Casatenovo: Germano Lanzoni, il 'Milanese imbruttito', a teatro per la Fabio Sassi
Germano Lanzoni, 60 anni, attore e autore milanese, è una delle voci più originali del teatro comico e poetico contemporaneo. Imparando alla Scuola di teatro dell’ Arsenale ad osservare la realtà e trasporre ciò che osserva in un linguaggio comico, a partire dal cabaret puro degli anni ’90, la sua esperienza affonda le radici nell’improvvisazione e nel teatro civile, mescolando satira, parola scenica e cultura popolare. È protagonista di progetti teatrali personali e collettivi insieme a Banda Lanzoni,, (T)Recital, Milano 5.0, e di collettivi di successo come "Democomica", “Il Terzo Segreto di Satira” e “Il Milanese Imbruttito”, oltre ad essere fondatore dell’ambizioso progetto HBE - Humor Business Experience.
Lanzoni il 12 maggio, alle ore 21, all’Auditorium di Casatenovo, sarà il grande protagonista dello spettacolo benefico “Di persona e un altro” a favore dell’Associazione Fabio Sassi di Merate.
Cosa rappresenta il teatro per te? E in particolare il teatro comico?
“E’ una sospensione del tuo quotidiano perché ti ritrovi in una dimensione di riflessione collettiva, un’opportunità per confrontare idee, dubbi e sogni con qualcun altro. Il teatro è una forma di dialogo, compreso il monologo che interagisce con una parte di te che non conosci.
Il teatro comico è prendersi la libertà di dire quello che vuoi senza pagare dazio perché in fondo tutti ridono e quindi non ti tocca pagare attraverso denunce per oltraggio e rischiare la galera. Oggi però se fai una battuta sbagliata nei confronti di una persona importante ti arriva una richiesta di risarcimento danni da 10k”
Tu hai dato vita e volto al personaggio del “Signor Imbruttito” nel fenomeno web de “Il Milanese Imbruttito”, portando la comicità metropolitana a un nuovo livello di narrazione. Come è nato questo personaggio stereotipato del manager e del piccolo imprenditore milanese rampante e dal carattere decisamente bauscia?
“Questo è il figlio dell’idea di tre ragazzi: Marco De Crescenzo, Federico Marisio e Tommaso Pozza che, pur non essendo milanesi, nel 2013 aprirono il profilo facebook del Milanese Imbruttito che nasceva da una semplice ma geniale osservazione. Un personaggio che parla in modo strano, ma in realtà non sono i milanesi che parlano in modo strano. Sono frasi un po’ stereotipate, con un po’ in dialetto, che rappresentano un modo di dire: “se vedum”, “mollam”, “taac”, “sta su de doss”, “desciules”… sono frasi comportamentali, parole che ci identificano, rappresentano un’antropologia un po’ imbruttita: “Milano prima de vess una città, l’è una maniera de vivv”, “de fa quaranta rob in una volta”. Milano si identifica. Molti milanesi iniziarono a condividere i loro post e le loro esperienze dirette, con foto reali”.
E’ qui che nasce il sodalizio con Germano Lanzoni?
“Non subito. I tre ragazzi vedono Tony, il loro portinaio, in un video del “Terzo Segreto di Satira”, gruppo che fa satira sui social raccontando come si comportano gli elettori, piuttosto che i politici. Ed è Tony che nel 2014 fa incontrare i due collettivi perchè anche il Milanese Imbruttito aveva gli uffici nello stesso palazzo del “Terzo Segreto di Satira”. Da questo incontro nasce l’idea di dare un volto al loro personaggio. Io avevo tutte le caratteristiche: milanese tra i 40/45 anni, con un modo di parlare che calzava a pennello. Il primo video esce nel 2015”.
E fu subito boom?
