezza ancora più forte di essere nel ciclismo delle grandi. Un mese intero in Belgio, ma soprattutto la partecipazione a quelle due classiche monumento significa aver frequentato la vera e propria università del ciclismo dove lo sport a due ruote non è mai messo da parte ma il protagonista principale.
Ora Cristina Tonetti ha fatto rientro in Brianza dove si sta godendo un piccolo momento di stacco prima di iniziare a preparare i prossimi grandi appuntamenti della stagione: Vuelta A Burgos e Giro d’Italia.
Ormai non ha più neanche bisogno di presentazioni, la besanese classe 2002 è al terzo anno con la formazione basca Laboral Kutxa e corre le gare più importanti del calendario internazionale. Nel suo palmares ci sono tre partecipazioni al Giro d’Italia e una al Tour de France dove ha anche indossato la maglia a pois di miglior scalatrice. Tra marzo e aprile è stata in Belgio con la sua squadra per allenarsi e soprattutto prendere parte alle cosiddette classiche del nord, le corse di un giorno più importanti del ciclismo. Nelle scorse stagioni aveva già corso in Belgio e addirittura nel 2025 era riuscita ad imporsi nella Grote Prijs Yvonnee Reyners, ma questa volta è riuscita a fare un passo successivo presentandosi al via di due corse leggendarie.
Il Giro delle Fiandre e la Parigi Roubaix sono due corse leggendarie, hanno segnato la storia del ciclismo attraversando luoghi simbolo di questo sport come i muri del Belgio e le pietre del nord est della Francia. Sebbene le classiche al femminile abbiano una storia molto più recente, in poco tempo sono diventate un vero e proprio simbolo del movimento rosa ed ora i percorsi, seppur logicamente ridotti nei chilometri totali, attraversano tutti i punti più iconici. C’è poco da dire, soltanto le atlete di alto livello possono partecipare a corse come questo.

Un paio di immagini della besanese impegnata nelle due corse
''E’ stato come vivere un sogno, ma è successo tutto velocemente. Anni fa quando muovevo i miei primi passi nel ciclismo professionistico desideravo tanto correre al nord, le vedevo corse così leggendarie e lontane. Crescendo ho iniziato a chiedere più a me stessa e ammetto di essere un po’ di spiaciuta perché non ho potuto essere al va al 100% della forma, ma sono esperienze che mi porto nel cuore e spero di poter ripetere in futuro'' ci racconta Cristina che è comunque riuscita a dare un ottimo supporto alla squadra e diciamocelo, non è da tutti poter anche pensare di essere al via di corse di questa portata.
Al di là del risultato rimane l’esperienza di aver gareggiato in luoghi magici dove il ciclismo è come una religione, uno sport quasi di stato che spinge tantissime persone a riversarsi sulle strade, sui muri e sui tratti di pavè per applaudire gli atleti indipendentemente dal genere e dalla nazionalità.
Quest’anno per la brianzola, diplomatasi qualche anno fa all'istituto Bachelet di Oggiono, la Pasqua è stata piuttosto diversa, mentre tutti eravamo impegnati in celebrazioni e in pranzi di famiglia, la besanese ha corso il temutissimo giro delle Fiandre. In gare come queste l’esperienza fa la differenza, le strade sono strette, il clima nervoso e la velocità folle.
''Due giorni prima della gara sono andata a fare una ricognizione con la squadra ed è stato stupendo. Nonostante fosse solo il venerdì lungo tutto il percorso c’erano già tantissime persone che facevano il tifo per noi. Sui muri stavano montando i gazebi e c’erano tanti vecchietti che con armati delle loro sedie pieghevoli applaudivano anche se non c’era la gara. – ha proseguito Tonetti – credo di non aver mai vissuto un’esperienza del genere, posso paragonarlo solo con il Tour del 2024, ma non è la stessa cosa. In Belgio il ciclismo è vissuto come il calcio in Italia, è quasi come una religione che tutti seguono con passione, è stupendo. In cima ad ogni muro ci sono tantissime persone e c’è un caos tale che non sei in grado nemmeno di sentire il tuo respiro, è pazzesco''.

Con il Fiandre c’è stato il rammarico di non averla potuta finire, una maxi caduta (che fortunatamente non ha coinvolto Cristina) ha spezzato il gruppo ed è stato impossibile recuperare, ma a Roubaix Tonetti è arrivata fino alla fine assaporando l’emozione di avercela fatta. Se il tratto caratteristico del Giro delle Fiandre sono i muri, la Parigi Roubaix è praticamente piatta, ma vengono affrontati dei micidiali tratti di pavè che mettono a dura prova il fisico, ma anche lo stress mentale. Ogni settore delle pietre appartiene alla storia del ciclismo così come l’arrivo nel vecchio velodromo all’aperto Andrè Petrieux dove tantissimi campioni hanno lasciato il segno.
''E’ stato tutto bellissimo anche se le mie mani ne hanno risentito, è una corsa massacrante e ammetto di aver pagato un po’ di inesperienza, non ero abituata a sforzi di questo tipo. È necessario essere sempre concentrate e sempre davanti, se la foratura arriva nel momento sbagliato è finita. Correre lo stesso giorno degli uomini ha moltiplicato la quantità di pubblico, sul Carrefour de l’Arbre (uno dei settori di pavè più iconici e difficili) c’era tantissima gente e in qualche modo mi ha aiutato anche un po’ ad alleviare la fatica. Il momento più emozionante è arrivato però all’ultimo chilometro, più ci avvicinavamo al velodromo più sentivo di avere la pelle d’oca, è stato pazzesco. Nonostante la corsa fosse finita da tempo la gente non smetteva di applaudire, inoltre proprio quando stavo arrivando io era in corso la premiazione della gara degli uomini che si era svolta prima della corsa femminile. In quel momento ho scoperto che aveva vinto Wout Van Aert, un atleta di cui sono tifosissima, l’ho visto sul maxi schermo e ho dovuto un po’ trattenermi perché stavo letteralmente esultando per lui'' ci svela Cristina rivivendo con noi le emozioni della sua prima Parigi Roubaix. È stato un esordio speciale da cui ha imparato tanto e pensa già a quando potrà ritornarci.
La giovane besanese esce dal blocco delle classiche del nord sicuramente rinforzata, tanta esperienza, ma soprattutto la consapevolezza ancora più forte di essere nel ciclismo delle grandi. Un mese intero in Belgio, ma soprattutto la partecipazione a quelle due classiche monumento significa aver frequentato la vera e propria università del ciclismo dove lo sport a due ruote non è mai messo da parte ma il protagonista principale.
Ora Cristina Tonetti ha fatto rientro in Brianza dove si sta godendo un piccolo momento di stacco prima di iniziare a preparare i prossimi grandi appuntamenti della stagione: Vuelta A Burgos e Giro d’Italia.
Giorgia Monguzzi


















