Viganò, IterFestival: Arpiani e il suo libro sull'arte ''per capire il mondo''
La biblioteca di Viganò lo scorso sabato pomeriggio si è tinta di arte in occasione di IterFestival 2026, la rassegna letteraria organizzata dal Consorzio Brianteo Villa Greppi.
''La serata si prospetta molto interessante'' ha detto la presidente Lucia Urbano, in apertura di incontro. ''Noi ci occupiamo di cultura a 360 gradi, non solo di letteratura quindi, ma anche di arte; il tema di quest’anno è Orizzonti, secondo me molto azzeccato con questo periodo perché oggi come non mai è importante non rimanere ancorati solo ai propri interessi, ma ad allargare il proprio sguardo in una prospettiva di apertura al mondo'' ha terminato, per poi introdurre, dopo i saluti istituzionali della vicesindaco di Viganò Stefania Rovelli, l’ospite del pomeriggio.

Raffaella Arpiani, docente di storia dell’arte e creatrice del progetto podcast e canale youtube Arte Essenziale ha accompagnato il pubblico, tramite la presentazione del suo nuovo libro ''Non ci capisco un Picasso", dentro le avanguardie del ‘900 con uno stile semplice, brillante e pieno di energia, rispondendo alle domande di Martina Garancini della cooperativa sociale Onlus "Lo Sciame'', direttrice artistica della rassegna.

Quest’ultima ha indagato il significato del sottotitolo dell’opera ''Una storia dell’arte per affrontare le sfide della vita" perché, se ci si pensa, non pare che l’arte possa essere del tutto accostabile alla quotidianità e alle difficoltà che si può portare appresso. "Nel mio libro parlo delle avanguardie che vengono reputate come la rottura tra la ricerca dell'artista e la domanda del pubblico, molti hanno difficoltà a comprendere questi linguaggi diversi rispetto a quelli delle altre correnti artistiche" ha risposto Arpiani, per poi spiegare l’analogia nella vita di tutti i giorni. "Come le avanguardie, spesso incomprese, anch’essa è di difficile interpretazione'' è dunque importante secondo lei utilizzare l’arte applicandola al quotidiano per comunicare con gli altri e comprendere ciò che ci circonda. "Sin dall’antichità le arti non sono solo mere decorazioni, ma bensì opere vive in cui ci si può spiegare'' ha aggiunto.

"Tu scrivi che l'arte può essere uno specchio, le avanguardie quindi che ruolo hanno e cosa trasmettono? La guerra, la violenza e il volere combattere dei giovani, come hanno influenzato gli artisti?" è stata la domanda successiva della relatrice che ha trovato risposta nel fatto che le avanguardie sono un esempio perfetto dell’arte come specchio della società, perché hanno il ruolo di ribellione e voce collettiva nei periodi di guerra in quanto trasmettono il caos emotivo dilagante composto da rabbia, disillusione, urgenza di cambiamento.
''Dopo anni di conflitti, i giovani hanno detto basta, esplodendo in violenza artistica per combattere l'oppressione'' ha spiegato l’ospite, chiarendo così come mai gli artisti siano stati spinti a reinventare il proprio linguaggio.

Tra questi uno dei primi ad essere citati nel libro è Munch che ha la capacità di fare emergere emozioni molto forti a chi ne osserva le opere. "Dovendo spiegare emozioni così forti utilizza una pennellata che fa sciogliere l'orizzonte, facendo perdere all’osservatore i punti di riferimento e facendolo tornare bambino, per questo l'arte avanguardista fa paura: spesso racconta disagi esistenziali enormi'' ha detto la divulgatrice aprendo una piccola parentesi nel suo discorso.