“No, no. Abbiamo bussato alle porte di tutti i centri media per un anno senza successo ma eravamo convinti che stava cambiando qualcosa, perché oltre alla tradizionale ADV, stavano funzionando le prime community Facebook. Poi una società automotive decise di investire parte del suo budget di comunicazione nei nuovi social e noi realizziamo il primo video: “Il Milanese Imbruttito al volante”. Fu un boom clamoroso da un milione di visualizzazioni. Le piattaforme social come facebook iniziavano ad essere veri e propri media”
Il successo da cosa deriva?
“A Milano mancava una maschera. Il capoluogo lombardo ha sempre avuto tanti comici di successo, tante esperienze, ma mai una maschera. Il Milanese Imbruttito ha colmato questo vuoto”.
Dal web e dai social alle esperienze cinematografiche. Dopo “Si muore tutti democristiani” nel 2021 sul piccolo schermo è arrivato “Mollo tutto e apro un Chiringuito" e nel 2024 “Ricomincio da Taaac”?
“Il flusso del successo è temporale. Facebook è diventato il social dei genitori e i figli sono emigrati su Instagram e Tik Tok e così noi siamo passati dai video corti al cinema. Siamo entrati in un altro campionato che conoscevamo perché il “Terzo Segreto di Satira” esce dalla scuola del cinema e il suo obiettivo è quello di produrre progetti cinematografici”.
Da portavoce del teatro canzone milanese da ormai trent’anni e per celebrare la traduzione hai pubblicato anche un disco, disponibile sulle principali piattaforme streaming, dal titolo “Tanto vale lasciarsi andare… dai retta a un pirla”. Sei un artista multitasking…
“Il teatro comico milanese è teatro canzone, la scuola milanese si è sempre districata tra prosa e musica, allegria e malinconia, le canzoni sono tracce indelebili. E io sono nato con i maestri come Enzo Iannacci, Paolo Rossi, I Gufi… E’ stata una scelta naturale”.
Per non farti mancare nulla hai pure scritto due libri: “La terra dei pirla” e nel 2025 hai dato alle stampe “Ricordati di ridere - Manuale di Leadership umoristica”, edito da Il Sole 24 Ore e scritto a quattro mani con Fania Alemanno, psicologa, storica collaboratrice e cofounder con te di HBE, Humor Business Experience.
“Con Fania mi integro benissimo, siamo due menti che si completano e l’ultimo libro racconta il valore delle relazioni ironiche, parliamo dell’umorismo relazionale che poi valorizziamo in HBE con l’obiettivo di cambiare il modo di vedere la risata, soprattutto a lavoro, dove viene contenuta, invece che utilizzata strategicamente per il successo collettivo.”.
Il ruolo di speaker ufficiale del Milan dove e quando nasce?
“A 26 anni mi sono dedicato a un altro sport, che è quello per il quale Massimo Boldi è stato escluso dal diventare tedoforo delle Olimpiadi. Prima di essere un appassionato di calcio ero un grande tifoso del basket, ero un sostenitore della Billy di Milano, oggi Armani. L’amore per il calcio è nato quando RDS, la radio per la quale lavoravo, è diventata partner del Milan. Avevo alle spalle tanta gavetta: villaggi, locali, percorso teatrale, cabaret, radio: avevo i tempi comici, la musicalità e venni notato da Laura Masi, direttrice marketing dei rossoneri che mi offrì questa opportunità che dura ancora. Essere la voce del Milan a San Siro”.
Oggi sei anche docente universitario e fondatore di HBE - humorbusiness.it
In questa esperienza parli di “umorismo relazionale” e di “ridere con”, un meccanismo umoristico inclusivo, che porta ad includere tutti nella risata, soprattutto la “vittima” della battuta. Il modello HBE è applicato prevalentemente nell’ambito aziendale, ma esistono anche progetti speciali: uno all’interno delle mura del carcere di San Vittore dove lavori con i ragazzi e le ragazze in detenzione sull’utilizzo dell’umorismo per raccontare la realtà…
“L’esperienza con HBE nasce dall’idea di utilizzare l’umorismo per costruire progetti, spettacoli, interventi, convention su misura soprattutto per le aziende. Siamo artigiani della comicità al servizio delle aziende. Questo mi ha permesso di lavorare con in contesti molto “seri” dove aveva senso valorizzare la consapevolezza dell’uso dell’ironia da parte del brand. HBE è un hub creativo che produce contenuti per le aziende che vogliono, ad esempio, alleggerire la loro comunicazione interna e renderla più efficace oppure agire nei team per migliorare comunicazione e collaborazione”.
