Annone: la famiglia al centro dell'iniziativa ospitata a Villa Cabella
Famiglie in Festa ieri, ad Annone Brianza, che ha ospitato un'intera giornata dedicata alla preghiera e alla condivisione. Nel parco di Villa Cabella è stata celebrata la messa delle 10.30 e tutte le attività organizzate per il pomeriggio.

Al termine della liturgia è intervenuto il sindaco di Annone, Luca Marsigli, che ha ringraziato la comunità pastorale di Annone, Oggiono, Imberido ed Ello per aver scelto il proprio Comune per quest'iniziativa proposta all'intera Zona di Lecco. Ha inoltre ringraziato anche i sindaci di Oggiono ed Ello, rispettivamente Chiara Narciso e Elena Pirovano, presenti tra il pubblico: "La famiglia è un nucleo costante che si rigenera e che crea comunità".


Tutta la comunità si è poi fermata ad ascoltare la testimonianza di Annalisa, Flavio e don Gabriele Lovati, che hanno portato la loro esperienza di famiglia missionaria a kilometro zero. I due coniugi hanno raccontato innanzitutto come si sono conosciuti e innamorati, fino al momento del matrimonio e della costruzione della loro famiglia con due figli di 11 e 7 anni.


Annalisa conosceva già don Gabriele prima di incontrare il marito Flavio in una missione e, per questo motivo, non l'ha mai visto solo come un prete, ma come un amico e un confidente: "Questo prenderci cura l'uno degli altri ci ha segnati profondamente nel nostro cammino di vita, fino a quando, nel periodo del Covid-19, un periodo veramente molto forte, abbiamo sentito Gesù molto vicino a noi e questo ci ha legato molto".


Questa amicizia è stata vissuta anche da Flavio in modo così autentico e sincero da portare la coppia ad accettare la proposta di Gabriele di una famiglia a kilometro zero. Questa esperienza comprende il vivere tutti insieme in una comunità, con bambini, giovani e famiglie: "La cosa che più mi ha sorpreso è che non abbiamo fatto per nulla fatica a vivere con persone che non conoscevamo, e neanche i nostri figli". Annalisa ha raccontato che questo modo di vivere era ciò che aveva sempre sognato per sé e per la sua famiglia.


"Ci siamo messi a disposizione della diocesi quasi subito. Avevamo sempre pensato di volere una famiglia e una casa aperta, in cui amici e parenti potessero fermarsi per mangiare o per dormire. Un mutuo per una casa così grande non potevamo permettercelo, dunque siamo ricaduti sull'affitto, ma non bastava. Vivere in comunità ha soddisfatto tutte le nostre aspettative di famiglia e di vita. Quest'iniziativa nasce una dozzina di anni fa, con alcune famiglie che, tornando in diocesi dopo una missione, hanno capito che non volevano rinchiudersi nel loro appartamento e decidono di diventare missionari nella propria comunità (a kilometro zero, appunto). È un ambiente che fa bene a noi e agli altri, ed è proprio ciò che ci ha portato a prendere questa scelta".


Annalisa ha specificato anche l'importanza dei giovani in queste comunità: "Ci siamo accorti in questo anno di cosa significhi essere adulti, genitori, dentro una comunità di famiglie e giovani. I giovani oggi non hanno bisogno di adulti che ricoprano dei ruoli, ma hanno bisogno di adulti che stiano con loro". Annalisa e Flavio vivono ora con don Gabriele, che per loro ha sempre fatto parte della loro famiglia, motivo per cui non accusano la difficoltà di vivere con lui, anzi riterrebbero strano NON stare con lui in casa: "Vivere con un prete non è per niente fastidioso per noi, anzi non concepiamo il non vivere con lui. Come famiglia dico che il donarsi di Gabriele è unico: è un dono gratuito. Non lo fa per un proprio tornaconto, lui pensa solo a donare Gesù attraverso ciò che vive e ciò che fa. Il donarsi agli altri è rigenerante, perché è un qualcosa che dona tanto anche a noi stessi".


Anche don Gabriele ha voluto raccontare l'esperienza dal proprio punto di vista e ha enfatizzato come, per lui, questo vivere in famiglia abbia cambiato di molto il suo modo di vedere il mondo e Dio stesso: "Per alcuni io sono sempre il don, mentre invece per loro sono solo Gabriele, sono parte della loro famiglia. Da prete non è facile custodire certe amicizie e mi rendo conto che stare a contatto con loro mi dà uno squarcio sulla vita familiare che prima non avevo. Grazie a loro ho avuto la possibilità di vivere certe situazioni, come la stanchezza a fine giornata e la difficoltà di gestire i figli, e non solo di sentirle raccontare. Mi arricchisce tantissimo questa condizione, anche nel modo in cui leggo la Bibbia: ora lo faccio con occhi diversi, con occhi non solo da prete, ma anche da uomo che fa parte di una famiglia".

