Ma veramente possiamo fare poco o nulla?
Sempre sulla falsariga di lasciar un po' decantare gli eventi: se ci fosse, come c'è, una qualche “lezione” da trarre rispetto agli avvenimenti di quest'ultimo periodo , quella relativa agli effetti dell'ultimo passaggio referendario mi sembrerebbe una di quelle più fondate.
Più che in sé stesso e sulla sua materia specifica, comunque tutt'altro che trascurabile, quello che a parer mio è il risultato strutturalmente più significativo è quell'aver ribaltato, da parte soprattutto dei giovani, quella forma di generale apatia se non di lontananza dalla Politica (quella con la p minuscola ma purtroppo anche quella con la P maiuscola) che aveva connotato le pur verosimili previsioni sui risultati, del resto supportate dagli immancabili sondaggi, peraltro spesso perlomeno imprecisi.
Da lì, guarda caso, si è poi sviluppato una specie di piano inclinato verso il basso che a visto repentinamente ma anche progressivamente mutare il quadro politico e calare significativamente il consenso al Governo sino a quel momento apparentemente granitico.
Senza voler entrare anche per esigenze di sintesi nei particolari, oggettivamente non si può non registrare questo inaspettato ( non da me) cambiamento, quasi una svolta. Non a caso appena prima si dava ancora per scontata l'intangibile durata del Governo Meloni e non pochi azzardavano addirittura un suo proseguimento ad altre legislature. Invece ecco ora nel GCM l'immancabile tentativo più o meno palese di riposizionamento e riciclo da parte dei vari “pensatori- maggiordomi” sempre pronti a mutare “orientamenti” ….
Come pure analoga costatazione non può non doversi rilevare anche nel più vasto mondo internazionale riguardo la vistosa perdita di consenso sia di una presunta leader ship Usa che di quella Israeliana (e purtroppo di gran parte della sua popolazione) rispetto ai loro annessi e connessi prepotenti tentativi egemonici.
La domanda da porsi mi sembrerebbe allora questa: cosa ha particolarmente contribuito a generare questo mutato quadro che a mio parere si poteva invece realisticamente prevedere (avevo convintamente scommesso con alcuni amici sulla vittoria dei NO al referendum)?
Molti si sono interrogati sulle varie cause convergenti all'origine di tutto ciò ma quella principale, a mio modesto parere, non può non identificarsi in un rinnovato slancio (ripeto specie del mondo giovanile ma direi più in generale degli sfiduciati nell'attuale cosiddetta classe dirigente) di partecipazione attiva “dal basso”, forse pure in parte inconsapevole della propria potenza di condizionamento, ma non certo solo magicamente determinata.
Una viva e reale partecipazione certo relativa alla più che delicata questione referendaria ma forse ancor più derivata dall'aver ormai toccato il fondo di una autolesiva rassegnazione alimentata da una pericolosa forma di solo apparente impotenza.
La stessa ad esempio rappresentata dalla reazione popolare all'inumana situazione prodotta in Medioriente ed in particolare a Gaza che ha trovato una concreta espressione “dal basso” nel vasto movimento della Flotilla, alla faccia dei vari tentativi del Potere di affossarne etica ed azione.
Come dire che molto dipende, come sempre, oltre che dalle leadership e dalle élite, dalla consapevolezza che le Genti possano e debbano “sporcarsi le mani” e che, in caso contrario, si corra in qualche modo pure il rischio di diventare contemporaneamente vittime e co-artefici di un sistema ingiusto.
Certo da soli non si può fare granché ma per agire, superando il senso di impotenza, basterebbe ricordarsi il vecchio e tutt'altro che utopistico motto “L'unione fa la forza!”.
Come è certo che poi ognuno possa impegnarsi in tal senso nelle forme e modalità che ritiene più congegnali, ma pur sempre convergenti, scuotendosi da uno “Status quo” tipico di questo sistema non a caso basato su Acquiescenza, Individualismo e Mercificazione.
La differenza la può fare ognuno di noi coalizzandosi con altri, visto che sempre più in tanti avvertiamo il non senso di questo sistema le cui migliori alleate sono proprio il senso di impotenza e la rassegnazione all'Ingiustizia.
Altro che il “non posso/possiamo fare nulla”!
Forse occorre pure riattivare quello che un Papa “pacatamente determinato” come Leone XIV, in particolare sulla scia di Francesco e la sua denuncia della “globalizzazione dell'indifferenza”, ha appena definito come “ il rischio della scomparsa della compassione e la sfida all'apatia”. https://share.google/VuQ4pcVvK9ZJ7FZXP
E non sembra casuale che tali affermazioni siano calate in un contesto di dialogo interreligioso dove il Papa ricorda il valore condiviso della compassione nelle tradizioni cristiana e musulmana.