L’interesse per il sociale invece dove nasce?
“Dal desiderio di restituire qualcosa alla mia comunità. Mi stimola molto lavorare con giovani che devono compiere un percorso di recupero, mi motiva aiutare chi si occupa dei senza fissa dimora, sono grato di poter lavorare con la scuola. Nel periodo delle cogestioni sono più a scuola oggi che ai miei tempi ed è bello incontrare giovani cazzari che un giorno potrebbero fare il mio stesso lavoro. Ridere è bellissimo, ma una risata può aiutare o ferire; la battuta è un’estrazione della sensibilità”.
Qual è stato il tuo percorso formativo?
“Ho iniziato a lavorare nei villaggi per pagarmi gli studi universitari, ho fatto la Scuola Teatro Arsenale. Poi quando ho capito che facevo ridere ho iniziato a provare fuori dai contesti protetti, ho iniziato a creare il primo spettacolo dove parole e musica stavano insieme perché per me la musica è sempre stata importante e nei miei spettacoli ho sempre avuto musicisti bravissimi”.

Cosa rappresenta il teatro per te? E in particolare il teatro comico?
“E’ una sospensione del tuo quotidiano perché ti ritrovi in una dimensione di riflessione collettiva, un’opportunità per confrontare idee, dubbi e sogni con qualcun altro. Il teatro è una forma di dialogo, compreso il monologo che interagisce con una parte di te che non conosci.
Il teatro comico è prendersi la libertà di dire quello che vuoi senza pagare dazio perché in fondo tutti ridono e quindi non ti tocca pagare attraverso denunce per oltraggio e rischiare la galera. Oggi però se fai una battuta sbagliata nei confronti di una persona importante ti arriva una richiesta di risarcimento danni da 10k”
Tu hai dato vita e volto al personaggio del “Signor Imbruttito” nel fenomeno web de “Il Milanese Imbruttito”, portando la comicità metropolitana a un nuovo livello di narrazione. Come è nato questo personaggio stereotipato del manager e del piccolo imprenditore milanese rampante e dal carattere decisamente bauscia?
“Questo è il figlio dell’idea di tre ragazzi: Marco De Crescenzo, Federico Marisio e Tommaso Pozza che, pur non essendo milanesi, nel 2013 aprirono il profilo facebook del Milanese Imbruttito che nasceva da una semplice ma geniale osservazione. Un personaggio che parla in modo strano, ma in realtà non sono i milanesi che parlano in modo strano. Sono frasi un po’ stereotipate, con un po’ in dialetto, che rappresentano un modo di dire: “se vedum”, “mollam”, “taac”, “sta su de doss”, “desciules”… sono frasi comportamentali, parole che ci identificano, rappresentano un’antropologia un po’ imbruttita: “Milano prima de vess una città, l’è una maniera de vivv”, “de fa quaranta rob in una volta”. Milano si identifica. Molti milanesi iniziarono a condividere i loro post e le loro esperienze dirette, con foto reali”.
E’ qui che nasce il sodalizio con Germano Lanzoni?
“Non subito. I tre ragazzi vedono Tony, il loro portinaio, in un video del “Terzo Segreto di Satira”, gruppo che fa satira sui social raccontando come si comportano gli elettori, piuttosto che i politici. Ed è Tony che nel 2014 fa incontrare i due collettivi perchè anche il Milanese Imbruttito aveva gli uffici nello stesso palazzo del “Terzo Segreto di Satira”. Da questo incontro nasce l’idea di dare un volto al loro personaggio. Io avevo tutte le caratteristiche: milanese tra i 40/45 anni, con un modo di parlare che calzava a pennello. Il primo video esce nel 2015”.
