Casatenovo: weekend dedicato al Manzoni con la Pro Loco
Le radici della Monaca di Monza affondano nella storia della Brianza e lo scorso fine settimana la Pro Loco di Casatenovo ne ha rivendicato l’eredità culturale.

In occasione del 450esimo anniversario della nascita di Marianna De Leyva – la Gertrude di Manzoni – dall’8 al 10 maggio presso Villa Mariani si sono tenute molteplici iniziative volte ad analizzare il dualismo tra la sua figura storica e la costruzione poetica offerta dall’autore milanese. Attraverso l'analisi dei segreti e delle ‘sventurate’ risposte che segnarono il destino della Monaca, l'evento ha offerto una lezione di storia vissuta che va ben oltre le pagine del romanzo.


''Già tre anni fa abbiamo proposto un ciclo di incontri sulla figura di Alessandro Manzoni per i 150 anni dalla sua morte, concentrandoci sul rapporto dei Promessi Sposi con il nostro territorio. Quest’anno abbiamo voluto porre l’attenzione sulla Monaca di Monza e analizzare il silenzio che la caratterizza per tutto il romanzo, restituendole così quella voce di cui è stata privata'' hanno raccontato alcuni volontari della Pro Loco.


Proprio il silenzio è stato l’elemento centrale della prima serata letteraria intitolata ''Il silenzio di Gertrude'', a cura di Stefania Baragetti, docente di Letteratura italiana moderna presso l’Università degli Studi di Milano. Un incontro che ha messo a confronto i cinque capitoli dedicati a Gertrude nel Fermo e Lucia, la prima stesura dell’opera manzoniana, e i due rimanenti nell’edizione finale, sottolineando in entrambi i testi la natura infelice e sciagurata della figura femminile.


L’analisi della professoressa ha permesso ai presenti di riscoprire una De Leyva più complessa, vittima di un sistema familiare e sociale oppressivo che la condannò a una morte civile ben prima di quella fisica.


La seconda serata ha visto come protagonisti la docente e attrice Lilli Valcepina e il giornalista e drammaturgo Gianluca Favetto, in uno spettacolo teatrale intitolato ''Io Sono Qui - LaMonacadiMonza''. Attraverso un intenso monologo, prendendo spunto dagli atti del processo che coinvolsero De Leyva e il nobile Gian Paolo Osio, Gertrude ha avuto finalmente modo di presentarsi e di rappresentarsi, discutendo con sé stessa, cercando di capirsi e ricucendo le parti della sua anima in un’unica voce.


Durante tutta la durata dell’evento è stato inoltre possibile visitare la mostra sulla figura di Osio, nel romanzo Egidio, curata da Paolo Cazzaniga in collaborazione con la Biblioteca Civica di Usmate. Il signorotto di Usmate Velate, accusato di omicidio, fuggì da Monza e trascinò con sé fino a queste terre, con tragico epilogo, due converse del convento di S.Margherita che erano a conoscenza della sua tresca con la Monaca di Monza.


Se nel romanzo si intuisce il coinvolgimento di Egidio in vicende giudiziarie, nelle cronache storiche emerge chiaramente la sua colpevolezza e la sua condanna a morte, che però non fu eseguita. Maria Virginia De Leyva invece fu condannata alla carcerazione perpetua nel monastero di Santa Valeria di Milano, in una piccola cella la cui porta su murata. Venne poi liberata nel 1622, dopo oltre tredici anni di reclusione.


A suggellare il successo della manifestazione è stato il pranzo della domenica, dove il risotto con la luganega monzese dell’Azienda Agricola Porrinetti ha riportato i presenti a una dimensione di serena quotidianità. Se Gertrude era stata privata della parola per secoli, Casatenovo è riuscita, per un intero fine settimana, a trasformare quel silenzio in un coro di riflessioni, riscoprendo dietro il mito letterario la complessa umanità di Marianna De Leyva.

Alcuni dei volontari della Pro Loco che hanno organizzato il weekend dedicato al Manzoni
In occasione del 450esimo anniversario della nascita di Marianna De Leyva – la Gertrude di Manzoni – dall’8 al 10 maggio presso Villa Mariani si sono tenute molteplici iniziative volte ad analizzare il dualismo tra la sua figura storica e la costruzione poetica offerta dall’autore milanese. Attraverso l'analisi dei segreti e delle ‘sventurate’ risposte che segnarono il destino della Monaca, l'evento ha offerto una lezione di storia vissuta che va ben oltre le pagine del romanzo.


''Già tre anni fa abbiamo proposto un ciclo di incontri sulla figura di Alessandro Manzoni per i 150 anni dalla sua morte, concentrandoci sul rapporto dei Promessi Sposi con il nostro territorio. Quest’anno abbiamo voluto porre l’attenzione sulla Monaca di Monza e analizzare il silenzio che la caratterizza per tutto il romanzo, restituendole così quella voce di cui è stata privata'' hanno raccontato alcuni volontari della Pro Loco.


Proprio il silenzio è stato l’elemento centrale della prima serata letteraria intitolata ''Il silenzio di Gertrude'', a cura di Stefania Baragetti, docente di Letteratura italiana moderna presso l’Università degli Studi di Milano. Un incontro che ha messo a confronto i cinque capitoli dedicati a Gertrude nel Fermo e Lucia, la prima stesura dell’opera manzoniana, e i due rimanenti nell’edizione finale, sottolineando in entrambi i testi la natura infelice e sciagurata della figura femminile.


L’analisi della professoressa ha permesso ai presenti di riscoprire una De Leyva più complessa, vittima di un sistema familiare e sociale oppressivo che la condannò a una morte civile ben prima di quella fisica.


La seconda serata ha visto come protagonisti la docente e attrice Lilli Valcepina e il giornalista e drammaturgo Gianluca Favetto, in uno spettacolo teatrale intitolato ''Io Sono Qui - LaMonacadiMonza''. Attraverso un intenso monologo, prendendo spunto dagli atti del processo che coinvolsero De Leyva e il nobile Gian Paolo Osio, Gertrude ha avuto finalmente modo di presentarsi e di rappresentarsi, discutendo con sé stessa, cercando di capirsi e ricucendo le parti della sua anima in un’unica voce.


Durante tutta la durata dell’evento è stato inoltre possibile visitare la mostra sulla figura di Osio, nel romanzo Egidio, curata da Paolo Cazzaniga in collaborazione con la Biblioteca Civica di Usmate. Il signorotto di Usmate Velate, accusato di omicidio, fuggì da Monza e trascinò con sé fino a queste terre, con tragico epilogo, due converse del convento di S.Margherita che erano a conoscenza della sua tresca con la Monaca di Monza.


Se nel romanzo si intuisce il coinvolgimento di Egidio in vicende giudiziarie, nelle cronache storiche emerge chiaramente la sua colpevolezza e la sua condanna a morte, che però non fu eseguita. Maria Virginia De Leyva invece fu condannata alla carcerazione perpetua nel monastero di Santa Valeria di Milano, in una piccola cella la cui porta su murata. Venne poi liberata nel 1622, dopo oltre tredici anni di reclusione.


A suggellare il successo della manifestazione è stato il pranzo della domenica, dove il risotto con la luganega monzese dell’Azienda Agricola Porrinetti ha riportato i presenti a una dimensione di serena quotidianità. Se Gertrude era stata privata della parola per secoli, Casatenovo è riuscita, per un intero fine settimana, a trasformare quel silenzio in un coro di riflessioni, riscoprendo dietro il mito letterario la complessa umanità di Marianna De Leyva.
C.Fu.


