L'abbiano ben presente coloro che ad ogni pie' sospinto e in forme più o meno esplicite cavalcano (campioni di ippica?!) spesso strumentalmente le differenze religiose a fini elettorali.
Più che in sé stesso e sulla sua materia specifica, comunque tutt'altro che trascurabile, quello che a parer mio è il risultato strutturalmente più significativo è quell'aver ribaltato, da parte soprattutto dei giovani, quella forma di generale apatia se non di lontananza dalla Politica (quella con la p minuscola ma purtroppo anche quella con la P maiuscola) che aveva connotato le pur verosimili previsioni sui risultati, del resto supportate dagli immancabili sondaggi, peraltro spesso perlomeno imprecisi.
Da lì, guarda caso, si è poi sviluppato una specie di piano inclinato verso il basso che a visto repentinamente ma anche progressivamente mutare il quadro politico e calare significativamente il consenso al Governo sino a quel momento apparentemente granitico.
Senza voler entrare anche per esigenze di sintesi nei particolari, oggettivamente non si può non registrare questo inaspettato ( non da me) cambiamento, quasi una svolta. Non a caso appena prima si dava ancora per scontata l'intangibile durata del Governo Meloni e non pochi azzardavano addirittura un suo proseguimento ad altre legislature. Invece ecco ora nel GCM l'immancabile tentativo più o meno palese di riposizionamento e riciclo da parte dei vari “pensatori- maggiordomi” sempre pronti a mutare “orientamenti” ….
Come pure analoga costatazione non può non doversi rilevare anche nel più vasto mondo internazionale riguardo la vistosa perdita di consenso sia di una presunta leader ship Usa che di quella Israeliana (e purtroppo di gran parte della sua popolazione) rispetto ai loro annessi e connessi prepotenti tentativi egemonici.
La domanda da porsi mi sembrerebbe allora questa: cosa ha particolarmente contribuito a generare questo mutato quadro che a mio parere si poteva invece realisticamente prevedere (avevo convintamente scommesso con alcuni amici sulla vittoria dei NO al referendum)?
Molti si sono interrogati sulle varie cause convergenti all'origine di tutto ciò ma quella principale, a mio modesto parere, non può non identificarsi in un rinnovato slancio (ripeto specie del mondo giovanile ma direi più in generale degli sfiduciati nell'attuale cosiddetta classe dirigente) di partecipazione attiva “dal basso”, forse pure in parte inconsapevole della propria potenza di condizionamento, ma non certo solo magicamente determinata.
Una viva e reale partecipazione certo relativa alla più che delicata questione referendaria ma forse ancor più derivata dall'aver ormai toccato il fondo di una autolesiva rassegnazione alimentata da una pericolosa forma di solo apparente impotenza.
La stessa ad esempio rappresentata dalla reazione popolare all'inumana situazione prodotta in Medioriente ed in particolare a Gaza che ha trovato una concreta espressione “dal basso” nel vasto movimento della Flotilla, alla faccia dei vari tentativi del Potere di affossarne etica ed azione.
Come dire che molto dipende, come sempre, oltre che dalle leadership e dalle élite, dalla consapevolezza che le Genti possano e debbano “sporcarsi le mani” e che, in caso contrario, si corra in qualche modo pure il rischio di diventare contemporaneamente vittime e co-artefici di un sistema ingiusto.
Certo da soli non si può fare granché ma per agire, superando il senso di impotenza, basterebbe ricordarsi il vecchio e tutt'altro che utopistico motto “L'unione fa la forza!”.
Come è certo che poi ognuno possa impegnarsi in tal senso nelle forme e modalità che ritiene più congegnali, ma pur sempre convergenti, scuotendosi da uno “Status quo” tipico di questo sistema non a caso basato su Acquiescenza, Individualismo e Mercificazione.
La differenza la può fare ognuno di noi coalizzandosi con altri, visto che sempre più in tanti avvertiamo il non senso di questo sistema le cui migliori alleate sono proprio il senso di impotenza e la rassegnazione all'Ingiustizia.
Altro che il “non posso/possiamo fare nulla”!
Forse occorre pure riattivare quello che un Papa “pacatamente determinato” come Leone XIV, in particolare sulla scia di Francesco e la sua denuncia della “globalizzazione dell'indifferenza”, ha appena definito come “ il rischio della scomparsa della compassione e la sfida all'apatia”. https://share.google/VuQ4pcVvK9ZJ7FZXP
E non sembra casuale che tali affermazioni siano calate in un contesto di dialogo interreligioso dove il Papa ricorda il valore condiviso della compassione nelle tradizioni cristiana e musulmana.
L'abbiano ben presente coloro che ad ogni pie' sospinto e in forme più o meno esplicite cavalcano (campioni di ippica?!) spesso strumentalmente le differenze religiose a fini elettorali.
Germano Bosisio



















