Oggiono, truffò un'anziana: il giudice lo condanna a oltre due anni
Ha optato per il rito abbreviato e il processo a suo carico si è concluso con una condanna a due anni e due mesi di reclusione per truffa. Si è conclusa così la vicenda giudiziaria con protagonista C.G., il 36enne residente a Napoli arrestato lo scorso 16 aprile e chiamato a rispondere del reato di truffa aggravata ai danni di un’anziana di 87 anni residente a Oggiono.
La scelta del rito, formalizzata oggi dal difensore (l'avvocato Luca Gagliani del foro di Napoli, sostituito in aula dal collega lecchese Luigi Tancredi ndr), ha permesso all'imputato di definire la propria posizione giudiziaria, beneficiando dello sconto di un terzo della pena previsto dalla norma.
I fatti oggetto di procedimento risalgono alla mattinata del 16 aprile, quando il 36enne era stato sorpreso dai Carabinieri della Stazione di Oggiono – allertati da una segnalazione - con circa 10mila euro in contanti e una scatoletta di gioielli. Il bottino era poi risultato essere provento di un raggiro appena consumato: la vittima era stata convinta al telefono da falsi militari che il marito e il figlio fossero coinvolti in un’indagine per rapina. Mentre questi ultimi si recavano in Caserma, come suggerito dai malviventi, che continuavano a tenere l'anziana malcapitata occupata al telefono, C.G. si era presentato alla porta spacciandosi per un incaricato dell'Arma, intervenuto per prelevare valori e contanti.

L'uomo era stato intercettato poco dopo dai veri militari nei pressi di un bar, a pochi passi dall'abitazione delle vittime; sebbene inizialmente avesse tentato di giustificare il possesso delle banconote da 100 euro adducendo come scusa il suo recente trasferimento nel lecchese, era poi ''crollato'' confessando il reato.
Nel corso del giudizio per via direttissima svoltosi all'indomani dell'arresto, l'imputato aveva reso spontanee dichiarazioni per motivare il gesto: “Mi sono trovato in questa situazione perché sono ludopatico e ho debiti di gioco”, aveva affermato davanti al giudice, sostenendo di essere stato convinto da un conoscente per caso incontrato in un bar.
Sempre in sede di convalida, il vice procuratore onorario Mattia Mascaro aveva chiesto la custodia in carcere, ma il giudice del Tribunale di Lecco Gian Maria Marletti aveva disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, concedendo un termine a difesa in vista dell'udienza odierna.
Oggi, con la scelta del rito abbreviato, il giudice ha emesso la sentenza di condanna a due anni e due mesi: tuttavia non si esclude che al 36enne possa essere applicata una misura alternativa alla detenzione domiciliare. Per questo motivo l'avvocato Tancredi dovrà tornare a Palazzo di Giustizia il prossimo 7 luglio, sperando di ottenere per il proprio assistito un provvedimento meno afflittivo.
La scelta del rito, formalizzata oggi dal difensore (l'avvocato Luca Gagliani del foro di Napoli, sostituito in aula dal collega lecchese Luigi Tancredi ndr), ha permesso all'imputato di definire la propria posizione giudiziaria, beneficiando dello sconto di un terzo della pena previsto dalla norma.
I fatti oggetto di procedimento risalgono alla mattinata del 16 aprile, quando il 36enne era stato sorpreso dai Carabinieri della Stazione di Oggiono – allertati da una segnalazione - con circa 10mila euro in contanti e una scatoletta di gioielli. Il bottino era poi risultato essere provento di un raggiro appena consumato: la vittima era stata convinta al telefono da falsi militari che il marito e il figlio fossero coinvolti in un’indagine per rapina. Mentre questi ultimi si recavano in Caserma, come suggerito dai malviventi, che continuavano a tenere l'anziana malcapitata occupata al telefono, C.G. si era presentato alla porta spacciandosi per un incaricato dell'Arma, intervenuto per prelevare valori e contanti.

L'uomo era stato intercettato poco dopo dai veri militari nei pressi di un bar, a pochi passi dall'abitazione delle vittime; sebbene inizialmente avesse tentato di giustificare il possesso delle banconote da 100 euro adducendo come scusa il suo recente trasferimento nel lecchese, era poi ''crollato'' confessando il reato.
Nel corso del giudizio per via direttissima svoltosi all'indomani dell'arresto, l'imputato aveva reso spontanee dichiarazioni per motivare il gesto: “Mi sono trovato in questa situazione perché sono ludopatico e ho debiti di gioco”, aveva affermato davanti al giudice, sostenendo di essere stato convinto da un conoscente per caso incontrato in un bar.
Sempre in sede di convalida, il vice procuratore onorario Mattia Mascaro aveva chiesto la custodia in carcere, ma il giudice del Tribunale di Lecco Gian Maria Marletti aveva disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, concedendo un termine a difesa in vista dell'udienza odierna.
Oggi, con la scelta del rito abbreviato, il giudice ha emesso la sentenza di condanna a due anni e due mesi: tuttavia non si esclude che al 36enne possa essere applicata una misura alternativa alla detenzione domiciliare. Per questo motivo l'avvocato Tancredi dovrà tornare a Palazzo di Giustizia il prossimo 7 luglio, sperando di ottenere per il proprio assistito un provvedimento meno afflittivo.
F.F.


