E fu subito boom?
“No, no. Abbiamo bussato alle porte di tutti i centri media per un anno senza successo ma eravamo convinti che stava cambiando qualcosa, perché oltre alla tradizionale ADV, stavano funzionando le prime community Facebook. Poi una società automotive decise di investire parte del suo budget di comunicazione nei nuovi social e noi realizziamo il primo video: “Il Milanese Imbruttito al volante”. Fu un boom clamoroso da un milione di visualizzazioni. Le piattaforme social come facebook iniziavano ad essere veri e propri media”
Il successo da cosa deriva?
“A Milano mancava una maschera. Il capoluogo lombardo ha sempre avuto tanti comici di successo, tante esperienze, ma mai una maschera. Il Milanese Imbruttito ha colmato questo vuoto”.
Dal web e dai social alle esperienze cinematografiche. Dopo “Si muore tutti democristiani” nel 2021 sul piccolo schermo è arrivato “Mollo tutto e apro un Chiringuito" e nel 2024 “Ricomincio da Taaac”?
“Il flusso del successo è temporale. Facebook è diventato il social dei genitori e i figli sono emigrati su Instagram e Tik Tok e così noi siamo passati dai video corti al cinema. Siamo entrati in un altro campionato che conoscevamo perché il “Terzo Segreto di Satira” esce dalla scuola del cinema e il suo obiettivo è quello di produrre progetti cinematografici”.
Da portavoce del teatro canzone milanese da ormai trent’anni e per celebrare la traduzione hai pubblicato anche un disco, disponibile sulle principali piattaforme streaming, dal titolo “Tanto vale lasciarsi andare… dai retta a un pirla”. Sei un artista multitasking…
“Il teatro comico milanese è teatro canzone, la scuola milanese si è sempre districata tra prosa e musica, allegria e malinconia, le canzoni sono tracce indelebili. E io sono nato con i maestri come Enzo Iannacci, Paolo Rossi, I Gufi… E’ stata una scelta naturale”.

“Con Fania mi integro benissimo, siamo due menti che si completano e l’ultimo libro racconta il valore delle relazioni ironiche, parliamo dell’umorismo relazionale che poi valorizziamo in HBE con l’obiettivo di cambiare il modo di vedere la risata, soprattutto a lavoro, dove viene contenuta, invece che utilizzata strategicamente per il successo collettivo.”.
Il ruolo di speaker ufficiale del Milan dove e quando nasce?
“A 26 anni mi sono dedicato a un altro sport, che è quello per il quale Massimo Boldi è stato escluso dal diventare tedoforo delle Olimpiadi. Prima di essere un appassionato di calcio ero un grande tifoso del basket, ero un sostenitore della Billy di Milano, oggi Armani. L’amore per il calcio è nato quando RDS, la radio per la quale lavoravo, è diventata partner del Milan. Avevo alle spalle tanta gavetta: villaggi, locali, percorso teatrale, cabaret, radio: avevo i tempi comici, la musicalità e venni notato da Laura Masi, direttrice marketing dei rossoneri che mi offrì questa opportunità che dura ancora. Essere la voce del Milan a San Siro”.
Oggi sei anche docente universitario e fondatore di HBE - humorbusiness.it
In questa esperienza parli di “umorismo relazionale” e di “ridere con”, un meccanismo umoristico inclusivo, che porta ad includere tutti nella risata, soprattutto la “vittima” della battuta. Il modello HBE è applicato prevalentemente nell’ambito aziendale, ma esistono anche progetti speciali: uno all’interno delle mura del carcere di San Vittore dove lavori con i ragazzi e le ragazze in detenzione sull’utilizzo dell’umorismo per raccontare la realtà…
“L’esperienza con HBE nasce dall’idea di utilizzare l’umorismo per costruire progetti, spettacoli, interventi, convention su misura soprattutto per le aziende. Siamo artigiani della comicità al servizio delle aziende. Questo mi ha permesso di lavorare con in contesti molto “seri” dove aveva senso valorizzare la consapevolezza dell’uso dell’ironia da parte del brand. HBE è un hub creativo che produce contenuti per le aziende che vogliono, ad esempio, alleggerire la loro comunicazione interna e renderla più efficace oppure agire nei team per migliorare comunicazione e collaborazione”.