''Mondrian parte come paesaggista e pittore figurativo, ma si evolve sostenendo di volersi liberare del superfluo nella vita: per lui conta solo il pensiero puro, il resto è solo un peso. Ci insegna a lasciare andare ciò che pesa. Come racconti la transizione dall'elemento naturale all'astrattismo, questo "spogliarello" di dettagli progressivo?'' ha chiesto Garancini, con l'ospite che ha ricordato come l'artista abbia esposto le sue opere per la prima volta all’età di 70 anni dopo aver intrapreso diverse carriere nel corso della sua vita. Nel momento in cui lui, esasperato, si è reso conto che la sua arte non era compresa dal pubblico ha deciso di abbandonare il suo cammino creativo per dedicarsi al mestiere di cameriere. ''Nella sua esperienza ritroviamo dunque la sua filosofia artistica ma anche di vita che ci insegna a lasciare andare ciò che fa male per stare bene'' ha aggiunto l’autrice.

L’ultimo artista di cui si è parlato nell’incontro è stato Magritte e al suo quadro ''Impero della luce'' da cui si è partiti per analizzare il suo surrealismo che, secondo Arpiani,''ci insegna a vivere le contraddizioni della vita perché usa un linguaggio convenzionale per poi smontarlo, rendendo il suo messaggio accessibile. Ci invita a riflettere sulla sessualità – un tema fino ad allora poco esplorato – mescolando notte e giorno, e trasformando le ombre in un mostro ricco di possibilità'', sottolineando infine come l’artista ci ponga di fronte al paradosso di affidarsi solo alla fiducia nella razionalità.

La presentazione si è conclusa con un caloroso applauso per Raffaella Arpiani, che ha firmato copie del suo libro e intrattenuto il pubblico con aneddoti sulle avanguardie. "Non ci capisco un Picasso" si rivela così non solo una guida alle correnti del '900, ma un invito a usare l'arte come lente per decifrare le contraddizioni quotidiane – proprio come gli "orizzonti" di questo Iterfestival 2026 ci spingono ad allargare lo sguardo oltre i confini noti. In un'epoca di caos e cambiamenti, le parole di Arpiani riecheggiano: l'arte non è élite, ma strumento vivo per ribellarci, liberarci e comprendere il mondo, proprio come fecero Munch, Mondrian e Magritte e molti altri avanguardisti.
''La serata si prospetta molto interessante'' ha detto la presidente Lucia Urbano, in apertura di incontro. ''Noi ci occupiamo di cultura a 360 gradi, non solo di letteratura quindi, ma anche di arte; il tema di quest’anno è Orizzonti, secondo me molto azzeccato con questo periodo perché oggi come non mai è importante non rimanere ancorati solo ai propri interessi, ma ad allargare il proprio sguardo in una prospettiva di apertura al mondo'' ha terminato, per poi introdurre, dopo i saluti istituzionali della vicesindaco di Viganò Stefania Rovelli, l’ospite del pomeriggio.

L'autrice Raffaella Arpiani tra la vicesindaco Stefania Rovelli (a sinistra) e Lucia Urbano, presidente del Consorzio Villa Greppi
Raffaella Arpiani, docente di storia dell’arte e creatrice del progetto podcast e canale youtube Arte Essenziale ha accompagnato il pubblico, tramite la presentazione del suo nuovo libro ''Non ci capisco un Picasso", dentro le avanguardie del ‘900 con uno stile semplice, brillante e pieno di energia, rispondendo alle domande di Martina Garancini della cooperativa sociale Onlus "Lo Sciame'', direttrice artistica della rassegna.

Quest’ultima ha indagato il significato del sottotitolo dell’opera ''Una storia dell’arte per affrontare le sfide della vita" perché, se ci si pensa, non pare che l’arte possa essere del tutto accostabile alla quotidianità e alle difficoltà che si può portare appresso. "Nel mio libro parlo delle avanguardie che vengono reputate come la rottura tra la ricerca dell'artista e la domanda del pubblico, molti hanno difficoltà a comprendere questi linguaggi diversi rispetto a quelli delle altre correnti artistiche" ha risposto Arpiani, per poi spiegare l’analogia nella vita di tutti i giorni. "Come le avanguardie, spesso incomprese, anch’essa è di difficile interpretazione'' è dunque importante secondo lei utilizzare l’arte applicandola al quotidiano per comunicare con gli altri e comprendere ciò che ci circonda. "Sin dall’antichità le arti non sono solo mere decorazioni, ma bensì opere vive in cui ci si può spiegare'' ha aggiunto.