Al termine della liturgia è intervenuto il sindaco di Annone, Luca Marsigli, che ha ringraziato la comunità pastorale di Annone, Oggiono, Imberido ed Ello per aver scelto il proprio Comune per quest'iniziativa proposta all'intera Zona di Lecco. Ha inoltre ringraziato anche i sindaci di Oggiono ed Ello, rispettivamente Chiara Narciso e Elena Pirovano, presenti tra il pubblico: "La famiglia è un nucleo costante che si rigenera e che crea comunità".


Al microfono il sindaco di Annone, Luca Marsigli
Tutta la comunità si è poi fermata ad ascoltare la testimonianza di Annalisa, Flavio e don Gabriele Lovati, che hanno portato la loro esperienza di famiglia missionaria a kilometro zero. I due coniugi hanno raccontato innanzitutto come si sono conosciuti e innamorati, fino al momento del matrimonio e della costruzione della loro famiglia con due figli di 11 e 7 anni.


Annalisa, Flavio e don Gabriele durante la loro testimonianza
Annalisa conosceva già don Gabriele prima di incontrare il marito Flavio in una missione e, per questo motivo, non l'ha mai visto solo come un prete, ma come un amico e un confidente: "Questo prenderci cura l'uno degli altri ci ha segnati profondamente nel nostro cammino di vita, fino a quando, nel periodo del Covid-19, un periodo veramente molto forte, abbiamo sentito Gesù molto vicino a noi e questo ci ha legato molto".


Questa amicizia è stata vissuta anche da Flavio in modo così autentico e sincero da portare la coppia ad accettare la proposta di Gabriele di una famiglia a kilometro zero. Questa esperienza comprende il vivere tutti insieme in una comunità, con bambini, giovani e famiglie: "La cosa che più mi ha sorpreso è che non abbiamo fatto per nulla fatica a vivere con persone che non conoscevamo, e neanche i nostri figli". Annalisa ha raccontato che questo modo di vivere era ciò che aveva sempre sognato per sé e per la sua famiglia.


"Ci siamo messi a disposizione della diocesi quasi subito. Avevamo sempre pensato di volere una famiglia e una casa aperta, in cui amici e parenti potessero fermarsi per mangiare o per dormire. Un mutuo per una casa così grande non potevamo permettercelo, dunque siamo ricaduti sull'affitto, ma non bastava. Vivere in comunità ha soddisfatto tutte le nostre aspettative di famiglia e di vita. Quest'iniziativa nasce una dozzina di anni fa, con alcune famiglie che, tornando in diocesi dopo una missione, hanno capito che non volevano rinchiudersi nel loro appartamento e decidono di diventare missionari nella propria comunità (a kilometro zero, appunto). È un ambiente che fa bene a noi e agli altri, ed è proprio ciò che ci ha portato a prendere questa scelta".


Annalisa ha specificato anche l'importanza dei giovani in queste comunità: "Ci siamo accorti in questo anno di cosa significhi essere adulti, genitori, dentro una comunità di famiglie e giovani. I giovani oggi non hanno bisogno di adulti che ricoprano dei ruoli, ma hanno bisogno di adulti che stiano con loro". Annalisa e Flavio vivono ora con don Gabriele, che per loro ha sempre fatto parte della loro famiglia, motivo per cui non accusano la difficoltà di vivere con lui, anzi riterrebbero strano NON stare con lui in casa: "Vivere con un prete non è per niente fastidioso per noi, anzi non concepiamo il non vivere con lui. Come famiglia dico che il donarsi di Gabriele è unico: è un dono gratuito. Non lo fa per un proprio tornaconto, lui pensa solo a donare Gesù attraverso ciò che vive e ciò che fa. Il donarsi agli altri è rigenerante, perché è un qualcosa che dona tanto anche a noi stessi".


Anche don Gabriele ha voluto raccontare l'esperienza dal proprio punto di vista e ha enfatizzato come, per lui, questo vivere in famiglia abbia cambiato di molto il suo modo di vedere il mondo e Dio stesso: "Per alcuni io sono sempre il don, mentre invece per loro sono solo Gabriele, sono parte della loro famiglia. Da prete non è facile custodire certe amicizie e mi rendo conto che stare a contatto con loro mi dà uno squarcio sulla vita familiare che prima non avevo. Grazie a loro ho avuto la possibilità di vivere certe situazioni, come la stanchezza a fine giornata e la difficoltà di gestire i figli, e non solo di sentirle raccontare. Mi arricchisce tantissimo questa condizione, anche nel modo in cui leggo la Bibbia: ora lo faccio con occhi diversi, con occhi non solo da prete, ma anche da uomo che fa parte di una famiglia".
G.I.


















