Barzanò: con il Liceo Parini un incontro dedicato alle nuove sfide dell'educare

''Comprendere il presente per educare al futuro''. Questo il titolo del secondo appuntamento del ciclo di incontri ''Crescere insieme: genitori e figli nel tempo presente'', svoltosi nella serata di mercoledì 22 aprile presso la Sala Montini dell’oratorio Paolo VI di Barzanò. Un’occasione di incontro e dibattito dalla partecipazione numerosa, organizzata dal Liceo G. Parini col fine di offrire spunti di riflessione sul tema dell’educazione.
Protagonisti dell’incontro due relatori d’eccezione che hanno analizzato la complessità del mondo dei ragazzi da prospettive complementari: Guglielmo Mina, dottorando in Filosofia all’Università Statale di Milano, e Luca Moltrasio, psichiatra e direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenza dell’ASST Bergamo Ovest. A moderare il dibattito il preside Michele Erba, che è stato in grado di individuare un filo conduttore tra i diversi interventi e stimolare la platea di genitori e docenti presenti in sala.
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Da sinistra Guglielmo Mina, Michele Erba e Luca Moltrasio

''Durante il primo incontro abbiamo parlato di educazione attraverso il desiderio di felicità e di sentirsi parte di una comunità formante. Oggi invece ci poniamo di fronte alla necessità di comprendere il presente per poter aiutare i nostri ragazzi, considerando che si tratta di tempi diversi da quando eravamo giovani noi. Entrare nelle dinamiche odierne mantenendo le nostre idee del passato non sempre è il modo più corretto di agire, serve mettere a fuoco le particolarità di oggi'' ha affermato in apertura Erba.
Un’idea sostenuta anche dal dottorando Mina, il quale ha analizzato da un punto di vista storico l’evoluzione del concetto di identità e delle modalità utilizzate per definirla, ribadendo come ''ogni generazione ha le sue sfide, ma oggi si avverte un senso di fatica nel trovare sé stessi molto più marcato''.
Un’indagine che nasce già nell’antichità e che ha coinvolto per secoli sia la comunità classica greca e romana sia la cultura cristiana. All’epoca vigeva il pensiero per cui la realtà fosse strutturata e che avesse in sé stessa un ordine in grado di indicare quale fosse il significato a cui tutto tendeva; dunque ogni persona aveva un ruolo o un mestiere specifico a cui non si poteva sfuggire. L’arrivo della modernità ha stravolto questa prospettiva, consegnando all’essere umano la facoltà di scelta e di conseguenza anche di ricerca di sé. Sono scomparsi in questo modo i riferimenti di significato oggettivi, trasformati nell’esito dell’interpretazione personale.
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''Oggi siamo esposti a tantissime possibilità di vita, ma siamo sprovvisti di un criterio per discernere. Il compito di rispondere alle domande sull’identità diventa così sempre più difficile, causando ansia, distrazione e la volontà di trovare un’esaltazione momentanea. Credo che il problema nasca quando subentra il relativismo, che spacca i rapporti e lascia senza punti di riferimento. I rapporti con gli altri non devono essere strumentali, ma un dialogo continuo in quanto essi sono la condizione per rispondere alle domande sul proprio sé'' ha concluso il proprio intervento Mina.
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La parola è poi passata a Moltrasio, il quale ha riportato alcuni dati relativi al concetto di dipendenza, un fenomeno che colpisce sempre più giovani e che molto spesso è generato dalla crisi identitaria vissuta. Su ventimila studenti il 35% ha utilizzato sostanze, di cui nell’ultimo anno il 25%, mentre l’8% dei giovani è soggetto d’ansia e il 4% di depressione. Un disagio psichico sempre più in crescita, accompagnato da disturbi di dipendenza da sostanze e da disturbi comportamentali.
''Non c’è più un ricorrere all’uso delle sostanze per condivisione o per trasgressività, ma per funzionare meglio all’interno della società. Spesso i ragazzi si bloccano e per andare avanti ricercano aiuto in qualcos’altro. Proprio qui emerge l’urgenza per i genitori di non smettere mai di essere una presenza per loro e di lavorare sul proprio sé, perché i ragazzi devono guardare ad adulti per cui valga la pena diventare tali crescendo'' ha affermato con vigore il direttore di Bergamo.
Dopo un lungo dibattito che ha coinvolto il pubblico presente, il dottorando Mina ha sintetizzato la sfida educativa odierna: ''Oggi c’è una grande insistenza sulla dimensione dell’io, la quale spesso diventa un ripiegamento che traduce l’altro in una figura ostile, generando ansia e angoscia. L’alternativa di vivere in questo modo è sbilanciarsi sulla presenza della realtà delle cose. L’educazione deve invitare a questo sbilanciamento''.
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L'incontro si è chiuso lasciando ai numerosi genitori e docenti presenti una nuova consapevolezza: se da un lato i dati clinici esposti da Moltrasio delineano un quadro di fragilità preoccupante, dall'altro la chiave filosofica suggerisce che la via d'uscita risiede nella qualità delle relazioni. Più che imporre regole o esercitare vigilanza, agli adulti è chiesto oggi di farsi presenza autentica, capaci di educare attraverso l’esempio vivo.
Il prossimo appuntamento, dal titolo ''Si capisce facendo: educare al rischio e all’azione'', si terrà il 6 maggio alle 20.45 presso l’oratorio di Barzanò.
C.Fu.
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