Casatenovo: papà e figlio in bici...'nell'Inferno del Nord'. I Bianchi alla Parigi–Roubaix

''La Parigi–Roubaix non è solo una corsa: è un rito, un passaggio dentro la storia del ciclismo''. Esordisce con queste parole Renato Bianchi, nel raccontarci la sua ultima ''fatica'' su due ruote, portata a termine negli scorsi giorni con grande orgoglio.
Sabato 11 aprile, il casatese ha potuto vivere in prima persona una sorta di sogno, partecipando alla Parigi–Roubaix Challenge, sul percorso di 80 chilometri. Una sfida affrontata anche questa volta insieme al figlio Giacomo, che oggi vive a Bruxelles.
Un’esperienza condivisa che – come ci ha riferito lo stesso Bianchi - ha aggiunto un valore speciale a una giornata già di per sé memorabile.
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Renato e Giacomo Bianchi

''Non era la mia prima volta sulle strade del grande ciclismo. Negli anni scorsi avevo già preso parte ad altre classiche iconiche come il Giro delle Fiandre, l’Amstel Gold Race e la Liegi-Bastogne-Liegi. Proprio alla Liegi avevo condiviso la fatica con altri due amici di Casatenovo, Daniele e Paul, presenti anche questa volta alla Roubaix ma con una distanza maggiore: ritrovarsi su queste strade ha rafforzato quel senso di complicità che solo certe sfide sanno creare'' ha aggiunto nel suo racconto.
Eppure un valore aggiunto questa volta c'è stato. La Roubaix infatti, ha qualcosa di diverso, ''di più ruvido e autentico: qui non si tratta solo di scalare muri o gestire dislivelli, ma di resistere, adattarsi e convivere con la fatica su un terreno che non concede tregua''.

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Alla Challenge si sono presentati circa 12 mila ciclisti, provenienti da ogni parte del mondo. Un fiume colorato di biciclette e maglie che si è riversato sulle strade del Nord della Francia, accomunato dalla stessa voglia di misurarsi con ''l'Inferno del Nord''. Un nome che non è retorica, ma una sintesi perfetta di ciò che si prova affrontando i settori di pavé.
''Nel nostro percorso erano previsti otto tratti in pavé, ciascuno con una propria identità e difficoltà. Nomi che evocano rispetto tra gli appassionati: Moulin-de-Vertain, Cysoing-Bourghelles, Campin-en-Pévèle, il celebre Carrefour de l’Arbre, e ancora Gruson. Settori che non sono semplici strade, ma veri e propri monumenti sportivi. Le pietre irregolari, le vibrazioni continue, la necessità di trovare la traiettoria giusta: ogni metro richiede concentrazione e tecnica'' ha aggiunto lo sportivo di Casatenovo, affidandoci il diario di questa sua ennesima esperienza sportiva, ma soprattutto umana. ''Qui la bici diventa protagonista tanto quanto il ciclista. Servono stabilità, resistenza e capacità di assorbire urti continui. Non è un caso che molti scelgano pneumatici più larghi e pressioni ridotte per migliorare il controllo. Ma oltre alla preparazione tecnica, ciò che fa la differenza è la gestione mentale: accettare il disagio, mantenere lucidità e continuare a spingere''.
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Pedalare su quei tratti – ci ha assicurato Bianchi - significa entrare in contatto diretto con la storia. È impossibile non pensare ai campioni che hanno scritto pagine epiche su quelle stesse pietre, spesso sotto la pioggia e nel fango. In quei momenti, la fatica si mescola all’emozione, e ogni colpo di pedale assume un significato diverso.
''Il culmine della giornata resta però l’arrivo nel velodromo André Pétrieux. Entrarci in sella, dopo aver affrontato il pavé, è un’esperienza che lascia senza parole. L’anello, segnato dal tempo e dalla storia, si illumina per pochi giri all’anno, diventando il teatro di un finale leggendario. Anche qui il passato è tangibile: la guerra ha lasciato il suo segno, la vecchia pista in legno è stata sostituita dal cemento, e le celebri docce, con le targhe dei vincitori, raccontano storie di gloria e sacrificio'' ha proseguito il casatese, orgoglioso e grato di aver condiviso questa esperienza con il figlio Giacomo, ritrovando compagni di avventura come Daniele e Paul. Tutto questo ha reso l’esperienza ancora più intensa. ''Non solo una sfida sportiva, ma un momento di connessione, tra generazioni e passioni, su un terreno che non fa sconti ma regala ricordi indelebili'' ha concluso Bianchi, tornato a casa con una certezza. ''La Parigi-Roubaix non è una semplice granfondo: è un viaggio dentro l'essenza del ciclismo. E, una volta vissuta, resta addosso per sempre''.
G.C.
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