L'autrice e Martina Garancini che ha moderato l'incontro
"Tu scrivi che l'arte può essere uno specchio, le avanguardie quindi che ruolo hanno e cosa trasmettono? La guerra, la violenza e il volere combattere dei giovani, come hanno influenzato gli artisti?" è stata la domanda successiva della relatrice che ha trovato risposta nel fatto che le avanguardie sono un esempio perfetto dell’arte come specchio della società, perché hanno il ruolo di ribellione e voce collettiva nei periodi di guerra in quanto trasmettono il caos emotivo dilagante composto da rabbia, disillusione, urgenza di cambiamento.
''Dopo anni di conflitti, i giovani hanno detto basta, esplodendo in violenza artistica per combattere l'oppressione'' ha spiegato l’ospite, chiarendo così come mai gli artisti siano stati spinti a reinventare il proprio linguaggio.

Tra questi uno dei primi ad essere citati nel libro è Munch che ha la capacità di fare emergere emozioni molto forti a chi ne osserva le opere. "Dovendo spiegare emozioni così forti utilizza una pennellata che fa sciogliere l'orizzonte, facendo perdere all’osservatore i punti di riferimento e facendolo tornare bambino, per questo l'arte avanguardista fa paura: spesso racconta disagi esistenziali enormi'' ha detto la divulgatrice aprendo una piccola parentesi nel suo discorso.

''Mondrian parte come paesaggista e pittore figurativo, ma si evolve sostenendo di volersi liberare del superfluo nella vita: per lui conta solo il pensiero puro, il resto è solo un peso. Ci insegna a lasciare andare ciò che pesa. Come racconti la transizione dall'elemento naturale all'astrattismo, questo "spogliarello" di dettagli progressivo?'' ha chiesto Garancini, con l'ospite che ha ricordato come l'artista abbia esposto le sue opere per la prima volta all’età di 70 anni dopo aver intrapreso diverse carriere nel corso della sua vita. Nel momento in cui lui, esasperato, si è reso conto che la sua arte non era compresa dal pubblico ha deciso di abbandonare il suo cammino creativo per dedicarsi al mestiere di cameriere. ''Nella sua esperienza ritroviamo dunque la sua filosofia artistica ma anche di vita che ci insegna a lasciare andare ciò che fa male per stare bene'' ha aggiunto l’autrice.

L’ultimo artista di cui si è parlato nell’incontro è stato Magritte e al suo quadro ''Impero della luce'' da cui si è partiti per analizzare il suo surrealismo che, secondo Arpiani,''ci insegna a vivere le contraddizioni della vita perché usa un linguaggio convenzionale per poi smontarlo, rendendo il suo messaggio accessibile. Ci invita a riflettere sulla sessualità – un tema fino ad allora poco esplorato – mescolando notte e giorno, e trasformando le ombre in un mostro ricco di possibilità'', sottolineando infine come l’artista ci ponga di fronte al paradosso di affidarsi solo alla fiducia nella razionalità.

La presentazione si è conclusa con un caloroso applauso per Raffaella Arpiani, che ha firmato copie del suo libro e intrattenuto il pubblico con aneddoti sulle avanguardie. "Non ci capisco un Picasso" si rivela così non solo una guida alle correnti del '900, ma un invito a usare l'arte come lente per decifrare le contraddizioni quotidiane – proprio come gli "orizzonti" di questo Iterfestival 2026 ci spingono ad allargare lo sguardo oltre i confini noti. In un'epoca di caos e cambiamenti, le parole di Arpiani riecheggiano: l'arte non è élite, ma strumento vivo per ribellarci, liberarci e comprendere il mondo, proprio come fecero Munch, Mondrian e Magritte e molti altri avanguardisti.
I.M.


