L’interesse per il sociale invece dove nasce?
“Dal desiderio di restituire qualcosa alla mia comunità. Mi stimola molto lavorare con giovani che devono compiere un percorso di recupero, mi motiva aiutare chi si occupa dei senza fissa dimora, sono grato di poter lavorare con la scuola. Nel periodo delle cogestioni sono più a scuola oggi che ai miei tempi ed è bello incontrare giovani cazzari che un giorno potrebbero fare il mio stesso lavoro. Ridere è bellissimo, ma una risata può aiutare o ferire; la battuta è un’estrazione della sensibilità”.
Qual è stato il tuo percorso formativo?
“Ho iniziato a lavorare nei villaggi per pagarmi gli studi universitari, ho fatto la Scuola Teatro Arsenale. Poi quando ho capito che facevo ridere ho iniziato a provare fuori dai contesti protetti, ho iniziato a creare il primo spettacolo dove parole e musica stavano insieme perché per me la musica è sempre stata importante e nei miei spettacoli ho sempre avuto musicisti bravissimi”.
Martedì 12 maggio l’Auditorium di Casatenovo ospiterà “Di persona è un altro”, spettacolo scritto e interpretato da Germano Lanzoni insieme a Gianluca Beltrame e Orazio Attanasio, che lo accompagnano dal vivo con chitarra e voce.
Prodotto teatrale della durata di 100 minuti, “Di persona è un altro” si presenta come un percorso tra racconto e performance, in cui si alternano monologhi, canzoni e momenti di improvvisazione. Al centro, uno sguardo ironico e insieme lucido sulla quotidianità dell’uomo contemporaneo: le sue abitudini, le contraddizioni, i paradossi e le fragilità che emergono nel vivere di ogni giorno.
Il titolo stesso suggerisce il cuore dello spettacolo: la distanza, spesso sottile, tra identità e rappresentazione. Lanzoni costruisce una narrazione che attraversa questo scarto, muovendosi tra registri diversi con naturalezza e precisione, in un equilibrio continuo tra leggerezza e profondità.
Attore, comico e cabarettista, Lanzoni si definisce un “giullare contemporaneo”: una figura capace di oscillare tra i toni alti della poesia e la comicità più diretta, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione. Nel suo lavoro si riconoscono infatti richiami alla grande scuola milanese – da Dario Fo a Giorgio Gaber, fino a Enzo Jannacci e Paolo Rossi – riletta però in chiave contemporanea, con uno stile personale e riconoscibile.
Elemento distintivo dello spettacolo è la sua natura dinamica: la presenza dell’improvvisazione e il dialogo diretto con il pubblico rendono ogni replica diversa, trasformando la serata in un’esperienza unica. A sottolineare le atmosfere e a valorizzare i diversi quadri narrativi, la componente musicale affidata a Gianluca Beltrame e Orazio Attanasio, che accompagna e amplifica il racconto scenico.
L’evento è promosso dall’Associazione Fabio Sassi come iniziativa di raccolta fondi a sostegno delle proprie attività sul territorio. Lo spettacolo rappresenta un’occasione per coinvolgere la comunità in un momento condiviso, in cui la cultura e la partecipazione diventano strumenti concreti di sensibilizzazione e supporto ai progetti portati avanti dall’Associazione.
La serata rappresenta quindi non solo un appuntamento teatrale, ma anche un’occasione benefica di incontro e vicinanza che chiama a raccolta la cittadinanza.


















